di Giorgia Farella
Introduzione al contributo
Così come per molti ambiti del nostro quotidiano vivere, anche per il settore energetico emerge la necessità di coniugare sempre meglio fra loro le leve tecnologiche e comportamentali, così da puntare a un progresso basato su uno sviluppo veramente sostenibile.
Questo significa promuovere, assieme alle opportunità offerte dall’innovazione tecnico-tecnologica, una maggior attenzione verso il ruolo virtuoso assicurabile dai comportamenti individuali o sociali.
Secondo l’UE e l’Agenzia Internazionale per l’Energia, i cambiamenti comportamentali potrebbero consentire un risparmio energetico dal 5% al 20%. Gli interventi volti a promuovere il cambiamento comportamentale sono inoltre tendenzialmente più economici da attuare rispetto alle politiche che cercano di incoraggiare gli investimenti. Tali misure tendono anche ad essere relativamente rapide da progettare e attuare. Proprio per questo, i programmi e i meccanismi a favore del cambiamento comportamentale stanno ricevendo una sempre maggiore considerazione anche sulla scena europea e internazionale.
L’efficienza comportamentale
Qualunque sia l’attività che stiamo compiendo, i nostri comportamenti e le nostre scelte quotidiane (sia nella vita domestica che in quella lavorativa) sono fattori importanti per il consumo di energia.
Chiunque, individualmente o come insieme di persone, può adottare una varietà di misure per ottimizzare il proprio consumo energetico: i cambiamenti nelle abitudini quotidiane possono infatti contribuire a ridurre le bollette energetiche ed emissioni di carbonio, nonché ad allentare la pressione sulla rete elettrica.
Questo contributo si concentra sul potenziale per migliorare l’efficienza energetica con programmi progettati per educare i consumatori di energia e incoraggiarli a modificare le loro abitudini quotidiane.
Cosa sono gli interventi comportamentali e in che modo le intuizioni comportamentali possono migliorare l’impatto dell’efficienza energetica?
Gli interventi comportamentali sono piani d’azione che si basano su studi e teorie sviluppati all’interno delle scienze sociali sul tema del cambiamento comportamentale. L’architettura delle scelte, buona o cattiva che sia, influenza profondamente le decisioni delle persone e ha effetti sostanziali sui loro comportamenti e sull’ecosistema – anche energetico – che le circonda.
Gli interventi di politica comportamentale differiscono dagli approcci tradizionali che cercano di migliorare l’efficienza energetica attraverso incentivi economici (come sussidi per acquisti efficienti o prezzi dell’energia in base al tempo di utilizzo), fornitura di informazioni (etichette di efficienza energetica) o requisiti normativi (definizione di standard minimi di prestazione energetica). Tali misure tradizionali presuppongono che gli utenti comprendano facilmente i vantaggi di una politica o di un programma e reagiscano in modo razionale. L’integrazione di intuizioni comportamentali nel processo decisionale richiede invece la valutazione dei vari pregiudizi che influenzano il modo in cui gli individui percepiscono, elaborano, comprendono o ignorano informazioni, suggerimenti e incentivi. Nel frattempo, progettare politiche che supportino i cambiamenti nelle abitudini dei consumatori di energia e che incoraggino gli investimenti comporta anche l’identificazione di possibili barriere e la ricerca di soluzioni adeguate ad abbassarle o rimuoverle. A volte questi vincoli possono essere finanziari, ma spesso sono invece comportamentali: per esempio, il “fattore di seccatura” percepito quando si deve cambiare un comportamento o la semplice inerzia.
A questo scopo si possono immaginare una serie di iniziative da dedicarsi efficacemente alla promozione di programmi associabili a due filoni principali di attività:
- Programmi atti ad influenzare il cambiamento di comportamento: sono programmi che assicurano un’accresciuta e duratura consapevolezza dei benefici dell’efficienza energetica, con effetto di stimolo della domanda;
- Programmi “tecnologici”: prevedono, in parallelo, azioni tese a favorire anche cambiamenti comportamentali nell’uso delle stesse tecnologie individuate: sfruttare in tal modo il 100% del potenziale risparmio energetico.
