L’internazionalizzazione delle PMI all’esame della Corte dei Conti dell’UE

di Luigi Fruscione

La Corte dei Conti dell’Unione europea ha pubblicato il 17 maggio di quest’anno una interessante relazione speciale – la n.7 – sugli strumenti di internazionalizzazione rivolti alle Piccole e Medie Imprese1 che, in ambito europeo, rappresentano il 99% di tutte le imprese fornendo ben due terzi dei posti di lavoro in ambito privato2.
Come rilevato nel documento “nel 2019 un’indagine condotta dal Comitato delle regioni e dall’associazione Eurochambers, rivolta ai rappresentanti e alle parti interessate locali e regionali, nonché alle camere di commercio nazionali e regionali nell’UE, ha rilevato che le PMI erano ancora scarsamente informate in merito agli accordi di libero scambio, con oltre il 70% di coloro che hanno risposto al questionario del parere che le informazioni pratiche sulla modalità di ricorso all’accordo erano insufficientii colloqui tenuti dalla Corte con la Commissione, unitamente alle relative risposte ai questionari scritti, hanno altresì mostrato che i vantaggi degli accordi di libero scambio per le PMI sono ancora poco conosciuti”.
La finalità perseguita dalla Corte è quella di verificare se il sostegno dell’UE sia coerente e coordinato e se dia un contribuito all’internazionalizzazione delle PMI.
In particolare la relazione intende dare risposta ai seguenti quesiti: 1) il sostegno dell’UE all’internazionalizzazione delle PMI è coerente e coordinato? 2) l’EEN3 e Startup Europe4, in quanto due delle azioni principali gestite direttamente dalla Commissione, contribuiscono con successo all’internazionalizzazione delle PMI?
Nonostante i numeri evidenzino una struttura imprenditoriale dell’Unione basata proprio su realtà medio piccole rileva la Corte come “le PMI non contribuiscono al commercio internazionale nella stessa misura delle aziende più grandi; alle PMI si attribuisce solo il 30% delle esportazioni totali (in termini di valore)5 verso paesi non-UE” ed ancora “i mercati europei e mondiali sono pertanto importanti per la crescita delle PMI, le cui piccole dimensioni non implicano – o non dovrebbero implicare – il fatto che non possano ambire a trarre dal commercio transfrontaliero gli stessi vantaggi delle imprese più grandi”.
Ma quali sono gli ostacoli che le PMI trovano lungo il percorso di internazionalizzazione? La Corte risponde al quesito ritenendo che tra i diversi fattori che vengono in rilievo vi sono quelli 1) di una carenza generale di conoscenze in relazione al commercio internazionale o alle opportunità commerciali in altri Paesi; 2) leggi straniere complesse; 3) regimi doganali e altre barriere amministrative; 4) risorse e capacità limitate (tra cui l’accesso ai finanziamenti); 5) avversione al rischio e scarsa conoscenza dei regimi di sostegno pubblico.
Preliminarmente la Corte fornisce una sorta di definizione del concetto di “internazionalizzazione” secondo cui essa rappresenta quel “processo di partecipazione delle imprese ai mercati internazionali (UE o non-UE), principalmente tramite l’esportazione, ma anche attraverso l’importazione e la cooperazione tecnica”.
Lo Small Business Act del 2008 rappresenta il fondamento del sostegno alle PMI per la realizzazione di una politica globale dell’UE in relazione all’internazionalizzazione delle PMI, sia nel mercato unico che al di fuori dell’UE.
Il programma viene qualificato con il nome simbolico di “Act” in quanto si intende sottolineare “la volontà di riconoscere il ruolo centrale delle PMI nell’economia europea6.
Tale strumento si basa su dieci principi ed è strutturato in diverse azioni concrete finalizzate a superare gli ostacoli che frenano il potenziale di sviluppo e di creazione di posti di lavoro delle PMI.
