di Denise Boriero
Il cambiamento climatico continua a farsi sentire e impatta fortemente anche sull’economia.
La siccità e l’assenza di precipitazioni che sta colpendo quest’anno il nostro Paese, ma più in generale il nostro Pianeta, sta provocando ingenti danni, in particolare al settore dell’agricoltura, e, più in generale, ad ogni area produttiva.
Come detto, tale emergenza non colpisce soltanto l’Italia: la metà dei territori europei rischia per i prossimi mesi l’aggravamento dello stato di siccità. Secondo il report del Centro Comune di Ricerca (JRC) istituito all’interno della Commissione Europea e pubblicato il 13 luglio 20221, nel 46% del territorio dell’Unione esiste un allarme siccità, mentre nell’11% è già in stato di massima allerta.
Anche in Italia alcune Regioni hanno già dichiarato lo stato di emergenza. Si tratta, in particolare, di tutte le regioni della fascia nord: Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna.
Sempre in base al report di JRC, l’Italia è tra i paesi che registrano le maggiori anomalie di precipitazione per tutto il primo semestre 2022 e quelle per l’umidità del terreno, ma l’emergenza tocca anche Francia, Romania, Germania occidentale, Grecia meridionale e la penisola iberica.
Grazie ad un modello matematico, JRC ha presentato anche delle previsioni per il futuro, che tuttavia purtroppo non lasciano ben sperare: la siccità continuerà a martoriare il nostro Paese almeno fino a settembre e in particolare il nord Italia.
La seguente immagine, ripresa dal Report JRC, evidenzia con i colori la situazione di siccità che ha colpito l’Europa. La rappresentazione fa riferimento al mese di giugno 2022.

Il rosso rappresenta la zona critica, di massima allerta, l’arancione le zone di allarme e il giallo quelle di livello di guardia e questi tre colori, come si vede, coprono la gran parte del territorio dell’Unione Europea e del Regno Unito.
I diversi settori colpiti
Agricoltura
Il settore dell’agricoltura è ovviamente tra i più colpiti dallo stress idrico, che sta causando un forte calo nella produzione dei raccolti.
Dalla scarsità di risorse consegue non solo il crollo del settore, ma anche l’inevitabile aumento dei prezzi per i generi alimentari, pure quelli di prima necessità.
Quasi la metà degli alimenti prodotti nel nostro Paese deriva dalla pianura padana, la zona più colpita, come sopra riportato. Nel quotidiano, le immagini mostrate riprese da satellite relative al fiume Po in secca parlano da sole, così come le notizie delle squadre di beach volley che si allenano sul letto del fiume, completamente asciutto. Il livello del fiume è sceso di 3,7 metri, raggiungendo uno dei picchi minimi degli ultimi settant’anni.
A preoccupare, inoltre, c’è il fenomeno del c.d. “cuneo salino”, ossia l’intrusione dell’acqua salata nella terra ferma tramite il sottosuolo. In questi mesi si è misurata una “contaminazione” di acqua salata nel fiume Po fino a circa 20 km dalla foce, con la conseguente inutilizzabilità di quest’acqua e l’effetto più a lungo termine di non fruibilità nemmeno delle falde sotterranee, nonché l’alterazione dell’habitat con gravi conseguenze per flora e fauna. I sali minerali dell’acqua marina si depositano sui terreni, rendendoli incoltivabili, e nelle falde, rendendole inservibili, e vi permangono per molto tempo. Per le colture i terreni non possono contenere alte percentuali di sale e per l’irrigazione non può che essere utilizzata l’acqua dolce. La desalinilizzazione e la depurazione comportano un iter molto lungo.
Secondo i dati ISPRA, proprio più della metà dell’acqua dolce utilizzata in Italia è destinata all’irrigazione (55%), mentre l’attività industriale ne richiede il 27% e il consumo domestico il 18%.

