di Giorgia Farella e Simone Franzo
Questo articolo potrebbe interessare perché parla di:
- Cosa sta accadendo nel settore energetico;
- Quali sono le soluzioni emergenti abilitanti la decarbonizzazione e i nuovi modelli di business;
- In che modo le utenze energetiche – in ambito residenziale, terziario o industriale – possono cogliere le nuove opportunità generate in questo contesto, rendendosi non solo parte attiva e consapevole ma addirittura protagoniste della transizione energetica.
Lo scenario energetico
L’evoluzione in atto che ha caratterizzato il sistema elettrico in Italia negli ultimi anni, e che va sotto il nome di “transizione energetica”, ne sta promuovendo la progressiva decarbonizzazione ed elettrificazione.
- Sistema elettrico nazionale e quadro normativo a supporto
Gli impianti alimentati a fonte rinnovabile rappresentano oggi una componente strutturale del sistema elettrico italiano, con una capacità installata che supera oggi i 56 GW (Figura 1), grazie soprattutto all’aumento nell’ultimo decennio degli impianti fotovoltaici ed eolici.
Se il numero assoluto di per sé può non dire nulla, basti sapere che questa capacità ha quasi raggiunto quella relativa agli impianti termoelettrici (ovvero alimentati da fonti fossili), che invece si è gradualmente ridotta: essa oggi è pari a circa 60 GW, rispetto ai 77 GW del 2012. Di questi 60 GW, il 77% fa riferimento a impianti alimentati a gas naturale, che rappresentano pertanto gli impianti su cui il sistema elettrico fa maggiormente leva e che – di conseguenza – contribuiscono maggiormente a determinare il prezzo dell’energia (ossia il cosiddetto PUN o “Prezzo Unico Nazionale”).
Com’è noto, negli ultimi mesi le forti tensioni sull’approvvigionamento di gas naturale (dalla Russia in primis) hanno determinato un forte incremento dei prezzi di mercato del gas e, di conseguenza, un’impennata storica dei prezzi dell’energia elettrica in Italia. Ciò fa capire, da un lato, quanto sia necessario per il Paese promuovere l’ulteriore sviluppo delle fonti rinnovabili, al fine di affrancarsi sempre più dalla dipendenza dall’approvvigionamento di fonti energetiche dall’estero. Dall’altro lato, risulta evidente l’importanza di agire sui consumi energetici, rendendoli sempre più efficienti.
Infine, gli impianti a carbone ad oggi rappresentano il 17% della capacità di generazione termoelettrica e dovranno essere dismessi nel corso dei prossimi 5 anni, così come definito all’interno del PNIEC (Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima).

Se poi passiamo all’elettrificazione dei consumi (ovvero il consumo finale da energia elettrica rispetto all’energia finale richiesta), essa nell’ultimo decennio si è sostanzialmente mantenuta costante, nell’intorno del 20% dei consumi finali. Gli scenari e le politiche energetiche prevedono però una crescente elettrificazione dei consumi, grazie a tecnologie quali le autovetture elettriche (già oggi le immatricolazioni presentano un andamento esponenziale, ancorché su valori assoluti limitati) in sostituzione delle tradizionali autovetture alimentate prevalentemente a benzina o diesel e alle rinnovabili termiche (quali le pompe di calore) in luogo del gas naturale per il soddisfacimento dei fabbisogni termici.
La diffusione delle rinnovabili e l’elettrificazione dei consumi sono peraltro trainate dall’evoluzione del quadro normativo a livello internazionale e nazionale in tema di decarbonizzazione, che ha imposto obiettivi sempre più sfidanti fino a una completa decarbonizzazione attesa per il 2050.
A livello europeo, s’è molto sentito parlare di Green Deal, Next Generation EU e Fit for 55. Questi sono i programmi attraverso i quali la Commissione Europea ha recentemente proposto di elevare l’obiettivo della riduzione delle emissioni di gas serra per il 2030 ad almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990 e ha promulgato un pacchetto di finanziamenti pari a 1.800 miliardi di euro – il più grande mai stanziato dall’Unione Europea – al fine di creare un’Europa post Covid-19 più verde, digitale, resiliente e adeguata alle sfide future.