In tali direzioni, il cambiamento comportamentale va considerato come il nuovo spazio, ancor quasi inesplorato, all’interno del quale le politiche dei vari attori coinvolti possano operare sinergicamente verso risultati convergenti in materia di efficienza energetica: vantaggi economici, sociali ed ambientali convergenti verso un vero sviluppo sostenibile. Tutto ciò riguarda anche l’auspicio che l’energia possa diventare qualcosa di meno astratto anche nel vivere quotidiano: qualcosa che si percepisca sempre più da vicino ed il cui valore diventi sempre più consapevolmente prezioso nell’inalienabile responsabilità individuale, sociale e pedagogica che ognuno di noi riveste ora per la qualità della vita delle generazioni future.
Quali meccanismi comportamentali impediscono un uso flessibile ed efficiente dell’energia e quali sono le migliori leve per affrontarli?
Il nostro consumo di energia è modellato da abitudini radicate che sono difficili da cambiare, a causa di fattori come l’inerzia o una preferenza inconscia per lo status quo. Tali pregiudizi amplificano lo sforzo percepito associato al fare scelte alternative. Anche le preferenze personali e le norme sociali giocano un ruolo nel modellare le nostre routine e i nostri comportamenti. Capire in che modo il nostro utilizzo quotidiano di un elettrodomestico o un macchinario influisce sulle bollette mensili a volte può essere complicato, anche per coloro che sono motivati dall’ambiente. Questa mancanza di consapevolezza può ostacolare gli sforzi di risparmio energetico.
Interventi comportamentali di successo hanno quindi facilitato la consapevolezza utilizzando tecniche come meccanismi di feedback, che tracciano i modelli di consumo energetico, o suggerimenti mirati, che avvisano i consumatori di prestare particolare attenzione al loro consumo energetico in determinati momenti o contesti.
I programmi di efficienza comportamentale possono essere applicati a più livelli (es: dipendenti di un’azienda, studenti, famiglia, …) e con molteplici metodologie, spesso sinergiche tra loro. Si veda la figura per ulteriori dettagli a riguardo.

Di seguito, si elencano alcuni esempi di leve comportamentali.
- La semplificazione e l’inquadramento delle informazioni sono fondamentali per rendere le comunicazioni semplici e chiare. Questo è valido per qualsiasi intervento o programma e si applica a un’ampia gamma di informazioni, tra cui: rapporti sull’energia, bollette mensili, portali web, etichette di efficienza di elettrodomestici e macchinari e rapporti di audit energetico.
- I meccanismi di feedback mostrano ai consumatori l’evoluzione dei loro modelli di consumo energetico durante il giorno e attraverso le stagioni. Il loro scopo è quello di sensibilizzare su come l’uso quotidiano di elettrodomestici, macchinari e impianti di climatizzazione influisca sulla spesa energetica. Il feedback può essere fornito in tempo reale, tramite display, applicazioni mobili o portali Web alimentati con dati provenienti da sistemi di misurazione intelligenti. Può anche essere trasmesso con minore frequenza, tramite rapporti sull’energia online o cartacei.
- Sfruttando le norme sociali e i confronti, è possibile illustrare ai consumatori come il loro consumo si confronta con quello di cluster a loro simili (per esempio, aziende con lo stesso ATECO o famiglie comparabili e nella stessa area geografica). Ciò può provocare effetti positivi in quanto fa leva sulla parte competitiva in ciascuno di noi, motivando gli utenti a ridurre il loro consumo eccessivo di energia per portarlo in linea con (o meglio rispetto a) la media.
- La definizione degli obiettivi e gli schemi di ricompensa sono spesso sfruttati congiuntamente nella progettazione dei cosiddetti programmi di risposta alla domanda, che invitano gli utenti a ridurre il loro consumo durante i periodi di prezzi elevati dell’energia elettrica. Tali schemi sono generalmente finalizzati a sollecitare gli sforzi di risparmio energetico in brevi periodi (durante i periodi di picco di utilizzo o eventi meteorologici estremi), ma possono essere utilizzati per incoraggiare la conservazione su orizzonti temporali più lunghi. I premi possono essere monetari (premi o sconti) o in natura (servizi gratuiti o omaggi di prodotti).
- Le modifiche alla progettazione del prodotto e all’ambiente fisico che sfruttano le opzioni predefinite intelligenti possono semplificare l’uso efficiente di elettrodomestici e macchinari per i consumatori e facilitare scelte efficienti dal punto di vista energetico. Ad esempio: rivedere le normative che stabiliscono le temperature di set-point di default degli apparecchi di riscaldamento e raffrescamento.
