Come il COVID e la guerra in Ucraina stanno ridisegnando l’economia e il management

di Matteo Montagner
Fine della pandemia e post Covid

Tutto sembra tornato alla normalità. La pandemia da Covid 19 dopo l’annuncio dell’OMS sembra ormai restituirci un mondo che progressivamente torna alla normalità, il conflitto bellico in Ucraina e altre situazioni di instabilità globale continuano a minacciare l’assetto economico globale, ma sembrano anche essere fenomeni che nella loro drammaticità si stanno cronicizzando per poi giungere nel tempo a una qualche soluzione anche di compromesso.
Il “vecchio” mondo prepandemia sembra essersi rivelato più resiliente (parola molto in voga nel periodo prepandemico) di quanto non ci aspettassimo.
Lo smart working totale, salvo in alcune dimensioni ed esperienze limitate, lascia spazio a nuove formule ibride di lavoro in sede e da remoto, gli uffici e le città hanno ricominciato a ripopolarsi restituendoci nuovamente tutto il loro vivere frenetico e caotico.
Sono ripresi i meeting in presenza e le convention, l’imbarazzo nello stringersi la mano sembra ormai progressivamente in fase di affievolimento come l’inquietudine che qualche colpo di tosse può generare nel pubblico durante un discorso tenuto ad un evento.
Tutto sembra tornare lentamente ai vecchi equilibri.
Ne siamo davvero sicuri?
La globalizzazione continua ad essere attuale o le filiere si stanno accorciando?
Siamo più interconnessi o stiamo tornando ad una dimensione più ridotta delle nostre comunità?
La recente pandemia è stata molto impattante in particolare per gli aspetti relativi alla salute, ma ha rimodellato anche l’economia e la società. Finora ha ampiamente favorito le grandi aziende, che hanno avuto la possibilità di avvalersi di risorse maggiori e pertanto di poter “reggere” e sfruttare al meglio la necessaria transizione verso il distanziamento sociale e gli ordini online. Anche nelle restrizioni imposte per la pandemia i “ricchi” hanno potuto ovviare ai disagi dell’isolamento grazie agli spazi offerti dalle loro “grandi” case e spostarsi agevolmente all’estero grazie alla disponibilità economica e anche volando su jet privati. Le grandi Aziende Farmaceutiche hanno realizzato profitti redditizi grazie alle entrate della vendita dei vaccini che hanno contribuito ai loro bilanci per circa 26 miliardi di dollari alla fine del 2021.
Ma nel generale panorama economico mondiale i maggiori vincitori sono state le principali Aziende Digitali: Amazon, Apple, Tencent, Microsoft, Google, Meta, Ant, Netflix, Hulu che hanno festeggiato profitti record sia nel 2020 che nel 2021.
A dispetto di questa ascesa tecnologica, che potremmo definire “shock da pandemia”, l’emergenza sanitaria ha devastato il sistema economico ed imprenditoriale italiano. Nel 2020, “annus horribilis”, in Italia le imprese sono diminuite di oltre 300.000 unità, di cui 240.000 per cause direttamente imputabili alla pandemia.

Post Covid ed era digitale

Milioni di Aziende sopravvissute ora devono fare sempre più affidamento per servizi e prodotti su società che agiscono con la logica del “pedaggio” come Google e Amazon, su aziende che cioè addebitano una commissione per le transazioni una volta eseguite dai titolari di piccole imprese.
Tuttavia, anche se molte aziende non sono riuscite a superare la crisi, nel periodo della pandemia iniziò a emergere un’intera nuova generazione di imprenditori. Molte piccole Imprese potrebbero non tornare mai più ai livelli pre-Covid, poiché le persone si sono abituate alla comodità degli acquisti online, ma alcune stanno trovando nuove attività nei Centri Commerciali e hanno scoperto nuovi modi, utilizzando i social media e la tecnologia, per raggiungere più clienti. Per la prima volta da anni c’è stato un aumento dell’attività di avvio a livello di base. Il lavoro autonomo, che ha pagato pesantemente gli effetti della crisi, ha la possibilità di riprendersi più rapidamente rispetto ai tradizionali lavori salariati, poiché sempre più persone si reinventano come imprenditori.
Le città sono sopravvissute per almeno cinque millenni, in gran parte cambiando sé stesse. Oggi le città devono adattarsi a un’ampia urbanizzazione “in rete”: “La città dei bits”1 proposta per la prima volta dal futurista William Mitchell nel 1997. Nell’emergere di un “ambiente potenziato elettronicamente” Mitchell prevedeva profeticamente che questa metropoli high-tech avrebbe intensificato la concentrazione della ricchezza in pochi luoghi. Talento, denaro e volontà di potere hanno una nuova capacità di spostarsi in qualsiasi luogo li attragga.
La “città intelligente” proposta da aziende tecnologiche come Google potrebbe rendere le città più efficienti, ma ciò potrebbe andare anche a scapito della privacy con l’opportunità per le grandi aziende di monitorare le nostre vite per vendere più pubblicità.
Grazie alla tecnologia le comodità della vita urbana, come la banda larga, le possibilità di assistere a manifestazioni di arte, cultura e intrattenimento stanno diventando disponibili in più località, a volte anche in aree prevalentemente rurali.