A livello italiano, c’è invece l’ormai noto Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), piano italiano di spesa dei fondi stanziati dal Next Generation EU presentato il 30 aprile 2021 e che vede “green” e “digitale” come ambiti cui sono dedicate la maggior parte delle linee di finanziamento.
Se questi obiettivi e obblighi possono lasciare perplessi, è fondamentale sapere che c’è un’ottima notizia: essi sono affiancanti dall’introduzione di una serie di provvedimenti atti a favorirne il raggiungimento, quali ad esempio incentivi all’acquisto di determinate tecnologie e nuovi modelli di produzione e consumo smart dell’energia.
- Nuove soluzioni abilitanti la decarbonizzazione
L’evoluzione tecnologica sta portando alla ribalta nuove soluzioni abilitanti la decarbonizzazione, in grado di stravolgere il mercato energetico facendogli fare passi da gigante verso i succitati obiettivi.
Ma di che evoluzione tecnologica stiamo parlando? Si tratta di tecnologie più o meno nuove, più o meno innovative, con applicazioni a tutti i livelli della filiera energetica, come mostrato in Figura 2.

Di seguito facciamo una rapida panoramica, sicuramente non esaustiva, ma speriamo quantomeno esplicativa.
Produzione di energia
- Rinnovabili elettriche Parliamo ad esempio di un impianto solare fotovoltaico che produce energia elettrica sfruttando l’irraggiamento solare, oppure dell’utilizzo di altre fonti rinnovabili quali l’eolico, il geotermico e le bioenergie.
- Rinnovabili termiche Si tratta ad esempio di pompe di calore elettriche, che tramite energia elettrica (preferibilmente rinnovabile) estraggono il calore da una fonte naturale (aria, acqua o terra) e lo trasportano alla temperatura idonea all’interno di un edificio o in un processo. E questo può valere sia per il riscaldamento che per il raffrescamento. Secondo la normativa europea in tema di energia, se l’energia catturata da una pompa di calore eccede in maniera significativa la quantità di energia necessaria al suo funzionamento, essa è considerata rinnovabile.
- Cogenerazione La cogenerazione è la produzione combinata di energia elettrica e calore, generati da una singola fonte energetica, che garantisce il miglioramento dell’efficienza dovuta alla produzione combinata dell’energia rispetto a produzioni separate. Le tecnologie più diffuse in ambito cogenerativo prevedono la combustione di gas naturale, GPL, gasolio, biogas, biometano, olio vegetale o biomassa.
Rete elettrica
- Accumulo (grande taglia) Si tratta dell’utilizzo di accumulo elettrochimico (ovvero batterie di grande taglia) o di idrogeno al fine di stoccare l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili e utilizzarla quando necessaria e/o quando la rete non è congestionata e quindi è in grado di distribuirla.
- Tecnologie digitali Sono le tecnologie hardware-software che permettono di ottimizzare il funzionamento dei diversi asset all’interno della rete elettrica. Si fa riferimento, ad esempio, alla possibilità per una moltitudine di soggetti in forma aggregata – quali ad esempio piccoli impianti di generazione di energia, sistemi di accumulo elettrochimico, batterie di auto elettriche, pompe di calore etc. – di fornire servizi che consentono un esercizio in sicurezza del sistema elettrico (le cosiddette “Unità Virtuali Abilitate Miste” o UVAM).
Gestione dell’energia
- Building automation, IoT e intelligenza artificiale Sono le tecnologie hardware-software per la gestione ottimizzata di impianti ed elettrodomestici all’interno degli edifici (residenziali e non). Per esempio, algoritmi evoluti all’interno di un termostato che utilizzano il wi-fi di casa e il GPS del cellulare per accendere il riscaldamento quando si sta tornando a casa (ma per tenerlo spento quando si è in trasferta).
- Tecnologie per l’efficienza energetica Tecnicamente parlando, “efficienza energetica” significa consumare meno… ottenendo “uguale”. Ad esempio, questo si può ottenere passando da una lampadina ad incandescenza a una lampadina a LED: la stanza è ugualmente illuminata, ma il consumo di energia elettrica si riduce notevolmente.
- Tecnologie per il risparmio energetico Tecnicamente parlando, “risparmio energetico” significa invece consumare meno… ottenendo meno. Ad esempio, si può decidere deliberatamente di spegnere l’impianto d’illuminazione o di riscaldamento, talvolta determinando un peggioramento del comfort abitativo.
