Per superare la crisi da pandemia l’Italia punta su ambiente, donne e digitale

di Olga Bussinello
Next Generation Eu in sintesi

Next generation Eu è il dispositivo sulla ripresa e resilienza dell’Europa post pandemia da Covid 19 e per l’Assistenza alla ripresa per la coesione e i territori d’Europa (REACT-EU) che, complessivamente distribuirà agli Stati membri 750 miliardi di euro.
Un prima parte, la più consistente, pari a 672,5 miliardi di euro, è destinata a sostenere le riforme e gli investimenti che verranno effettuati dagli Stati membri ed è costituita in parti quasi uguali da prestiti (360 miliardi di euro) e sovvenzioni (312,5 miliardi di euro).  Ogni Stato, per accedere ai fondi, dovrà presentare entro la fine di aprile il proprio piano di ripresa e resilienza, che dovrà illustrare il percorso che verrà seguito per attenuare l’impatto economico e sociale della pandemia di coronavirus, ma soprattutto rendere le economie e le società dei paesi europei più sostenibili e preparate alle sfide e alle opportunità offerte dalla transizione ecologica e da quella digitale del sistema paese.
Dal fondo per l’assistenza alla ripresa per la coesione e i territori d’Europa (REACT-EU) sono, invece, previsti 47,5 miliardi di euro che daranno linfa immediata ai paesi dell’Unione. La loro attribuzione sarà, infatti, prevista già a partire da quest’anno e per tutto il prossimo.  Nello specifico i fondi destinatari di questo stanziamento saranno 3:
il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), il Fondo sociale europeo (FSE), il Fondo di aiuti europei agli indigenti (FEAD).

FESR

Il FESR destina gli investimenti secondo aree prioritarie chiave e livello di sviluppo della regione destinataria. Quattro sono le tematiche su cui strutturare i progetti:

  • innovazione e ricerca;
  • agenda digitale;
  • sostegno alle piccole e medie imprese (PMI);
  • economia a basse emissioni di carbonio.

Per quanto riguarda la distribuzione degli stanziamenti alle regioni in relazione alle quattro aree tematiche, essa dipende dalla categoria dell’ente destinatario:

  • nelle regioni più sviluppate, non meno dell’80 % dei fondi deve concentrarsi su almeno due priorità;
  • nelle regioni in transizione la concentrazione concerne il 60 % dei fondi;
  • nelle regioni in ritardo di sviluppo la concentrazione concerne il 50 % dei fondi.

Inoltre, le regioni più sviluppate devono specificamente devolvere il 20% delle risorse Fers a progetti attinenti l’economia a basse emissioni di carbonio. Quelle in transizione almeno il 15%, mentre quelle in ritardo non meno del 12%.

FSE

Gli investimenti del FSE sono destinati ad incrementare l’occupazione, soprattutto giovanile, in tutta l’Unione europea. Gli obbiettivi tematici del fondo sono:

  • la promozione dell’occupazione e il sostegno alla mobilità dei lavoratori;
  • la promozione dell’inclusione sociale e la lotta contro la povertà;
  • l’investimento in istruzione, competenze e apprendimento permanente;
  • il miglioramento della capacità istituzionale e l’efficienza dell’amministrazione pubblica.
FEAD

Istituito nel 2014, il Fondo di aiuti europei agli indigenti, è andato a sostituire il Programma europeo per la distribuzione di derrate alimentari agli indigenti (PEAD), con l’obiettivo di donare prodotti alimentari e di base a chi si trova in condizioni di povertà estrema. Nelle intenzioni della Commissione europea, il Fondo contribuirà al raggiungimento dell’obiettivo, fissato dalla strategia “Europa 2020”, di ridurre il numero di persone a rischio, in condizione di povertà e di esclusione sociale di almeno 20 milioni. La ripartizione degli stanziamenti del Fondo tra gli Stati membri tiene conto in eguale misura della popolazione in condizioni di grave deprivazione materiale e di quella popolazione che vive in famiglie ad intensità di lavoro molto bassa (base dati Eurostat).
Un’ultima parte di finanziamenti, pari a 30 miliardi di euro, verrà assegnata ad altri programmi e fondi europei quali: Orizzonte 2020 (5 miliardi di euro), InvestEU (5,6 miliardi di euro), il Fondo per lo sviluppo rurale (7,5 miliardi di euro), il Fondo per una transizione giusta (10 miliardi di euro).