Non stupisce dunque che proprio l’agricoltura sia tra i settori più colpiti. Il collasso dei sistemi di irrigazione comporterebbe danni per milioni di euro a questo settore, fondamentale per l’Italia anche a livello di esportazioni. Coldiretti ha stimato in tre miliardi di euro i danni già realizzatisi ad oggi.
Per cercare di far fronte a questa emergenza, il Governo ha stabilito una regolazione dell’utilizzo dell’acqua per le irrigazioni, per limitare il pericolo che ci siano profondi impatti anche nella vita quotidiana delle singole persone. Allo stesso tempo, è stato anche disposto che le centrali idroelettriche rilascino l’acqua per gli utilizzi a valle. Purtroppo, però, già si sa che questi interventi non saranno sufficienti, anzi l’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po ha chiesto che i contingentamenti siano rafforzati.
Si teme infatti che arrivi presto il momento in cui bisognerà scegliere se usare l’acqua per i campi o per le case. In molti Comuni i rifornimenti di acqua sono già garantiti da autobotti e in Lombardia in molte zone vi è il divieto di annaffiare giardini, orti e lavare le auto.
Sempre Coldiretti ha stimato un calo di produzione in ambito agricolo di quasi la metà rispetto allo scorso anno, andando a colpire un mercato già in difficoltà a causa delle riduzioni nelle importazioni dei cereali derivanti dalla guerra in Ucraina: è infatti opportuno ricordare che il 64% del grano tenero utilizzato nel nostro Paese è di origine estera.
Il Centro Agroalimentare Roma, mercato italiano di riferimento in ambito agroalimentare e ittico, ha stimato una riduzione della produzione del 20-30% rispetto allo scorso anno con un rincaro dei prezzi del 30-40%.
Allevamento
La scarsità idrica influisce anche sull’allevamento, settore che notoriamente necessità di grandi quantità d’acqua.
L’assenza di acqua pesa anche sugli alpeggi: la mancanza di fieno e pozze di abbeveraggio comporta un grande rischio per gli animali, che molto probabilmente saranno riportati in alle prima della fine della stagione, per poter più facilmente accedere all’acqua.
Questo ovviamente causa una riduzione della produzione di latte e di formaggio, che per il mese di luglio è stata stimata attorno al -25% rispetto agli anni precedenti.
La riduzione dell’offerta comporta un aumento del costo del latte e dei formaggi e la crisi per i piccoli allevatori e produttori, che vedono sparire il loro guadagno marginale. L’Associazione Italiana Allevatori, pertanto, chiede che sia dichiarato lo stato di emergenza anche per il loro settore.
In aggiunta, la scarsità di precipitazioni e l’assenza di umidità dei terreni comporta un alto rischio di incendi. Nel 2021, secondo uno studio dell’Università Cattolica di Roma, in Italia ci sono stati più incendi di qualsiasi altro paese europeo, con il numero più elevato registrato negli ultimi dieci anni, al secondo posto a livello mondiale.
Industria
Accanto agli effetti sull’ambiente, sull’agricoltura e sull’allevamento, non si può non tenere conto anche dell’impatto di questa emergenza idrica sull’industria.
La siccità che sta colpendo soprattutto il nord Italia si scontra con la produttività tipica di quella stessa zona: il 51% del prodotto interno lordo nazionale è realizzato proprio nelle Regioni che ad oggi hanno dichiarato lo stato di emergenza (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna).
Tra i comparti più toccati dalla crisi siccitosa c’è sicuramente quello dei metalli, che dovrebbero essere la chiave di volta per la transizione energetica. Eppure l’estrazione e la lavorazione dei metalli avviene per lo più proprio nelle aree maggiormente soggette allo stress idrico.
Secondo un’analisi condotta dall’Ufficio Studi di Confartigianato del Veneto, i settori più “idro-esigenti” sono appunto quello estrattivo (21,7 litri utilizzati per euro di produzione venduta), seguito dal tessile (20,9 litri), dalla petrolchimica (17,5 litri), dal settore farmaceutico (14,1 litri), alla gomma e materie plastiche (12,4 litri), dal vetro, ceramica e cemento (11,2 litro) fino alla carta (10,1 litri) e ai prodotti in metallo (7,4 litri)2.