Il punto di partenza del programma è la considerazione che “dall’esame intermedio della politica moderna dell’UE a favore delle PMI tra il 2005 e il 2007 emerge che sia gli Stati membri sia l’UE hanno fatto progressi verso un contesto più favorevole alle PMI” ed ancora, si legge nella Comunicazione del 2008, “nonostante questi passi avanti incoraggianti, l’UE deve adottare ulteriori più ampie misure per liberare tutte le potenzialità delle PMI”… Essere favorevole alle PMI deve divenire politicamente normale, in base alla convinzione che le regole devono rispettare la maggioranza di coloro che le usano: ecco il principio “Pensare anzitutto in piccolo” (Think Small First). Lo “Small Business Act” mira perciò a migliorare l’approccio politico globale allo spirito imprenditoriale, ad ancorare irreversibilmente il principio “Pensare anzitutto in piccolo” nei processi decisionali – dalla formulazione delle norme al pubblico servizio – e a promuovere la crescita delle PMI aiutandole ad affrontare i problemi che continuano a ostacolarne lo sviluppo.
In particolare, il settimo ed il decimo punto del programma prevedono rispettivamente di aiutare le PMI a beneficiare delle opportunità offerte dal mercato unico (VII) ed incoraggiare e sostenerle affinché possano beneficiare della crescita dei mercati (X).
Nel 2011 viene emessa, da parte della Commissione, la comunicazione “Piccole imprese, grande mondo” in cui viene definita una strategia dell’UE a sostegno dell’internazionalizzazione delle PMI.
Nell’introduzione al documento si evidenzia come “l’Unione europea deve reperire nuove fonti di crescita per creare occupazione e benessere per i suoi cittadini. Importanti mercati extraunionali con forti tassi di crescita, come quello della Cina, dell’India, della Russia e del Brasile, rappresentano rilevanti opportunità per le imprese dell’UE. Considerato l’attuale contesto economico, le esportazioni verso i mercati in espansione al di fuori dell’UE possono costituire un solido apporto alla crescita economica. Per le PMI l’internazionalizzazione al di là dei confini esterni dell’UE è la condizione per poter cogliere queste opportunità”.
L’obiettivo dichiarato del Programma è quello di “creare le condizioni per assicurare che le PMI siano parimenti impegnate sui mercati extra-UE. Ovviamente le attività di molte microimprese e di quelle dei settori non commerciali sono per loro natura locali. Tuttavia sussiste per le PMI un vasto potenziale inutilizzato nei settori commerciali, quali le fabbricazioni innovative e l’industria creativa, al fine di ampliarsi al di là dell’Unione europea verso nuovi mercati in crescita, ed ottenere i proventi delle esportazioni, nonché tecnologie, capitale, e aumenti della produttività”; infatti si rileva come “vi sono segnali che rivelano un nesso forte tra internazionalizzazione e competitività delle imprese e una notevole capacità d’innovazione rispetto alle PMI attive soltanto a livello locale. È a questo potenziale di crescita delle PMI non ancora utilizzato che l’UE deve attingere al fine di accelerare la crescita e creare occupazione per tutta l’economia europea”.
I progetti predisposti dall’Unione al fine di contribuire all’internazionalizzazione delle proprie imprese si basano principalmente sull’Enterprise Europe e sullo Startup Europe a cui se ne aggiungono altri quali i Fondi strutturali e d’investimento europei (fondi SIE), il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), Orizzonte 2020 e gli strumenti di politica estera7.
In particolare gli strumenti previsti dall’Unione europea variano dalle reti di supporto finalizzate a fornire informazioni generali e consulenza, all’assistenza finanziaria e agli strumenti informatici, nonché ai portali ed helpdesk che forniscono informazioni sui requisiti normativi per il commercio internazionale; tra questi alcuni strumenti sono rivolti esclusivamente alle PMI (e, in taluni casi, anche alla loro internazionalizzazione), mentre per altri le PMI figurano nell’ambito di solo uno dei tanti settori sostenuti.
In tal senso la Corte evidenzia come tra gli strumenti rivolti appositamente all’internazionalizzazione delle piccole e medie imprese vi siano gli “EEN, iniziativa Startup Europe, rete europea dei cluster, Centro UE-Giappone per la cooperazione industriale, centro UE per le PMI in Cina, rete ELAN UE-America latina, rete ENRICH, il programma EU Gateway, Eurostars e gli helpdesk sui diritti di proprietà intellettuale” per un ammontare di circa 850 milioni di euro nel periodo 2014-2020.