Gli interventi e i programmi non sono “a comportamenti stagni”, ma possono e devono sfruttare contemporaneamente molteplici leve comportamentali. Ad esempio, concorsi e giochi sul risparmio energetico possono sfruttare i confronti sociali tra i consumatori della stessa utenza energetica e coinvolgere i partecipanti attraverso feedback in tempo reale, nonché stabilire traguardi e obiettivi che attivano premi. La sezione successiva riassume gli impatti dimostrati, che gli interventi e i programmi di politica comportamentale hanno sul risparmio energetico.
I risparmi generati dai programmi di efficienza comportamentale
La valutazione dell’efficacia di qualsiasi tipo di programma di questo genere richiede dati credibili sul consumo energetico e tecniche di valutazione rigorose. Le valutazioni dovrebbero confrontare l’utilizzo prima e dopo l’intervento e i dati dei gruppi “trattati” devono essere misurati rispetto a un gruppo di controllo. Questo rende, quindi, molto complesso misurare in modo puntuale i risparmi generati dai programmi di efficienza comportamentale. Una delle difficoltà principali per una robusta diffusione di tali programmi o meccanismi risiede infatti nella discontinua e non immediata verificabilità dei risultati, rispetto alle iniziative di stretta natura tecnologica. D’altra parte, la misurabilità degli effetti dei cambiamenti comportamentali si è fortunatamente e considerevolmente evoluta negli ultimi anni in altri ambiti applicativi; queste esperienze possono essere facilmente trasferibili nel settore dell’energia.
Studi condotti negli Stati Uniti dimostrano che anche interventi basati su diverse leve comportamentali influenzano in modo diverso il comportamento dei consumatori, e ciò può comportare diversi livelli di risparmio energetico. L’impatto delle competizioni e dei giochi, ad esempio, viene generalmente rilevato immediatamente dopo la loro attuazione. In alternativa, regolari programmi di feedback come i rapporti sull’energia tendono a fornire risparmi continui e relativamente stabili, a condizione che la durata del programma sia sufficiente per consentire ai consumatori di adeguare i propri modelli di consumo.
Bisogna poi considerare le caratteristiche socioeconomiche dei destinatari degli interventi e il contesto di utilizzo dell’energia, in quanto possono variare significativamente sia la platea raggiunta dal programma di efficienza comportamentale, sia l’approccio di valutazione degli effetti dell’efficienza comportamentale e i suggerimenti stessi.
Per esempio:
- I programmi opt-out, che comportano l’iscrizione automatica al programma, per esempio, possono raggiungere un numero maggiore di partecipanti rispetto ai programmi opt-in che richiedono ai consumatori di segnalare esplicitamente il loro interesse ad aderire. Questo dimostra come un piccolo cambiamento nella progettazione del programma possa fare una grande differenza. Gli invii automatici di report sull’energia domestica sono un esempio di intervento opt-out, mentre un concorso o un gioco richiedono agli utenti di aderire (opt-in). Da ultimo, i consumatori che scelgono di partecipare a un programma di conservazione sono generalmente già motivati a ridurre il proprio consumo energetico: di conseguenza, competizioni e giochi tendono a ottenere un risparmio energetico massimo più elevato, in alcuni casi fino al 14%.
- Si possono fare considerazioni analoghe anche relativamente al vettore energetico. Gli interventi comportamentali sembrano infatti offrire – quantomeno in ambito residenziale – tagli maggiori al consumo di elettricità rispetto al consumo di gas naturale. Si stima che i rapporti sull’energia domestica riducano il consumo di elettricità domestica fino al 2,2% e il consumo di gas naturale fino all’1,6%. I risparmi ottenibili attraverso concorsi e giochi, invece, sono intorno al 14% per l’energia elettrica e al 10% per il gas. Negli edifici residenziali, il gas naturale viene utilizzato principalmente per il riscaldamento degli ambienti e l’acqua calda, mentre l’elettricità ha una gamma più ampia di usi, tra cui aria condizionata, illuminazione ed elettrodomestici. Ciò potrebbe indicare che le preferenze e le abitudini relative al riscaldamento, come le impostazioni di temperatura e il tempo di utilizzo, sono più difficili da modificare rispetto ad altri comportamenti di consumo energetico in casa.