Media digitali e quali scenari geo-politici ed economici

A livello mondiale si assiste alla continua espansione dei media digitali e, in particolare, dell’Intelligenza Artificiale. L’Intelligenza Artificiale (IA) è il nuovo elemento vincente dell’era digitale con promettenti prospettive di applicazione in molteplici settori che vanno dalla didattica alla sicurezza.
I promotori del settore vedono l’ascesa dell’IA come decisamente buona per il suo impiego nell’industria e nella società civile, nonché per l’industria dei chip nelle automobili, nell’elettronica di consumo e nella produzione di telefoni cellulari. Peraltro si è scatenata nel settore una accanita lotta concorrenziale tra produttori statunitensi e di Taiwan e quelli di Cina, Corea del Sud e Giappone.
Alcuni potrebbero vedere l’ascesa dell’IA come il presagio di un’utopia tecnologica, ma il pericolo più probabile da evitare è quello di una società completamente regolata e controllata dalla tecnologia IA, e quindi spersonalizzata e basata su principi utilitaristici e non più affidata a regolatori umani, e l’emergere di un sistema economico mondiale dipendente e incentrato sulla Cina, Paese che ha caratteristiche autocratiche.
L’invasione russa dell’Ucraina è l’altro principale elemento di destabilizzazione del sistema economico mondiale ed in particolare di quello europeo. La conseguente crisi umanitaria ha già causato la fuga dalla loro terra di oltre due milioni di rifugiati. Inoltre l’aumento dei prezzi dell’energia ha innescato processi inflattivi sui beni in particolare alimentari in ambito europeo e potrebbe portare a una catastrofe ancora peggiore in Africa e in altri Paesi in via di sviluppo.
Stiamo tornando a qualcosa di simile al “Grande Gioco” del XIX secolo, che vide le grandi potenze dell’epoca competere per assicurarsi le risorse in Asia e in Africa.
Questi scenari vengono ben descritti nel libro di Joel Kotkin2 “The coming of Neo-feudalism. A warning to the global middle-class”3 (L’avvento del neofeudalesimo. Un monito alla classe media globale).
Nel libro, Kotkin descrive come le nuove tecnologie stiano portando a un progressivo riaccentramento delle competenze, delle ricchezze, delle potenzialità progettuali concentrando nelle mani di pochi risorse enormi. La digitalizzazione, dopo una iniziale ondata di democratizzazione, sta invece portando a nuove forme di centralismo distribuito con verticalità che l’autore paragona al periodo feudale dove abbiamo la presenza di potentati distribuiti a sfavore di uno stato centrale caratterizzato da un’assenza di governance e potenze apicali divise.
Ma speriamo che queste siano solo previsioni di un futuro distopico che abbiamo però la possibilità di evitare.

Le nuove qualità necessarie per i Manager per affrontare le crisi globali del post pandemia