Ma già solo per il rincaro delle bollette, si stima un danno pari ad euro 2,5 milioni, dunque non lontani da quelli stimati per l’agricoltura, che per ora sono stati quantificati in 3 milioni. Questo quanto dichiarato da Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia.
Luca Cordero di Montezemolo, Presidente di Confindustria, da qualche mese contesta la scarsa lungimiranza delle Istituzioni del nostro paese, che a differenza di quelle dei Paesi accanto, non pianifica e non si struttura per poter gestire queste crisi, che purtroppo diventeranno sempre più la normalità, denunciando il rischio di chiusura per molte aziende e imprese quest’estate proprio dovuta alla siccità e alla carenza di energia elettrica.
L’Organizzazione Internazionale del Lavoro – l’ILO – un’Agenzia delle Nazioni Unite, ha dichiarato che “a causa delle temperature elevate si perderà il 2,2 % del totale delle ore lavorate nel mondo. Il che corrisponde ad una perdita economica di 2.400 miliardi di dollari.”
Settore energetico
La mancanza di riserve di acqua impedisce di ricorrere all’energia idroelettrica, la forma più risalente e diffusa di produzione alternativa di energia del nostro Paese.
Proprio in questo periodo storico in cui il tema energetico era al centro, tra l’esigenza di trovare fonti alternative, di divenire più indipendenti -esigenza acuita dalla guerra in Ucraina – e la transizione energetica posto come colonna portante del PNRR, si devono fare i conti con i limiti dell’idroelettrico.
Questa fonte rinnovabile, infatti, è sempre stata al primo posto in Italia: in base al Rapporto Statistico di GSE sulle Fonti rinnovabili in Italia, l’energia prodotta nel nostro Paese nel 2020 era di tipo idroelettrico per oltre il 40% e il trend si presentava in crescita. In Europa l’energia idroelettrica si pone al terzo posto dopo il carbone e il gas naturale, con il 16% sulla produzione totale. Tuttavia, l’assenza di precipitazioni che ha caratterizzato questi mesi, ne ha comportato una drastica riduzione: -44,2% in Italia, -51,8 % in Spagna, -20% in Francia e -10% nella penisola scandinava.
Come detto, lo Stato ha disposto che le centrali idroelettriche limitassero la loro produzione per poter dirottare l’acqua a valle, per gli usi comuni. Ma al di là del contingentamento imposto, le società energetiche hanno dovuto arrestare la produzione proprio poiché i bacini sono in secca: Enel in giugno ha spento l’impianto di Isola Serafini a San Lazzaro. La centrale, infatti, si trova al centro del Po, fulcro dell’emergenza, dove il livello dell’acqua è sceso anche di otto metri.
Nei primi 5 mesi del 2022, rispetto al 2021, si è assistito ad una riduzione della produzione di elettricità da fonte idrica di quasi il 40%, con soltanto il 32% del soddisfacimento della richiesta elettrica, uno dei valori più bassi degli ultimi decenni3.
Non sono soltanto le centrali idroelettriche a soffrire della crisi idrica: anche le altre centrali, come quelle termoelettriche, necessitano dell’acqua per raffreddare i propri impianti e non disponendone, devono ridurre la produzione.
Sanità
La siccità comporta un problema anche sanitario. Non soltanto per l’assenza di acqua potabile, soprattutto in alcune zone del mondo, in particolare in Africa, ma anche per i danni c.d. indiretti.
Secondo il report del WWF Malattie trasmissibili e cambiamento climatico, l’assenza di precipitazioni non contrasta l’inquinamento, il quale a sua volta provoca acqua e aria sempre più contaminate. Zanzare e zecche, che prolificano con il caldo e il secco, diverranno sempre più vettori di malattie. Infine, il cambiamento climatico e dell’ecosistema farà venire meno anche i corsi d’acqua e i fiumi nella loro funzione depurativa.