Il programma di maggior importanza, come detto, è l’EEN – rilasciato dall’UE nel 2008 – il cui obiettivo principale secondo la Corte “è fornire servizi a valore aggiunto che contribuiscano al potenziamento della competitività e della sostenibilità delle PMI, nonché delle loro capacità innovative di crescere e svolgere attività commerciali in Europa e al di fuori d’Europa”.
I servizi offerti tramite l’Enterprise Europe Network sono volti ad aiutare le PMI ad innovarsi, crescere ed espandersi sia nell’UE che al di fuori di essa attraverso la trasmissione di competenze, la fornitura di contatti e la mediazione di eventi, al fine di promuovere partenariati internazionali, nonché l’erogazione di servizi di consulenza sui mercati internazionali e sull’innovazione.
Come rilevato nella Relazione della Corte dei Conti UE la strategia volta ad internazionalizzare le PMI adottata dalla Commissione europea è imperniata su una serie di azioni, tra cui: 1) mappare la fornitura esistente di servizi di sostegno al fine di rendere possibile un approccio più coerente e razionale in futuro; 2) creare un unico punto di accesso virtuale per le informazioni destinate alle PMI che desiderano operare al di là dei confini dell’UE; 3) rendere i regimi di sostegno a livello dell’UE più coerenti, al fine di massimizzarne l’impatto; 4) promuovere cluster e reti per l’internazionalizzazione delle PMI.
Il tema dell’accesso alle informazioni da parte delle PMI è ritenuto elemento essenziale per l’accesso ai nuovi mercati tanto che la Commissione si era impegnata a realizzare una serie di azioni volte a migliorare tale aspetto dando vita alla creazione di un portale per l’internazionalizzazione che aveva l’obiettivo di fornire informazioni utili su tutti i servizi a disposizione in questo ambito.
Aspetto su cui si sofferma la Corte è che “per la Commissione, tuttavia, è stato molto difficile mantenere aggiornate le informazioni relative ai servizi di sostegno pubblici e privati all’interno e al di fuori dell’UE. Inoltre, fornire dati provenienti da servizi di supporto privati, per i quali la Commissione non poteva essere responsabile, attraverso un portale pubblico ha posto una serie di difficoltà aggiuntive sotto il profilo legale. Tali criticità hanno determinato la chiusura del portale nel 2017”.
Tre anni più tardi, nel 2020, la Commissione europea ha data vita al portale “Access2Market”8 coordinato da DG Trade che fornisce informazioni su come esportare e importare dall’UE, sui prodotti in riferimento ai seguenti ambiti: tariffe, tasse, procedure doganali, regole di origine, ostacoli agli scambi, requisiti dei prodotti, statistiche per tutti i Paesi dell’UE e per oltre 120 mercati delle esportazioni in tutto il mondo.
Lo strumento riunisce in un unico database l’ex banca dati sull’accesso ai mercati (Market Access Database), il servizio di assistenza sugli scambi commerciali dell’UE (EU Trade Helpdesk) e include anche la banca dati sulle “norme di origine”, nonché lo strumento di autovalutazione delle norme di origine (ROSA).
Il Portale ha una guida relativa alle modalità di utilizzo attraverso la sezione il My trade assistant9.
Sul punto la relazione speciale si sofferma sulla circostanza che “secondo i portatori di interessi e le associazioni di PMI, due delle principali barriere all’ottenimento di maggiori benefici dal ricorso agli accordi di libero scambio da parte delle PMI sono la scarsa conoscenza e la complessità delle procedure relative alle “norme di origine”, che determinano l’origine dei prodotti e, in tal modo, definiscono se sono applicabili eventuali tariffe preferenziali nel quadro di un dato accordo di libero scambio. Nell’ambito del portale Access2Markets, la Commissione ha lanciato lo strumento di autovalutazione delle “norme di origine” (ROSA) al fine di aiutare le imprese, in particolare le PMI, a decidere se rientrano in tali procedure”.
Ovviamente alla base dell’utilizzo del Portale vi è la necessaria conoscenza, comunque, della materia doganale e quindi delle regole di classificazione di una merce, di origine sia non preferenziale che preferenziale (ad esempio quelle che attengono al conferimento dell’origine attraverso una trasformazione sostanziale o sufficiente; per l’origine preferenziale le regole contenute nei Protocolli di origine, etc.), etc.