- Accumulo elettrochimico tramite batterie (piccola taglia) Per esempio, quando un impianto fotovoltaico residenziale produce energia che le utenze energetiche in casa non sono in grado di assorbire istantaneamente, allora la si stocca nell’accumulo. Viceversa, quando, di notte, serve l’energia ma l’impianto fotovoltaico non la produce… si usa quella stoccata nell’accumulo.
Trasporti
- Autovetture elettriche Si fa riferimento ad autovetture caratterizzate dalla presenza di un motore elettrico e di una batteria, dove la propulsione elettrica rappresenta l’unica disponibile (cosiddetti “veicoli elettrici puri” o BEV – Battery Electric Vehicle) o dove la propulsione elettrica affianca il tradizionale motore a combustione interna (cosiddetti veicoli ibridi plug-in o PHEV – Plug-in Hybrid Electric Vehicle, i quali sono in grado di ricaricarsi dalla rete elettrica). La diffusione delle auto elettriche richiede la presenza di un’opportuna infrastruttura di ricarica, sia in ambito privato (ad esempio domestico) che pubblico (ad esempio su strade e autostrade)
- Idrogeno Parliamo dell’uso di celle a combustibile che sfruttano l’idrogeno come combustibile, auspicabilmente prodotto utilizzando energia prodotta da fonti rinnovabili (cosiddetto “idrogeno verde”).
Per completezza d’informazione, è giusto evidenziare che tutte le tecnologie (escluse quelle applicabili alla rete elettrica) descritte qui sopra possano essere applicate tanto nel settore residenziale, quanto nel settore terziario e industriale.
- Evoluzione dei player del mercato
Se volessimo riassumere tutto in una frase, potremmo dire che… i grandi si stanno comprando i piccoli.
Uno dei trend rappresentativi degli ultimi anni è infatti l’interesse da parte di molteplici attori della filiera nel valutare la possibilità di acquisire società, al fine di cogliere le opportunità emergenti associate ai trend sopracitati. Di fatto, si registra la tendenza di grandi soggetti in termini di fatturato (principalmente utility, fondi di private equity, società di facility management e società coinvolte nella trasmissione dell’energia elettrica o nella distribuzione del gas) ad acquisire i principali (ma piccoli, se rapportati alla dimensione dei grandi soggetti) fornitori di servizi e tecnologie energetici specializzati in determinati settori. Parliamo ad esempio di Energy Service Company, fornitori tecnologici, società di progettazione e di costruzioni.
Questo è sintomatico di un crescente e trasversale interesse per energia e transizione energetica, non più circoscritto solamente ad aziende specializzate su un preciso prodotto o servizio, bensì integrate in ottica olistica. E perché dovrebbero farlo?
In primo luogo, l’obiettivo degli acquirenti è proprio quello di integrare in ottica complementare le proprie risorse e competenze con quelle di soggetti esterni che hanno una buona visibilità e copertura del mercato, seppur con minore potenza di fuoco.
In secondo luogo, l’interesse è trainato dall’evoluzione normativa in atto che – supportata anche da obblighi e incentivi – sta rivoluzionando il mondo dell’energia. Ad esempio, l’introduzione di cessione del credito d’imposta e bonus rafforzati (superbonus) gioca a favore di soggetti caratterizzati da una forte capacità finanziaria e da un elevato numero di clienti, che attraverso acquisizioni strategiche possono entrare prepotentemente in mercati prima meno presidiati.
Conseguenze di questo scenario e modelli di business emergenti
All’alba del 2022, in un mondo digitalizzato che permette di essere costantemente informati su cosa accade nel mondo (anche quello energetico!) e valutare e contattare qualunque impresa, è più che mai importante cogliere le opportunità della transizione energetica da protagonisti. Le opportunità, ormai è chiaro, ci sono infatti a tutti i livelli: come player del settore energetico, come utente, e come professionista informato che supporti i propri clienti.
- Utente attivo e consapevole: il prosumer
Se si cerca nel dizionario il significato di “prosumer”, si troverà questa definizione: “Il destinatario di beni e di servizi che non si limita al ruolo passivo di consumatore (consumer), ma partecipa attivamente alle diverse fasi del processo produttivo”. Se quindi si applica questo concetto al mondo energetico, si ottiene un utente consapevole, attivo, protagonista.
