“La deforestazione e il degrado forestale incalzano a un ritmo allarmante. Secondo le stime dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), tra il 1990 e il 2020 sono scomparsi 420 milioni di ettari di foreste..."
Ferro e acciaio, alluminio, cemento, fertilizzanti, elettricità e idrogeno: questi i settori, ad oggi, soggetti all’applicazione del Regolamento 956/2023 ovverosia al CBAM, la normativa di adeguamento del prezzo del carbonio alla frontiera nata per contrastare l’allocazione delle produzioni verso Paesi che non hanno sistemi di produzione green...
La Direttiva UE 2022/2464, nota come Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), è uno degli strumenti centrali della strategia dell’Unione Europea per promuovere la finanza sostenibile e migliorare la trasparenza delle imprese sugli impatti ambientali, sociali e di governance (ESG).
Era il non lontano 11 dicembre 2019 quando la Commissione europea annunciava il Green Deal, ovverosia l’insieme delle strategie per fare del nostro continente il primo al mondo a impatto climatico zero entro il 2050 con benefici ricadenti sull’economia, sulla salute e qualità della vita delle persone e tutelando, al contempo, la natura.
Il 29 gennaio u.s. la Commissione europea ha presentato una propria comunicazione diretta al Parlamento europeo e ad altri soggetti istituzionali relativamente alla “bussola per la competitività dell’UE”.
Le Configurazioni di Autoconsumo per la Condivisione dell’Energia Rinnovabile (dette anche CACER) includono configurazioni fondamentali per la transizione energetica e talvolta incentivate (come, ad esempio, le tanto discusse Comunità Energetiche).
Questo articolo inizia a inquadrare la “nuova versione” di queste configurazioni.
Oggigiorno vi sono vari modelli di business che permettono di ottenere in modo vantaggioso energia da fonti rinnovabili, quali le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) e i Power Purchase Agreement (PPA). Quest’ultimi, in particolare, sono soluzioni innovative e particolarmente interessanti per le imprese, ma purtroppo ancora poco comuni in Italia.
20 giugno 2019: è questa la data in cui il Consiglio europeo invita la Commissione “a portare avanti i lavori per quanto riguarda le condizioni, gli incentivi e il quadro favorevole da predisporre in modo da assicurare una transizione verso un’UE a impatto climatico zero, in linea con l’accordo di Parigi..."
Questo articolo vuole fornire alcuni dati e spunti di riflessione relativamente alla produzione globale di tecnologie per l’energia pulita (quali pannelli solari, turbine eoliche, batterie per veicoli elettrici, elettrolizzatori per idrogeno, pompe di calore, …) e alle loro catene di approvvigionamento.
Alla Camera dei deputati è stata presentata una nuova proposta di legge per l’introduzione di disposizioni in materia di contrasto agli illeciti agro-alimentari (atto Camera n. 1004).
L’attuale momento storico pone ancora più al centro il tema dell’energia.
Ciò implica che (anche) la rete elettrica deve essere in grado di sostenere la progressiva decarbonizzazione e una sempre maggiore integrazione delle rinnovabili, garantendo al tempo stesso efficienza e sicurezza degli approvvigionamenti.
Lo status quo del motore a combustione interna, che non ha rivali da oltre un secolo, sta cambiando: secondo un’analisi dell’IEA (l’International Energy Agency), l’elettrificazione dell’industria automobilistica globale è destinata a evitare 5 milioni di barili di petrolio al giorno entro il 2030.
Le Comunità Energetiche sono assetti che rappresentano una delle leve abilitanti il processo di transizione energetica, in quanto favoriscono sia la diffusione delle fonti rinnovabili sia il setup di sistemi di generazione e consumo distribuiti.
Con un tweet di marzo 2020, la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen riassumeva in poche righe tutta l'importanza di progredire nella parità di genere all'interno dell'Unione Europea (e a livello globale) a partire da una situazione tutt'altro che idilliaca.
Quando si parla di corporate governance aziendale, si intende il sistema mediante il quale le società e le imprese sono gestite. Si tratta dell'insieme di regole giuridiche e non giuridiche che disciplinano i rapporti tra tutte le figure che partecipano alle attività di un'azienda, principalmente quelle con potere decisionale e responsabilità.