Strategie applicabili
Il cambiamento climatico è ormai sotto agli occhi di tutti e difficilmente sarà un trend invertibile.
In particolare l’Italia pare essere tra le zone maggiormente colpite, come emerge dai dati raccolti a livello europeo dal Centro di Ricerca Comune.
È fondamentale cercare di tutelare il nostro pianeta per tutelare anche noi stessi, a partire dalla ricerca di nuove forme di energia sostenibili. Allo stesso tempo, tuttavia, la transizione energetica non può prescindere dall’acqua, bene prezioso ma scarso e molto spesso sprecato.
Sfortunatamente, infatti, spesso si realizza una dispersione idrica, più o meno consapevole: da scelte poco oculate nel quotidiano e nell’agricoltura e nell’industria a veri e propri deficit strutturali che causano fino al 32% di sprechi, sempre secondo il report sopra citato di Confartigianato.
Alcune strategie potrebbero dunque partire proprio dal potenziamento delle infrastrutture idriche, dalla digitalizzazione delle reti e dalla realizzazione di nuovi invasi.
Infatti, la tendenza di questi anni pare essere quella di una concentrazione in aree e momenti delle precipitazioni: creare invasi e dighe permetterebbe di immagazzinare le risorse per utilizzarle poi quando serve e per produrre energia. Questi interventi sono stati previsti anche nell’ambito del PNRR: tra i 7 miliardi di euro stanziati per l’agricoltura, 880 milioni sono destinati proprio agli invasi e ai sistemi di irrigazione.
Ma può essere utile anche studiare i sistemi creati da altri Paesi, a noi più o meno vicini, come l’esperienza israeliana di riutilizzo dell’acqua depurata in agricoltura, ad esempio. In Italia il potenziale sarebbe molto alto, ma c’è ancora molta diffidenza verso tale risorsa (e inoltre si era abituati ad avere molta materia prima a disposizione ad accesso gratuito). In un report, Arera rileva che nel Belpaese soltanto il 4% dell’acqua depurata viene riutilizzata e questo è un forte limite. Il progetto VALUE CE IN, coordinato da Enea, presenta dati estremamente incoraggianti: il riuso dell’acqua depurata coprirebbe il “70% del fabbisogno idrico irriguo della Regione Emilia-Romagna, riducendo di circa il 30% anche i costi per i concimi”.
Gli interventi non sono sufficienti se non si pensa anche ad un efficientamento dei consumi in ambito sia agricolo che industriale. Per quanto riguarda le aziende, si potrebbe pensare a dei certificati per le imprese che risparmiano l’acqua o investono per questo fine e per la riduzione dell’inquinamento. Tali riconoscimenti comporterebbero dei premi, un aumento della competitività per le industrie più virtuose sotto questo aspetto.
Allo stesso modo in agricoltura servono investimenti per rendere tutte le operazioni più sostenibili. La tecnologia non può che aiutare in tal senso e si stanno diffondendo sempre più gli impianti di irrigazione hi-tech che controllano l’umidità del terreno da remoto e intervengono sulla base di protocolli prestabiliti.
Di certo, una maggiore attenzione viene richiesta anche al singolo cittadino, perché, si sa, le grandi modifiche devono sempre partire dal basso.
- Il Centro Comune di Ricerca (Joint Research Centre) è una Direzione generale della Commissione Europea che dispone di sette istituti di ricerca dislocati in cinque Paesi membri dell’Unione: Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi e Spagna.
Il Report in oggetto (Drought in Europe – Siccità in Europa) pubblicato in luglio 2022, è disponibile in lingua inglese alla pagina web: https://edo.jrc.ec.europa.eu/documents/news/GDO-EDODroughtNews202207_Europe.pdf. ↩︎ - L’appendice statistica è disponibile alla pagina web: https://ufficiostudi.confartigianato.it/pubblicazioni/appendice-statistica-crisi-idrica/. ↩︎
- Questi dati sono ripresi dal Rapporto Mensile sul Sistema Elettrico, elaborato da Terna e pubblicato nel maggio 2022. ↩︎