Un caso pratico: i suggerimenti dell’ENEA per il riscaldamento domestico
Nell’ottobre 2022 ENEA ha pubblicato un vademecum realizzato in accordo a quanto previsto dall’Articolo 1 comma 8 del Decreto del (ex) Ministero della Transizione Ecologica n. 383 del 6 ottobre 2022 sul risparmio energetico, con l’obiettivo di agevolare l’attuazione delle misure di contenimento dei consumi di gas metano per riscaldamento indicate per la stagione invernale 2022-2023.
Le misure di risparmio previste dal Decreto si applicano a tutti gli impianti di riscaldamento alimentati a gas naturale, mantenendo escluse le utenze più sensibili per la funzione svolta, quelle per cui le autorità indicate dalla normativa abbiano già concesso deroghe motivate, gli impianti inseriti in particolari contesti e con determinati assetti e gli edifici dotati di impianti alimentati prevalentemente a energie rinnovabili (che rispettano gli obblighi di utilizzo di impianti a fonti rinnovabili di cui all’Allegato 3 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199).
Il documento, rivolto al cittadino che si trova nelle condizioni di dover applicare quanto stabilito dal decreto, contiene le indicazioni essenziali per una corretta gestione degli impianti di riscaldamento domestici. In particolare, sono incluse indicazioni:
- per l’accensione e lo spegnimento dell’impianto all’inizio e alla fine della stagione di riscaldamento;
- sulla regolazione della temperatura di mandata degli impianti di riscaldamento;
- per la regolazione della temperatura dell’acqua calda sanitaria;
- per l’impostazione degli orari di accensione degli impianti di riscaldamento;
- sui corretti comportamenti quotidiani e su modalità e tempi per garantire il necessario ricambio d’aria negli ambienti climatizzati.
Vediamo quindi alcuni aspetti nel dettaglio, focalizzandoci ovviamente sugli aspetti comportamentali.
Regolazione della temperatura di mandata dell’acqua
In base al tipo di terminale utilizzato per riscaldare gli ambienti, ENEA suggerisce delle temperature massime di mandata dell’acqua (ovvero dell’acqua che parte dalla caldaia per andare – appunto – ai vari terminali che scaldano gli ambienti).
Nello specifico, ENEA “consiglia di impostare il regolatore dell’acqua (tipicamente identificato da un’icona con un termosifone) alla temperatura di mandata indicata per il proprio impianto. Questa non dovrebbe superare i seguenti valori suggeriti sulla base dei terminali di emissione installati:
- Radiatori: 70 °C
- Ventilconvettori: 50 °C
- Pannelli radianti a pavimento: 32 °C.“
In aggiunta a quanto sopra, l’autrice ci tiene a sottolineare che risultano poi particolarmente efficienti sistemi abbinati a un controllo remoto (che può eventualmente spegnere il riscaldamento quando il GPS del cellulare ci geolocalizza estremamente distanti da casa) e sistemi che regolano la temperatura di mandata in modo dinamico basandosi sulla temperatura esterna (misurata tramite un’apposita sonda).
Sempre citando ENEA, “Qualora l’impianto sia utilizzato anche per la produzione di acqua calda a uso sanitario” (ACS) “, si suggerisce di impostare la temperatura in maniera da contenere i consumi energetici. E` opportuno, in particolare, che la temperatura di produzione dell’ACS sia regolata sulla base della temperatura realmente desiderata: impostare valori più elevati richiede la miscelazione con acqua fredda, sprecando energia e favorendo la formazione di calcare nei tubi.
Nel caso di caldaie che producono anche acqua calda sanitaria, si consiglia di impostare il regolatore della temperatura di mandata a un valore massimo di 45°C per ragioni di efficienza energetica. Ciò corrisponde a una posizione intermedia del regolatore. Tale regolatore può trovarsi direttamente sulla caldaia (qui e` in genere un regolatore con l’icona di un rubinetto) o e` possibile agire tramite il controllo remoto, installato all’interno dell’abitazione.”
Settaggio della temperatura interna degli ambienti
In primis, un impianto risulta più efficiente quando “termoregolato” tramite più zone termine (tramite più termostati e/o valvole termostatiche). Questo permette infatti di scaldare ciascun ambiente all’opportuna temperatura.