In pratica, il prosumer è colui che possiede un proprio impianto di produzione di energia, della quale ne consuma (almeno) una parte. La rimanente quota di energia può essere immessa in rete, scambiata con i consumatori fisicamente prossimi al prosumer o anche stoccata in un apposito sistema di accumulo e dunque restituita alle unità di consumo nel momento più opportuno. Tra l’altro, l’utilizzo e la cessione dell’energia alla rete elettrica possono seguire varie logiche di ottimizzazione, alcune delle quali volte a supportare la gestione del sistema elettrico nazionale. Pertanto, il prosumer è un protagonista attivo nella gestione dei flussi energetici, e può godere non solo di una relativa autonomia ma anche di benefici economici. Se fino a pochi anni fa la figura del prosumer rappresentava un’eccezione all’interno del sistema elettrico, oggi è un protagonista indiscusso: basti pensare che in Italia sono presenti circa un milione di piccoli impianti fotovoltaici connessi ad utenze residenziali. - Nuovi modelli di business e servizi energetici avanzati
Tornando a quanto ci siamo detti all’inizio dell’articolo, si comprende perché la transizione energetica sta abilitando una progressiva evoluzione dei modelli di business (quali la fornitura di servizi energetici avanzati) attraverso cui tecnologie e soluzioni sono portate a mercato. L’evoluzione tecnologica è infatti (spesso) una condizione necessaria ma non sufficiente per abilitare la transizione energetica. Essa deve essere affiancata da un’evoluzione dei modelli di business, in una chiave di sostenibilità.
La sensibilità collettiva dev’essere in grado di coniugare la sostenibilità economica delle iniziative con quella ambientale e sociale (la cosiddetta triple bottom line, si veda Figura 3).
In questa sede, tralasciamo quella sociale (che richiederebbe una trattazione ad hoc) e ci focalizziamo su quelle economica e ambientale. Da esse, infatti, derivano i principali nuovi modelli di business, che permettono di veicolare a mercato i servizi energetici avanzati, intesi come quei servizi integrati che permettono al consumer di diventare prosumer – protagonista della transizione energetica – massimizzando i benefici economici e ambientali a fronte di investimenti iniziali ridotti o… nulli.
Per esempio?

E.P.C. – Energy Performance Contract
Questo tipo di contratto si basa sull’efficienza energetica e il risparmio economico generati da una tecnologia installata presso l’utente a spese di un player energetico.
In accordo alla definizione data dal Decreto Legislativo 102/2014, l’E.P.C. è “un accordo contrattuale tra il beneficiario o chi per esso esercita il potere negoziale e il fornitore di una misura di miglioramento dell’efficienza energetica, verificata e monitorata durante l’intera durata del contratto, dove gli investimenti (lavori, forniture o servizi) realizzati sono pagati in funzione del livello di miglioramento dell’efficienza energetica stabilito contrattualmente o di altri criteri di prestazione energetica concordati, quali i risparmi finanziari”.
In altri termini, l’E.P.C. affida al player energetico l’onere degli investimenti (lavori, servizi, forniture) necessari per la riqualificazione degli edifici/impianti, che saranno ripagati restituendo al player energetico una percentuale del risparmio energetico conseguito stabilita contrattualmente (come mostrato in Figura 4). Ciò ha il vantaggio per il cliente di non dover sostenere alcun investimento iniziale. Al termine del contratto (che tendenzialmente dura dai 5 ai 12 anni), il player energetico si fa da parte cedendo la proprietà della tecnologia al cliente, che beneficerà in toto dei risparmi generati dalla tecnologia (e avrà l’onere della sua manutenzione).

Pay Per Use
Un po’ come alcuni contratti di noleggio auto, si paga solo ciò che si usa.
Questo tipo di contratto – che, come per l’E.P.C., prevede fornitura, installazione e manutenzione della tecnologia a spese del player energetico – viene generalmente utilizzato con tecnologie che permettono di produrre energia in modo più sostenibile (dal punto di vista ambientale ed economico). Ad esempio, un impianto fotovoltaico o di cogenerazione. Nel Pay Per Use, il player energetico si ripaga dell’investimento vendendo all’utente l’energia prodotta dalla tecnologia. La convenienza per il cliente sta nel fatto che l’energia acquistata gli costerà meno rispetto a quella acquistata normalmente.