Ripartizione delle risorse di NextGenerationEU
Dispositivo europeo per la ripresa e la resilienza672,5 miliardi di euro
di cui prestiti360 miliardi di euro
di cui sovvenzioni312,5 miliardi di euro
REACT-EU47,5 miliardi di euro
Orizzonte Europa5 miliardi di euro
Fondo InvestEU5,6 miliardi di euro
Sviluppo rurale7,5 miliardi di euro
Fondo per una transizione giusta (JTF)10 miliardi di euro
RescEU1,9 miliardi di euro
TOTALE750 miliardi di euro
Proposta di Piano Nazionale Italiano

Il piano italiano si svilupperà secondo tre assi strategici: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica ed inclusione sociale. All’interno di esse, si muovono sei missioni che a loro volta raggruppano sedici componenti funzionali a realizzare gli obiettivi economico-sociali definiti nella strategia del Governo. Le componenti si articolano in 48 Linee di intervento per progetti omogenei e coerenti. Per ogni missione sono indicate le riforme necessarie a una più efficace realizzazione e presentano aree “tematiche” strutturali di intervento: digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e coesione; salute.

PNRR: Struttura, Missioni e Saldi Finanziari
DIGITALIZZAZIONE, INNOVAZIONE, COMPETITIVITA’ E CULTURA    46,30 miliardi di euro  
Digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA 11,75 miliardi di euro  
Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo26,55 miliardi di euro  
Turismo e Cultura 4.0  8,00 miliardi di euro  
RIVOLUZIONE VERDE E TRANSIZIONE ECOLOGICA 69,80 miliardi di euro  
Impresa Verde ed Economia Circolare  7,00 miliardi di euro  
Transizione energetica e mobilità locale sostenibile18,22 miliardi di euro  
Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici29,55 miliardi di euro  
Tutela e valorizzazione del territorio e della risorsa idrica15,03 miliardi di euro  
INFRASTRUTTURE PER UNA MOBILITÀ SOSTENIBILE31,98 miliardi di euro  
Alta velocità ferroviaria e manutenzione stradale28,30 miliardi di euro  
Intermodalità e logistica integrata3,68 miliardi di euro  
ISTRUZIONE E RICERCA 28,49 miliardi di euro
Potenziamento delle competenze e diritto allo studio16,72 miliardi di euro  
Dalla ricerca all’impresa  11,77 miliardi di euro
INCLUSIONE E COESIONE 27,62 miliardi di euro  
Politiche per il Lavoro12,62 miliardi di euro
Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore10,83 miliardi di euro  
Interventi speciali di coesione territoriale4,18 miliardi di euro  
SALUTE19,72 miliardi di euro
Assistenza di prossimità e telemedicina 7,90 miliardi di euro  
Innovazione, ricerca e digitalizzazione dell’assistenza sanitaria 11,82 miliardi di euro  
Misure per le PMI

Un tema centrale del piano nazionale, condiviso su scala europea, è rappresentato dalla necessità di una transizione ecologica e digitale del paese, prevedendo di vincolare a interventi green e digital una quota non inferiore – rispettivamente – 37% e al 20% del totale degli stanziamenti del RRF. Si tratta di due ambiti strettamente connessi, dove le Pmi avranno un ruolo importante, soprattutto le filiere più avanzate, per riposizionare la competitività italiana su scala internazionale.  Digitalizzazione e innovazione sono la premessa alla transizione ecologica. Gli investimenti nella connettività miglioreranno la gestione dei consumi energetici e delle risorse nell’agricoltura, alimentando nuove filiere produttive e di ricerca, generando così occupazione. Nello specifico l’innovazione e la digitalizzazione delle imprese, la cosiddetta transizione 4.0, prevede incentivi fiscali che verranno riservati alle imprese che investono in beni strumentali, materiali ed immateriali, necessari ad un’effettiva trasformazione digitale dei processi produttivi, nonché alle attività di ricerca e sviluppo connesse a questi investimenti. Sono previsti inoltre progetti: per sostenere lo sviluppo e l’innovazione del made in Italy; per accrescere le catene del valore e le filiere industriali strategiche; per favorire incentivi alla crescita dimensionale e l’internazionalizzazione delle imprese, anche attraverso l’utilizzo di strumenti finanziari a leva. Per quanto concerne “Agricoltura Sostenibile e l’Economia Circolare”, l’obiettivo di una filiera agroalimentare sostenibile, passa attraverso un miglioramento della logistica e della competitività delle aziende agricole, stimolando l’implementazione delle loro prestazioni climatico-ambientali, ma anche la realizzazione di un processo di circolarità dell’economia attraverso lo sviluppo di impianti di produzione di materie prime secondarie ed un ammodernamento o una realizzazione ex novo di impianti per la valorizzazione dei rifiuti. La strategia sull’economia circolare è finalizzata a ridurre l’uso delle materie prime naturali, di cui il pianeta si va progressivamente impoverendo, utilizzando “materie prime secondarie”, prodotte da scarti e rifiuti. Per potenziare gli interventi verrà costituito un fondo operativo per far leva sulle risorse del PNRR destinato a favorire lo sviluppo dell’economia circolare.