In secondo luogo, è fondamentale prestare particolare attenzione alla posizione in cui il termostato e` installato per verificare se questa e` idonea a rilevare correttamente la temperatura: in caso contrario, e` opportuno contattare il proprio installatore per valutare lo spostamento in una posizione più adeguata. Nello specifico, ENEA suggerisce quanto segue:
- “Altezza di circa 1,5 m da terra.
- Posizione centrale nell’abitazione per una lettura della temperatura media più accurata.
- Installazione su una parete interna.
- Non su pareti particolarmente fredde (non isolate verso esterno).
- Non in nicchie, dietro a porte, tende o arredi.
- Non in ambienti in condizioni d’umidita` e temperatura particolari (bagni, cucine).
- Lontano almeno 1,2 metri da fonti di calore.
- Lontano dall’esposizione diretta ai raggi solari e a correnti d’aria”.
I comportamenti quotidiani
E` poi fondamentale che la corretta regolazione della temperatura interna degli ambienti sia accompagnata dall’attenzione ai comportamenti quotidiani. Comportamenti sbagliati rischiano infatti di creare inutili dispersioni di calore e di ridurre l’efficienza degli impianti di riscaldamento, sprecando energia e diminuendo il comfort delle abitazioni.
Citando il vademecum, alcuni semplici accorgimenti sono:
- “Schermare le finestre durante la notte con persiane, tapparelle o tende per ridurre la dispersione di calore. La mattina seguente la casa sarà meno fredda.
- Non asciugare i panni sui termosifoni, per non ostacolare il riscaldamento e non aumentare i livelli di umidita` dell’aria.
- Evitare di posizionare divani, tende o altri oggetti davanti ai termosifoni per non ostacolare il riscaldamento degli ambienti.
- Fare attenzione al rumore dei termosifoni: potrebbe essere indice della presenza di aria, che deve essere eliminata per permettere all’acqua di circolare liberamente e riscaldare al meglio l’ambiente.
- Fare attenzione ai ricambi d’aria: aprire le finestre per pochi minuti per non raffreddare le pareti, privilegiare le ore più calde della giornata e quelle in cui l’impianto di riscaldamento e` spento.”
La gestione del ricambio d’aria
Le tempistiche per la corretta e completa ventilazione di un ambiente dipendono da diversi fattori, quali condizioni esterne, abitudini degli utenti e caratteristiche dell’abitazione.
Andando sul pratico, per il ricambio del volume d’aria dell’abitazione sono necessari pochi minuti per 2-4 volte al giorno. Ovviamente, le abitazioni occupate tutto il giorno e da più persone dovranno essere ventilate con più frequenza rispetto a quelle poco vissute.
Citando il vademecum ENEA, accorgimenti utili per un ambiente salubre che non infici il risparmio energetico sono:
- “Evitare di aprire le finestre quando l’impianto e` acceso per non sprecare inutilmente energia.
- Privilegiare gli orari più caldi della giornata. Tenere presente che se ci troviamo costretti ad arieggiare nelle ore più fredde possono bastare meno minuti: la maggiore differenza di temperatura rispetto all’interno velocizza la ventilazione.
- Evitare di aprire le finestre una sola volta nell’arco di tutta la giornata e per una lunga durata: ciò raffredderebbe considerevolmente la temperatura delle pareti interne. E` preferibile aprire più volte e per pochi minuti.
- Creare corrente per velocizzare i tempi di areazione. Tenendo aperte simultaneamente tutte le finestre dell’appartamento e le porte interne si favorisce la circolazione dell’aria e si può arieggiare per meno minuti.
- Evitare di tenere tutto il giorno le finestre socchiuse o con apertura a ribalta: il ricambio d’aria non e` efficace e porta solo a un lento raffreddamento dei locali interni.”
Conclusioni
Come si è visto, l’efficienza comportamentale non può di certo definirsi semplice. Può però essere implementata in modo efficace – con l’opportuno affiancamento di professionisti esperti di questi temi – in sostanzialmente qualunque ambito e settore: nell’industria, in ufficio, nelle scuole, in famiglia.
Genera inoltre risparmi importanti (fino al 20%!) a fronte di costi minimi o nulli: perché, dunque, trascurarla?