Che cosa possiamo apprendere a livello manageriale partendo dal presupposto evidente che nessuno possiede poteri divinatori e che il futuro è inevitabilmente per noi una incognita?
Apprendiamo che probabilmente siamo troppo concentrati a guardare a corto raggio o a lungo raggio, mentre la visione deve essere ambivalente, siamo ora troppo intenti a monitorare le nostre filiere locali o ad attenzionare una situazione globale, mentre globale e locale, la parte e il tutto, vanno viste nel loro insieme, solo una visione sistemica può caratterizzare il bravo Manager e permettergli quelle virate al momento opportuno che possono costituire l’acquisizione di un vantaggio competitivo rispetto ai propri competitor o un fattore di sopravvivenza, evitando magari che la nostra “nave” impresa incappi in una tempesta o negli scogli.
Il peso della Cina e dell’asse Cina-Russia sta diventando sempre più preponderante con tensioni che potranno avere un impatto importante sugli assetti della globalizzazione così come li abbiamo conosciuti, spostando probabilmente parti significative di produzione in Paesi come Vietnam, Cambogia e in generale Sud-Est Asiatico.
La pandemia è stata un acceleratore di tendenze: avevamo sistemi di videocall da anni, ma mai avevano assunto una preponderanza così ipertrofica come nel periodo covid, idem per lo smart working con un conseguente impatto per le nostre città e i fenomeni di gentrificazione, anche in questo caso i modelli ibridi sembrano vincenti, quindi meglio restare flessibili.
Alcune tendenze nel pricing non rientreranno ai livelli prepandemia e preconflitto.
In questa situazione generale prima evidenziata la figura del Manager assume un ruolo ancora più determinante per rispondere alle sfide economiche e sociali dei prossimi anni.
Per affrontare le nuove contingenze e cogliere le opportunità della ripresa economica del post pandemia è necessario che i Manager si attrezzino con una serie di qualità aggiuntive per gestire in modo ottimale enti, aziende, sistemi e livelli progettuali e organizzativi che consentano di conciliare nell’attività lavorativa resilienza ed evoluzione.
In particolare, è necessario affrontare la trasformazione digitale delle imprese, imposta dallo smart working, con il giusto approccio al cambiamento che però non si riveli in definitiva controproducente se l’evoluzione organizzativa non viene affrontata e gestita dai Manager con le giuste misure, per evitare gli impatti negativi come disorganizzazione e stress da lavoro. Vi sono pertanto degli aspetti fondamentali dell’attività aziendale da salvaguardare.
L’applicazione del lavoro a distanza, dopo un avvio e un utilizzo quasi totale, generalmente positiva ha tuttavia denotato nel lungo andare la necessità di essere meglio calibrata per contemperarla con l’attività da svolgere in ufficio in presenza. L’approccio corretto deve contemperare le necessità di innovare il modello organizzativo dell’impresa senza pregiudicarne l’efficienza, la collegialità del lavoro e la condivisione delle informazioni evitando contrapposizioni attraverso una leadership con il giusto modo di porsi per affrontare i problemi. L’aspetto fondamentale che deve guidare l’attività del Manager negli aspetti lavorativi in azienda è di considerare prima di tutto “la centralità della persona”. Quando si entra direttamente nello specifico delle questioni lavorative è sempre necessario valutare che i collaboratori hanno necessità familiari, reazioni emotive, aspirazioni ed esigenze che devono essere correttamente valutate e, se necessario, affrontate e discusse.
In definitiva il Manager della nuova era deve approcciarsi con la necessaria “intelligenza emotiva”. Il nuovo Manager deve avere quindi la capacità di riconoscere, distinguere e capire nel modo appropriato le proprie e altrui emozioni e soprattutto deve saperle gestire per conseguire i risultati attesi. Il Manager deve avere nella propria attività operativa e relazionale la capacità di porsi nel proprio ruolo direttivo nei confronti dei collaboratori in modo proattivo così da superare le difficoltà dovute alle distanze gerarchiche e alla dislocazione fisica dei lavoratori. Pertanto l’attività va impostata a prescindere dall’utilizzo o meno del lavoro a distanza e le risorse umane vanno dirette anche da remoto con competenza e capacità di riconoscere e gestire in modo sistematico le necessità e le incertezze dei collaboratori.
Le capacità cardine necessarie per affrontare le problematiche che devono essere in possesso del Manager riguardano le capacità umane e professionali di gestire le negoziazioni e il lavoro di gruppo, il sistematico ricorso al “problem solving”, al pensiero critico con la corretta analisi dei fatti e degli elementi di giudizio, nonché alla pratica dell’ascolto attivo.
Altro elemento che deve caratterizzare l’azione del Manager, anche nella prospettiva di una organizzazione aziendale diffusa attraverso il lavoro a distanza, è l’assunzione di responsabilità in base alle mansioni svolte in modo tale da stabilire per tempo gli obbiettivi da raggiungere, che ovviamente devono essere ragionevoli e in linea con la “mission” aziendale, e così prevenire situazioni future potenzialmente problematiche, sapendo raggiungere i risultati attesi a prescindere dalla localizzazione dei team lavorativi.
Un ultimo requisito che non deve mai venire meno a un buon Manager per affrontare le nuove sfide del post pandemia è l’autorevolezza che consente di agire nell’Organizzazione senza schemi preconfezionati, ma invece sulla base di attente valutazioni, competenze specifiche nelle materie necessarie e pareri degli esperti.

  1. William J. Mitchell, La città dei bits. Spazi, luoghi e autostrade informatiche, Mondadori Electa, 01/01/1997. ↩︎
  2. Descritto dal New York Times come “il super geografo d’America”, Joel Kotkin è un’autorità riconosciuta a livello internazionale sulle tendenze globali, economiche, politiche e sociali. ↩︎
  3. J.Kotkin, The coming of Neo-feudalism. A warning to the global middle-class, Encounter Books (25 giugno 2020). ↩︎
NEWS

I PIÙ LETTI