DIGITALIZZAZIONE, INNOVAZIONE E COMPETITIVITÀ DEL SISTEMA PRODUTTIVO

Gli obiettivi generali della missione per favorire la transizione digitale e l’innovazione del sistema produttivo, spaziano dagli investimenti in tecnologie all’avanguardia e 4.0, alla ricerca, sviluppo e innovazione, sino alla cybersecurity. Dalle reti ultraveloci della fibra ottica, 5G e satellitari, all’incentivo fiscale per gli investimenti in beni materiali e tecnologici destinati a coprire il gap di digital intensity del nostro sistema produttivo rispetto al resto d’Europa (minori investimenti valutabili in due punti di PIL). Un capitolo importante è dedicato alla connettività.  La velocità e fruibilità della connessione, infatti, è prerequisito abilitante per ottimizzare le diverse “tecnologie 4.0”.  In questo senso, investire in tecnologia va, quindi, di pari passo con l’attenzione allo sviluppo e l’internazionalizzazione delle PMI e delle filiere produttive, e con le scelte di localizzazione produttiva (reshoring). L’attenzione verso la crescita e la strutturazione delle PMI, nasce dalla consapevolezza che esse sono il vero motore propulsivo del sistema Italia. Le micro e piccole imprese rappresentano, infatti, il 70% del valore aggiunto industriale non-finanziario e l’80% della forza lavoro. Frammentazione e ridotte dimensioni hanno portato, nel lungo periodo, a problemi di competitività, soprattutto nei settori dove sono maggiormente rilevanti le economie di scala e la capacità di investimento.  In questo senso, potenziando la capacità delle filiere, in particolare di quelle tecnologicamente avanzate, sarà possibile pensare di competere sui mercati internazionali e rispondere alla crisi. Altro aspetto da valutare sono le situazioni di grave tensione patrimoniale e finanziaria in molte aziende, che hanno innescato l’effetto domino sulle filiere produttive di riferimento. Nel mondo agroalimentare, ma non solo, molti produttori dipendono infatti da un elevato numero di fornitori e sub-fornitori di piccole dimensioni, non immediatamente sostituibili per ragioni qualitative, commerciali e logistiche. Risulta allora fondamentale prevedere nuovi sistemi di finanziamento che massimizzino le risorse disponibili per i sistemi produttivi sfruttando la leva finanziaria. Una parte importante di questo processo sarà destinata allo sviluppo delle regioni del sud Italia e all’occupazione giovanile. Le prime perché riconosciute quali aree europee in ritardo di sviluppo tecnologico. I giovani perché risorsa naturale di crescita del Paese. Lo stanziamento totale per questa componente è di 26,55 miliardi (di cui 800 milioni a valere sul React/EU).

Transizione 4.0

Un capitolo importante è quello della transizione 4.0 dove si prevedono incentivi per agevolare la transizione digitale e verde, sostenendo i processi virtuosi generati da trasformazioni tecnologiche interconnesse nella produzione e nella distribuzione di prodotti agroalimentari e manifatturieri. I fattori che contano sono quelli che abilitano la trasformazione digitale delle imprese creando le condizioni favorevoli alla realizzazione di investimenti innovativi. I principi fondanti del Piano possono sintetizzarsi in una strategia di politica industriale del Paese, più inclusiva e attenta alla sostenibilità.
Gli stanziamenti saranno pluriennali e orientati a sostenere una serie di misure che:

• stimolino la domanda di investimenti privati in beni strumentali, per favorire sia la trasformazione digitale delle imprese che il necessario ammodernamento di macchinari e impianti in un’ottica di efficientamento produttivo ed energetico;

• sostengano attività di ricerca e sviluppo che portino all’adozione di soluzioni nuove per il settore o mercato di riferimento.