Così come per molti ambiti del nostro quotidiano vivere, anche per il settore energetico emerge la necessità di coniugare sempre meglio fra loro le leve tecnologiche e comportamentali, così da puntare a un progresso basato su uno sviluppo veramente sostenibile.
Si è chiusa il 12 dicembre 2022 la consultazione pubblica indetta dal Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) sullo schema di decreto per le comunità energetiche rinnovabili (CER), alla quale sono stati chiamati a partecipare i cittadini, le imprese, i consumatori, tutti gli attori istituzionali e gli interlocutori di riferimento in campo ambientale.
Come noto, il termine ESG è l’acronimo di Environment, Social e Governance, le tre direttrici principali per poter costruire un’economia e un’attività sostenibile e stabile. Alle aziende e alle società oggi, per essere competitive, è richiesto di sviluppare il proprio business nel rispetto di questi criteri per poter portare benefici anche alla collettività, ma soprattutto poterlo dimostrare anche all’esterno.
Se la legge della Regione Veneto n. 17 del 19 luglio 2022, in tema di impianti fotovoltaici con moduli ubicati a terra, rappresenti un buon equilibrio tra la necessità, oggi più che mai impellente, di incrementare la produzione di energia da fonti rinnovabili al fine di procedere spediti lungo il sentiero della transizione ecologica e l’esigenza di preservare il suolo agricolo, quale risorsa limitata e non rinnovabile, solo il tempo potrà rivelarlo.
Presentato dalla Commissione europea a novembre 2016 e approvato nella sua più recente versione a giugno 2019, il Clean Energy for all Europeans Package comprende diverse misure volte a promuovere il ruolo attivo dei consumatori nell’ambito della transizione energetica.
Il legislatore italiano è da poco intervenuto per adeguarsi alle previsioni europee sull’accesso al credito per le imprese sociali e i venture capital.
Il cambiamento climatico continua a farsi sentire e impatta fortemente anche sull’economia.
La siccità e l’assenza di precipitazioni che sta colpendo quest’anno il nostro Paese, ma più in generale il nostro Pianeta, sta provocando ingenti danni, in particolare al settore dell’agricoltura, e, più in generale, ad ogni area produttiva.
Alle imprese, per essere competitive, è oggi richiesto di sviluppare un modello di business che sia in grado di contribuire alla crescita del benessere socio-economico delle comunità. Azionisti, finanziatori, clienti, fornitori, dipendenti sono sempre più interessati ad informazioni riguardanti la sostenibilità dell'impresa, in termini di risultati sociali ed ambientali generati dalla stessa nello svolgimento delle proprie attività, in grado di migliorarne la reputazione.
Approvata dalla Camera, la proposta di legge “Norme per la valorizzazione e la promozione dei prodotti agricoli e alimentari provenienti da filiera corta, a chilometro zero”, vuole offrire alle micro e piccole aziende agricole un’opportunità commerciale alternativa e non concorrenziale al canale retail.
In data 8 febbraio 2022 la Camera dei deputati ha definitivamente approvato la proposta di legge costituzionale che ha modificato gli articoli 9 e 41 della nostra Carta fondamentale, inserendo la tutela dell’ambiente tra i principi cardine dell’ordinamento italiano.
La legge n. 25 del 28 marzo scorso, pubblicata lo stesso giorno nella Gazzetta Ufficiale n. 73 ed in vigore dal giorno successivo, stanzia 50 milioni di euro per la suinicoltura e 40 milioni di euro per il “Fondo per lo sviluppo ed il sostegno delle filiere agricole, della pesca e dell'acquacoltura”a sostegno degli operatori della filiera avicola.
L’idea di economia circolare nasce dalla consapevolezza che il modello di sviluppo economico, che per anni ha governato la nostra economia, basato sul costante utilizzo di nuove materie prime ai fini della produzione di nuovi beni, non è un modello sostenibile per il nostro pianeta.
La recente crisi geopolitica ha esacerbato alcune delle criticità strutturali che caratterizzano il settore energetico nazionale ed europeo, determinando un (momentaneo?) ripensamento delle priorità che ne guidano l’evoluzione: ieri decarbonizzazione, oggi indipendenza energetica.
