lunedì, Aprile 13, 2026

Aprile 2025

Editoriale

di Ivano Maccani e Denise Boriero

La fotografia scattata dalle Nazioni Unite attraverso il Rapporto sull’andamento demografico ci dice che nel 2080 inizierà il calo della popolazione mondiale.
Il nostro Paese risulta purtroppo essere già in fase discendente. Secondo le proiezioni, dovremmo passare dai 60,6 milioni di abitanti del 2014 a 50 milioni nel 2055. Tutto ciò nonostante i progressi sanitari che comportano da un lato un calo della mortalità infantile e dall’altro un aumento delle aspettative di vita. A compensare il calo che si registra in Italia ed in altri territori come Cina, ma anche Corea del Sud, Germania, Spagna e Giappone, saranno soprattutto Paesi come il Congo, Etiopia, Nigeria ed India. La popolazione degli Stati Uniti potrà continuare a crescere solo grazie all’immigrazione.
Riposizionando i riflettori sul nostro Paese, dobbiamo purtroppo constatare un ulteriore e concomitante fattore negativo, ossia la fuga dei giovani che scelgono di trasferirsi all’estero. Cifre alla mano, nell’arco temporale 2022/2023 a fronte di 37.000 persone che sono rientrate, quasi 100.000 sono quelle che hanno lasciato l’Italia. Le cause di questa preoccupante progressiva emorragia di capitale umano – il 40% del quale è laureato – vanno ricercate soprattutto nel desiderio di carriere più veloci, salari più alti, migliori condizioni di vita e di opportunità di studio e formative. 
Secondo le stime della Fondazione Nord Est, limitandoci al biennio 2021/22, il valore annuo del capitale umano giovanile in uscita ammonterebbe a 8,4 miliardi di euro. Il tutto a favore dei Paesi di destinazione e a scapito del nostro, che non può assolutamente permettersi tutto ciò per evitare il rischio reale di un futuro insostenibile. Dovranno pertanto essere incrementati gli sforzi per invertire l’attuale tendenza, diventando non più paese “passivo” ma “attivo” nella lotta globale di attrazione dei giovani talenti. 
Non possiamo assolutamente perdere tempo, servono nuove ed efficaci strategie. Si dovranno riorganizzare istruzione, lavoro, pensioni e welfare e la formazione dovrà essere intesa come un’attività che ci accompagna per tutta la vita. Non si può tenere in considerazione che le differenze salariali rappresentano di fatto un importante incentivo per trasferirsi e allo stesso tempo andrebbe rivisitato l’atteggiamento nei confronti dell’immigrazione che – opportunamente gestita – può e deve rappresentare un grande opportunità. Anche l’intelligenza artificiale potrà rappresentare un’importante risorsa per compensare il progressivo disallineamento tra domanda e offerta di lavoro, offerta che al 2030, secondo stime del Monitor, si ridurrà di ulteriori 805.000 unità. Infatti l’ I.A., a condizione di una necessaria riprogettazione dei sistemi di formazione, potrà garantire la continuità di servizi fondamentali.

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