Verranno introdotte nuove aliquote e nuovi massimali delle agevolazioni e verrà semplificato ed accelerato il processo di erogazione del vantaggio fiscale. Inoltre, l’estensione degli investimenti agevolabili, che a partire dal 2021 includono un bacino più ampio di beni strumentali immateriali, dovrebbe consentire il coinvolgimento maggiore delle piccole imprese che storicamente devono colmare un divario in termini di digitalizzazione di base. Infine, sempre in favore delle piccole imprese, il progetto prevede un bacino più ampio di beni strumentali immateriali agevolabili e meccanismi semplificati e accelerati di compensazione dei benefici maturati (credito d’imposta) per le aziende con fatturato annuo inferiore ai 5 milioni di euro. Lo stanziamento complessivo per questo progetto è pari a 18,8 miliardi a cui si aggiungono risorse complementari per 6 miliardi e 760 milioni provenienti dagli stanziamenti della Legge di Bilancio.

 Politiche industriali di filiera e internazionalizzazione

La proposta mira a sostenere le filiere industriali che maggiormente hanno risentito degli effetti della crisi e che per superare il divario si impegnino nel processo d’innovazione e di sostenibilità ambientale, con l’obbiettivo di migliorare il posizionamento nelle catene del valore europee e globali e di ridurre la dipendenza da paesi terzi. Al primo posto le imprese che promuovono nel mondo i prodotti del made in Italy, con particolare riferimento a quelle di minori dimensioni. Gli stanziamenti verranno devoluti a fondi operativi specializzati negli strumenti finanziari, sui rischi assunti e suddivisi per settori di intervento. Con questi ultimi collaboreranno anche intermediari finanziari e partner, attraverso acquisizioni di quote capitale o finanziamenti. In questa direzione, saranno incentivate le integrazioni e le interconnessioni tra le aziende nelle diverse fasi dei processi produttivi, favorendo, con strumenti idonei, anche processi di fusione e di patrimonializzazione. Lo stanziamento totale per questo progetto è di due miliardi.
Sempre a supporto della competitività delle micro e piccole imprese, verranno messi a disposizione strumenti più agili di accesso al credito, per bilanciare la crisi di liquidità provocata dall’emergenza sanitaria ed il contestuale calo di fatturato. In questa direzione va letta la scelta di creare una sinergia tra più programmi europei ed il rifinanziamento del Fondo di Garanzia. Lo stanziamento totale per questo progetto è di 800 milioni su React-EU, a cui si aggiungono risorse complementari per un miliardo dai progetti PON e per tre miliardi e 100 milioni dagli stanziamenti della Legge di Bilancio.

 Siti Minori, Aree Rurali e Periferie

Due parole su questa linea di intervento che risulta complementare allo sviluppo competitivo delle PMI agricole e agroindustriali. L’obiettivo è quello di realizzare interventi di valorizzazione del grande patrimonio di storia, arte, cultura e tradizioni presenti nei piccoli centri italiani dall’enorme potenziale naturalistico, paesaggistico e culturale. Sotto questa linea si interverrà sui piccoli borghi storici e rurali con un Piano Nazionale Borghi. Verrà favorita la rinascita delle antiche strutture agricole e dei mestieri tradizionali. Si sosterrà l’attivazione di iniziative imprenditoriali e commerciali, come le nuove modalità di ricettività quali ospitalità diffusa e albergo diffuso, per la rivitalizzazione del tessuto socio-economico dei luoghi, contrastando lo spopolamento dei territori e favorendo la conservazione del paesaggio e delle tradizioni e riqualificando l’edilizia rurale e storica. Un capitolo a sé avrà l’ambiente, attraverso la riqualificazione di parchi e giardini storici, mettendo in piedi un’estesa azione di recupero e valorizzazione degli stessi nella prospettiva di una loro corretta manutenzione, gestione e fruizione pubblica.