In lavorazione dal 2018 e approvato definitivamente alla Camera il 9 febbraio scorso, il TU sul biologico si pone quale sintesi ragionata della regolamentazione preesistente e frammentata di questa pratica di produzione agricola. Grazie alla crescente richiesta da parte dei consumatori di cibi green e più salutari, la disciplina tocca ogni ambito e settore agroalimentare per preservare la fiducia di chi compra e la qualità del prodotto.
Sgravi fiscali e prestiti agevolati per i coltivatori diretti, soprattutto se under 40 e del gentil sesso, fondi per ossigenare le filiere minori, ma anche finanziamenti per la promozione dei prodotti tipici e artigianali e per l’impulso all’internazionalizzazione delle PMI che investono nell’innovazione green e digitale.
Dopo due anni dall’entrata in vigore della direttiva UE 2019/633, anche l’Italia si è allineata alla nuova disciplina in materia di accordi per la commercializzazione dei prodotti agricoli che dovrebbe porre fine alla posizione di forza dei grandi player della distribuzione moderna nella definizione degli accordi di fornitura con produttori agricoli o piccole aziende di prima trasformazione.
L’evoluzione in atto che ha caratterizzato il sistema elettrico in Italia negli ultimi anni, e che va sotto il nome di “transizione energetica”, ne sta promuovendo la progressiva decarbonizzazione ed elettrificazione.
In ritardo di alcuni mesi sul termine di recepimento della direttiva (UE) 2018/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, lo schema di decreto legislativo, che entrerà in vigore entro la fine di quest’anno, rimetterà in gioco il bel paese sulla sfida green.
La legge di delega per il recepimento della norma comunitaria n. 53/2021, che include anche il Decreto Legislativo in esame, definisce il perimetro delle azioni che dovranno essere garantite dal Legislatore Italiano in materia
In questi ultimissimi anni, il modello che suddivideva l’economia e la produzione nei tre settori classici di primario, secondario e terziario è stato superato e si sta affermando anche un quarto settore. Quest’ultimo deriva dalla convergenza in un unico punto delle tre stratificazioni della società: il pubblico, il privato e il no-profit.
Nel marzo 2020 è stato presentato alla Camera il disegno di legge A.C. n. 2427 (d’ora in avanti disegno di legge o DDL) recante “Nuove norme in materia di illeciti agro-alimentari”, assegnato alla Commissione Giustizia, per l’esame in sede referente, il 23 aprile 2020.
Il PNRR investe 6,8 miliardi di euro per spingere il comparto agricolo verso un rafforzamento dei punti chiave del sistema, quali: logistica, Green communities, input delle agroenergie, equilibrio economico delle filiere, diffusione delle tecnologie, tutela dell’ecosistema.
Il sistema punitivo tratteggiato dal legislatore attuale non richiede, invero, nemmeno di attribuire rilevanza prioritaria a particolari classi di reato, maggiormente verificabili o maggiormente gravi, rispetto ad altre pure tassativamente individuate all’interno dell’elenco dei reati-presupposto.
La legge n. 106 del 23 luglio 2021 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 25 del 24 luglio 2021, stanzia oltre 2 miliardi all’agricoltura con interventi a sostegno dell’imprenditoria femminile, biologico, allevamenti, innovazione, olio e birra artigianale.
Da anni il legislatore italiano lavora a uno schema di riforma in materia di illeciti agro-alimentari, dal cosiddetto Progetto Caselli dell’ottobre 2015, passando per il disegno di legge S. n. 283 della XVIII Legislatura, fino al disegno di legge A.C. n. 2427 assegnato alla Commissione Giustizia, per l’esame in sede referente, il 23 aprile 2020 ed attualmente in discussione in Parlamento.
Dopo due anni di riunioni istituzionali e tavoli tecnici, è stato finalmente concertato il “sodalizio” fra il sistema di sostenibilità delle produzioni agricole elaborato dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali (SQNPI), e quello sulle performance della filiera agroalimentare a favore dell’ambiente (VIVA) a cura del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.
L’Unione Europea ha posto l’accento sul ruolo prioritario dei reati ambientali già nel 2017 per la lotta al crimine organizzato nel quadriennio 2018-2021 e ne ha confermato l’importanza anche quest’anno per il periodo 2021-2025.
di Olga Bussinello
La proposta italiana che entro la fine di aprile dovrà essere presentata alla Commissione Europea per essere approvata destina oltre la metà...