Editoriale
Siamo alle solite
di Mario Bertolissi
Non abbandonarsi a facili entusiasmi è una regola che mi sono dato e alla quale sono rimasto sempre fedele. D’altra parte, non si fatica a tenere i piedi per terra e a non cedere alle lusinghe se intelletto ed esperienza incatenano ai fatti, i quali soltanto possiedono ciò che conta: sono reali, non immaginari; destinati, quindi, a risolversi in concatenazioni di parole, irrilevanti e, assai di frequente, fuorvianti. Oltretutto, discorsi del genere impediscono a chi è obbligato a dar credito al conto consuntivo, piuttosto che al bilancio preventivo, di pianificare il futuro, dal momento che ciò che non è reale non può costituire la base di una qualunque decisione destinata a produrre conseguenze di carattere economico-finanziario.
Eppure – le incongruenze sono state sottolineate più volte, perché appartengono alla storia d’Italia, intesa come ordinamento istituzionale1 –, pare che il tempo non riesca mai a generare salti di qualità. Appunto perché, vi sono delle costanti, rivelatesi insuperabili: ed esempio, espressioni-sistema, quali quod est in tabulis est in mundo; ciò che è razionale è reale; quel che conta non è il risultato conseguito, ma l’autorizzazione preventiva data dall’organo deliberante (dagli eletti), il quale si scorda e, al tempo stesso, non risponde mai degli insuccessi.
Mentre l’imprenditore, che manca gli obiettivi che si è dato, corre di filato verso la sanzione prevista dal mercato, che è il fallimento. A meno che non si tratti di grandi imprese, i cui dissesti sono pagati – come si sa –, non dagli amministratori, ma dal contribuente. Attualmente, si coprono le malefatte anche con gli scostamenti di bilancio, che non sono soltanto operazioni contabili, ma dilatazione del debito pubblico. Se ne parla durante le campagne elettorali?
Nessuna meraviglia – naturalmente, dopo quel che si è costantemente annotato2 –, se le considerazioni di ieri3 trovano puntuale riscontro in quelle messe in luce, giorno dopo giorno, da chi si segnala per essere un attento ed onesto, oltre che competente, osservatore ed indagatore della realtà delle imprese. Infatti, è costretto ad ammettere che nulla o ben poco cambierà se rimarranno tali e quali la pressione fiscale e il peso della burocrazia, cui si sono aggiunti, in tempi più recenti, il costo (comparativamente insostenibile, perché eccessivo) dell’energia4 e la difficoltà di trovare personale5: oltretutto, non un personale qualunque, ma capace di svolgere le mansioni richieste. Tra parentesi: “il PNRR non sembra essere stato sufficiente”6 nel consentire incrementi di produttività.
Se guardo all’essenziale, facendo tesoro di insegnamenti inascoltati7, credo si debba prendere atto, in primo luogo, che si ignora in che cosa consiste e, quindi, deve essere un programma politico: “non è né un elenco di proposizioni dogmatiche, né una lettera morta, come fissata in un ordine testamentario, che è al di fuori di noi stessi. Il programma è anzitutto una realtà, e come tale è vivente e si evolve, si specifica, crea attorno a sé la battaglia come teoria e come pratica, e segna nel suo sviluppo il cammino e il progresso del partito”8.
In secondo luogo, vale, soprattutto oggi e per l’intera Repubblica – senza distinzione tra Nord, Centro e Sud – questo triste fotogramma: “siamo abituati oramai a domandare al Governo più che allo Stato ogni aiuto, ogni intervento diretto o indiretto, buono o cattivo, efficace o inutile, possibile o impossibile; e ciò senza che vi corrisponda, da parte nostra, una forma di attività, di preparazione risolutiva, di cooperazione efficace, di impostazione realistica e di solidarietà politica delle nostre forze”9.
Che dire?
- V. questa Rivista, n. 6/2025 e ss. ↩︎
- M. Bertolissi, Il mito del buon governo, Jovene, Napoli, 2022. ↩︎
- Di cui si avrà occasione di parlare anche in futuro. ↩︎
- C. Cottarelli, Il Pil rallenta ancora. I quattro ostacoli che frenano la crescita italiana, in Corriere della Sera, 16 luglio 2026, 34: “il costo dell’energia è più alto, di quasi il 60% per una piccola-media impresa rispetto a un’omologa spagnola, visto l’insufficiente sviluppo delle rinnovabili e l’abbandono del nucleare”. ↩︎
- Ibidem: “per il crollo demografico e l’assenza di un programma di immigrazione (sottolineo) regolare che invece la Spagna è riuscita a creare (col vantaggio però di attirare migranti dall’America latina, dove si parla la stessa lingua, e cultura e religione sono simili)”. ↩︎
- Ibidem. ↩︎
- È sorprendente quel che si può apprendere consultando, con la dovuta attenzione, studi e ricerche, anche risalenti, prodighi di consigli. ↩︎
- L. Sturzo, Appello ai liberi e forti, RCS, Milano, 2011, 106. Intervento svolto al Congresso di Bologna, 14-16 giugno 1919. ↩︎
- Ivi, 123. Discorso tenuto a Napoli il 18 gennaio 1923. ↩︎