Turismo e Cultura 4.0

Questo capitolo del piano nazionale mira a promuovere l’interazione tra scuola, università e impresa attraverso l’allineamento tra le esigenze concrete delle imprese e le attività di formazione specialistica e affiancamento. Verrà promossa la formazione professionale di qualità nel settore del turismo, attraverso la creazione di una struttura nazionale per l’alta formazione e la formazione del personale addetto alle attività turistiche e di accoglienza. Le direttrici saranno: la transizione green e digitale degli operatori e l’integrazione fra strutture ricettive e territorio attraverso l’innovazione tecnologica, un’offerta turistica basata sulla sostenibilità ambientale, l’innovazione e la digitalizzazione dei servizi. Anche in questo ambitoc, per superare il gap con l’estero, saranno favoriti i modelli innovativi di organizzazione del lavoro anche attraverso lo sviluppo di network e altre forme di aggregazione. Un tema centrale sarà l’incentivo alle iniziative dedicate al cosiddetto “Turismo lento”. Un nuovo approccio al viaggio, che punta a valorizzare l’identità storica, naturalistica e culturale attraverso la creazione e l’offerta di cammini, percorsi ciclabili e percorsi ferroviari, alla scoperta di luoghi d’interesse e aree archeologiche sconosciute ai più. Nei siti oggetto di intervento sarà data particolare importanza alle modalità smart di comunicazione sia degli interventi sostenuti, sia del beneficio che ne deriva alla comunità dalla valorizzazione di quei luoghi. Questo intervento beneficia di risorse complementari per 150 milioni provenienti dai progetti PON.

AGRICOLTURA SOSTENIBILE ED ECONOMIA CIRCOLARE

Fra gli obiettivi prioritari per conseguire una filiera agroalimentare sostenibile, migliorando la competitività delle aziende agricole e le loro prestazioni climatico-ambientali, vi sono: il recupero delle materie prime secondarie riducendo il processo d’inquinamento da CO2; il potenziamento delle infrastrutture della logistica del comparto; la creazione di posti di lavoro legati all’economia verde. Tre le linee di intervento. La prima linea d’azione, “Agricoltura sostenibile”, prevede iniziative per la competitività, la riqualificazione energetica e la capacità logistica del comparto agroalimentare italiano. La seconda, intitolata “Economia circolare e valorizzazione del ciclo integrato dei rifiuti”, si concentra sul revamping di istallazioni esistenti e la costruzione di nuovi impianti per la valorizzazione e la chiusura del ciclo dei rifiuti, affrontando in particolare situazioni critiche attualmente esistenti nella gestione dei rifiuti in grandi aree metropolitane del Centro e Sud Italia. Infine, la terza componente, “Progetti di economia circolare per la riconversione di processi industriali”, mira a supportare con interventi a bando la riconversione di industrie quali la chimica verso la sostituzione di materie prime maggiormente inquinanti con materiali da riciclo.
Andando nel dettaglio della ripartizione delle competenze, sarà compito del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare proporre nei prossimi mesi la strategia nazionale dell’economia circolare. Essa perseguirà la riduzione dell’uso di materie prime non rinnovabili, la diminuzione del volume di rifiuti, il riutilizzo e il riciclo dei rifiuti, attraverso l’introduzione di sistemi di tracciabilità dei flussi di materiali, l’innovazione tecnologica, la diffusione di buone pratiche e l’adozione di strumenti per favorire la sinergia tra i settori pubblico e privato e pianificare le infrastrutture per chiudere il ciclo dei rifiuti. Sotto il profilo normativo verrà modificata la disciplina primaria e secondaria per il riconoscimento della fine della qualifica di rifiuto per numerose tipologie di materiali prodotti nella filiera del riciclo e per accelerare i procedimenti autorizzativi degli impianti e del loro esercizio.
Una voce importante nella valutazione delle iniziative oggetto di finanziamento è costituita dall’adozione dei principi di LCA, dall’uso di biomateriali e dalla certificazione dei processi.

LCA- Life Cycle Assessment

Si tratta di uno strumento utilizzato per analizzare l’impatto ambientale di un prodotto, di un’attività o di un processo lungo tutte le fasi del ciclo di vita, attraverso la quantificazione dell’utilizzo delle risorse e delle emissioni nell’ambiente associate al sistema oggetto di valutazione.
Elementi di analisi per stabilire l’impatto ambientale del ciclo di vita del prodotto e del suo packaging sono: l’estrazione e fornitura delle materie prime, le fasi della sua produzione, l’imballaggio utilizzato, il trasporto dal sito di produzione al punto vendita, il suo utilizzo ed infine, lo smaltimento del prodotto e del suo packaging. In questo senso LCA, rappresenta una guida per il miglioramento dei prodotti esistenti e per la creazione di nuovi.

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