Le novità sul whistleblowing

di Luca Ceva Bovio

Il quadro normativo in materia di whistleblowing segna una svolta decisiva con il consolidamento delle più recenti indicazioni operative emanate dall’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC). Superata la fase iniziale di primo recepimento del D.Lgs. n. 24/2023, le aziende pubbliche e private sono chiamate ad abbandonare la mera adesione formale per adottare standard di protezione sostanziali, tecnici e organizzativi.
Tra le trasformazioni più rilevanti figura il definitivo stop all’uso di caselle di posta elettronica tradizionali o PEC per la gestione delle segnalazioni. Considerate non idonee poiché tracciabili e soggette alla registrazione di metadati e indirizzi IP, le email cedono il passo a piattaforme informatiche dedicate dotate di crittografia end-to-end. Tali strumenti devono garantire la totale non tracciabilità degli accessi dalla rete aziendale e consentire l’interazione con il segnalante tramite codici identificativi univoci (key code).
Viene inoltre sancito con rigore il principio dell’autonomia operativa del gestore della segnalazione. Gli organi di indirizzo aziendali e i vertici societari non possono esercitare ingerenze o poteri di supervisione sulle singole istruttorie, dovendo intervenire unicamente a valle delle verifiche o per valutazioni generali di monitoraggio. Le organizzazioni hanno inoltre l’obbligo di individuare chiaramente un sostituto del gestore per evitare conflitti di interesse o stasi procedurali, oltre a garantire la consultazione preventiva delle rappresentanze sindacali prima di attivare o aggiornare i canali interni.
Resta altissima l’attenzione sul piano sanzionatorio: l’ANAC dispone del potere di irrogare sanzioni amministrative pecuniarie fino a 50.000,00 euro nei confronti degli enti che non abbiano istituito i canali previsti, che adottino procedure non conformi o che non garantiscano la riservatezza e il divieto di ritorsione.

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