Ad esempio, facciamo il caso di una azienda che vuole importare un certo tipo di fotocamera sportiva digitale in tal caso occorrerà verificare la voce del Sistema Armonizzato e poi TARIC da prendere in esame (attraverso le regole di interpretazione del SA nonché delle Note Esplicative del SA – che sono a pagamento -, delle ITV10 e delle eventuali sentenze della Corte di Giustizia); dal  testo delle voci il capitolo che si ritiene più rispondente è quello che fa riferimento alle “macchine, apparecchi e materiale elettrico e loro parti; apparecchi per la registrazione o la riproduzione del suono, apparecchi per la registrazione o la riproduzione delle immagini e del suono per la televisione, e parti ed accessori di questi apparecchi” (capitolo SA 85); la voce di capitolo è la SA 8525 “apparecchi trasmittenti per la radiodiffusione o la televisione, anche muniti di un apparecchio ricevente o di un apparecchio per la registrazione o la riproduzione del suono; telecamere; fotocamere digitali e videocamere digitali”, mentre la sottovoce è la SA 8525 89 le “telecamere, fotocamere digitali e videocamere digitali”, diverse da quelle ”ad alta velocità, specificate nella nota di sottovoci 1” del capitolo 85, diverse da quelle “resistenti alle radiazioni, specificate nella nota di sottovoci 2” del capitolo 85, diverse da quelle individuate quali “altre, per la visione notturna specificate nella nota di sottovoci 3” del capitolo 85.
Chiarita la corretta classificazione si può procedere ad effettuare la ricerca sul portale Access2Markets della DG Trade: i campi da compilare sono “Nome del prodotto o codice SA”, “Paese di origine” e “Paese di destinazione”.
Individuiamo nel secondo campo, ad esempio, il Giappone e nel terzo l’Italia.
La ricerca ci restituirà le indicazioni relative all’applicazione della tariffa doganale e, nel menù di ricerca alla sinistra, l’indicazione “Regole di origine – ROSA”: cliccando su tale sezione appare la videata relativa alle regole di origine per l’importazione del tipo di videocamera sportiva di cui all’esempio con i diversi paragrafi relativi a: “Il mio prodotto è originario di uno di questi due luoghi: UE o Giappone?”, “Come documentare l’origine del prodotto”, “Come trasportare i prodotti originari attraverso paesi terzi”, “Come richiedere un trattamento tariffario preferenziale all’importazione”, “Verifica dell’origine del prodotto da parte delle autorità doganali”, “Informazioni vincolanti in materia di origine”, “Testi giuridici e documenti di orientamento”.
La Corte di Giustizia è spesso chiamata a pronunciarsi su tematiche relative all’origine dei più disparati prodotti: dai blocchi di silicio ai cavi d’acciaio, dagli apparecchi riceventi per la televisione ai prodotti tessili proprio in ragione della complessità delle regole, ragion per cui anche per l’origine come per la classificazione si ritiene comunque necessaria una conoscenza approfondita delle regole che la determinano (lavorazione sufficiente e sostanziale, prodotto nuovo, etc.).
Accanto a tali ultimi strumenti doganali la relazione dà atto di un ulteriore elemento di aiuto per le PMI rappresentato dall’“introduzione di capitoli specifici per le PMI negli accordi di libero scambio stipulati tra l’UE e i paesi non-UE… Come viene sottolineato nella strategia per l’internazionalizzazione delle PMI, tali capitoli sono concepiti al fine di aiutare le PMI a trarre vantaggio, nell’ambito degli accordi di libero scambio, dall’eliminazione delle barriere tariffarie e non tariffarie, fornendo al contempo un quadro normativo completo e meccanismi istituzionali volti a rilevare eventuali problemi nell’attuazione delle norme”.
Al termine dell’analisi e delle conclusioni la Corte dei Conti UE evidenzia delle raccomandazioni alla Commissione europea che sono tra le altre “far conoscere meglio il sostegno all’internazionalizzazione delle PMI e aumentarne la coerenza e la sostenibilità”.
In seguito all’analisi di quanto indicato dalla Corte dei Conti la Commissione europea predispone un documento di analisi delle risultanze indicate nella relazione speciale denominato “risposte della commissione europea alla relazione speciale della corte dei Conti europea11”.