Autoconsumo collettivo e Comunità Energetiche
Parliamo di aggregazioni di utenti energetici – all’interno di uno stesso edificio o in una determinata area geografica – che condividono l’energia prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili, presenti sull’edificio o sull’area geografica di cui sopra. I principali benefici derivanti da questa tipologia di aggregazioni di utenze sono molteplici: autoconsumo fisico dell’energia prodotta (ovvero mancato acquisto della stessa), valorizzazione a mercato dell’energia immessa in rete, riduzione degli oneri, incentivi statali. Questa tipologia di configurazione può essere veicolata a mercato tramite diversi modelli di business; ad esempio, un player energetico esterno all’aggregato può investire nello sviluppo degli impianti rinnovabili e condividere con le utenze energetiche i benefici derivanti dall’iniziativa.
Cessione del credito e Sconto in fattura
Parliamo in questa sede di detrazioni fiscali derivanti da interventi di miglioramento dell’efficienza energetica o di consolidamento sismico, quali Ecobonus, Sismabonus, Superbonus, …
Lo sconto in fattura consiste in uno sconto sul corrispettivo dovuto, fino a un importo massimo pari al corrispettivo stesso, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e da quest’ultimo recuperato sotto forma di credito d’imposta, con facoltà di successiva cessione del credito ad altri soggetti, ivi inclusi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari (Figura 5).
La cessione del credito di imposta permette la trasformazione del corrispondente importo legato ai lavori di riqualificazione edilizia in credito d’imposta, con facoltà di successiva cessione ad altri soggetti, ivi inclusi istituti di credito e altri intermediari finanziari.

La differenza tra uno e l’altro sistema è – tendenzialmente – che lo sconto in fattura prevede il solo pagamento della quota non incentivata tramite la detrazione (es: per detrazione pari al 65%, si paga solo il 35%); l’importo detraibile è infatti anticipato dal fornitore, che fa appunto uno “sconto” al cliente finale. La cessione del credito invece prevede l’esborso totale da parte del cliente finale, che successivamente cede l’importo incentivato, retrocessogli al netto degli oneri finanziari, a un terzo. Tutte le pratiche necessarie per la formalizzazione della cessione del credito sono in linea di massima in carico al fornitore del servizio di cessione o sconto.
Come il nostro attento lettore avrà notato, abbiamo volutamente tralasciato alcuni modelli che l’utente può realizzare in autonomia senza il coinvolgimento di player del settore energetico (ma con esborso economico maggiore), quali ad esempio industria 4.0, iperammortamento, …
E quindi? Come muoversi per cogliere queste opportunità
- Se già non lo si fa, iniziare ad approcciare i propri consumi energetici in modo attivo invece che passivo. La consapevolezza dei consumi energetici è la conditio sine qua non per avviare iniziative volte a efficientare e ottimizzare i propri consumi energetici.
- Imparare a cambiare il proprio mindset, ovvero accogliere modelli di business nuovi senza pregiudizi o diffidenze. Può sembrare scontato, ma purtroppo non è così! Per qualunque tipologia di utente infatti, come abbiamo visto, la transizione energetica può riservare varie opportunità, che per le imprese si traducono anche in un vantaggio competitivo.
- Trovare un professionista serio a cui affidarsi, che aiuti a comprendere al meglio i propri consumi energetici e le proprie esigenze. Questo passaggio è necessario perché l’abbondanza di opportunità connesse alla transizione energetica ha fatto esplodere l’offerta sul mercato, ma è fondamentale comprendere quali siano i player adatti alle specifiche esigenze dell’utente (nonché in grado di offrirgli con serietà e continuità quanto promesso).
Bibliografia essenziale
- Energy&Strategy (2021), Electricity Market Report
- Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC)
- Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)
- D.L. 102/2014
- L. 302/2017, DL. 63/2013, L. 302/2017, L. 145/2018, Legge n. 58/2019, L. 160/2019, L. 178/2020
- RED II
- Guide ENEA e GSE