Tra i diversi punti oggetto di analisi la Commissione evidenzia come essa abbia “intrapreso numerose azioni per affrontare il problema della carenza di informazioni pratiche sulle modalità di utilizzo degli accordi di libero scambio. A partire dall’ottobre 2020 con l’avvio dello strumento Access2Markets e dello strumento di autovalutazione delle norme di origine (ROSA) ad esso integrato, nonché dello strumento Access2Procurement, la Commissione ha compiuto un importante passo avanti in tale direzione. Access2Markets dovrebbe estendersi ai servizi nel 2022, e anche la copertura di ROSA dovrebbe comprendere tutti gli accordi entro la fine del 2022.
L’avvio di Access2Markets nell’ottobre 2020 è stato accompagnato da una campagna di sensibilizzazione che ha sottolineato i benefici degli accordi di libero scambio. Da quando è stato messo a disposizione, lo strumento è stato utilizzato da quasi 1,9 milioni di visitatori nel 2021, a dimostrazione dell’efficacia delle campagne di sensibilizzazione. Si sono tenuti anche eventi di formazione per i principali moltiplicatori (come EEN, organizzazioni per la promozione commerciale, delegazioni dell’UE, associazioni d’imprese), che contribuiscono in un secondo momento alla diffusione delle informazioni”.
Al termine della disamina dei diversi punti sollecitati nell’analisi e nelle raccomandazioni espresse dalla Corte dei Conti UE la Commissione europea accoglie tutte le indicazioni fornite in conclusione della relazione speciale.

  1. La relazione è sul sito internet della Corte dei Conti all’indirizzo https://www.eca.europa.eu/it/. ↩︎
  2. Si veda il sito internet del Parlamento europeo: https://www.europarl.europa.eu/ sezione Economia – Politiche per l’industria, l’energia e la ricerca – Piccole e medie imprese. ↩︎
  3. Enterprise Europe Network, “la rete Enterprise Europe Network aiuta le imprese a innovare e crescere su scala internazionale. È la più grande rete di sostegno al mondo per le piccole e medie imprese (PMI) con ambizioni internazionali” in tal senso e per approfondimenti si veda https://een.ec.europa.eu/. ↩︎
  4. Startup Europe è un’iniziativa della Commissione Europea per collegare startup high-tech, scaleup, investitori, acceleratori, reti aziendali, università e media. È supportato da un portafoglio di progetti e azioni politiche finanziati dall’UE come lo standard nazionale di avvio dell’UE, Innovation Radar e la Digital Innovation and Scale-up Initiative (DISC). È pienamente in linea con la strategia per le piccole e medie imprese (PMI) della Commissione europea”, in tal senso si veda https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/startup-europe. ↩︎
  5. Il dato emerge dal DG Trade Statistical Guide della Commissione europea dell’agosto 2021. ↩︎
  6. Si veda in tal senso la Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni – “una corsia preferenziale per la piccola impresa”. Alla ricerca di un nuovo quadro fondamentale per la Piccola Impresa (un “Small Business Act” per l’Europa) – Bruxelles, 25.6.2008 COM (2008) 394. ↩︎
  7. Per questi l’obiettivo dell’internazionalizzazione delle PMI è qualificato come uno degli ambiti d’intervento. ↩︎
  8. Il portale è consultabile all’indirizzo https://trade.ec.europa.eu/access-to-markets/it/home. ↩︎
  9. La guida è consultabile all’indirizzo https://trade.ec.europa.eu/access-to-markets/it/content/aiuto-il-mio-assistente-commerciale. ↩︎
  10. Il database ITV della Commissione europea è consultabile all’indirizzo https://ec.europa.eu/taxation_customs/dds2/ebti/ebti_consultation.jsp. ↩︎
  11. Il documento è consultabile sul sito della Corte dei Conti UE nella sezione relativa alla “Relazione speciale 07/2022: Strumenti di internazionalizzazione delle PMI: numerose azioni di sostegno, che non sono però del tutto coerenti o coordinate tra loro”, si veda https://www.eca.europa.eu/it/Pages/DocItem.aspx?did=61072. ↩︎
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