Modello 231: riflettori sui nuovi reati presupposto e sulla solidità dei Modelli Organizzativi

di Luca Ceva Bovio

Il panorama della responsabilità amministrativa degli enti – ex D.Lgs. n. 231/2001, continua a evolversi a ritmo serrato, imponendo alle aziende italiane un continuo aggiornamento dei propri Modelli di Organizzazione, Gestione e Controllo (M.O.G.). Le recenti riforme legislative hanno ulteriormente ampliato il catalogo dei reati presupposto, introducendo nuove fattispecie legate ai reati informatici, alle violazioni in materia di intelligenza artificiale e ai crimini contro il patrimonio culturale. Questo ampliamento della portata normativa trasforma la compliance 231 da un mero adempimento formale a un pilastro strategico per la governance aziendale.
Le Procure e i Tribunali stanno adottando criteri di valutazione sempre più rigidi per verificare l’effettiva efficacia dei Modelli. Non è più sufficiente possedere un M.O.G. “cartaceo” e meramente “formale“; l’Autorità Giudiziaria richiede prove concrete di un’attuazione dinamica, che includa flussi informativi trasparenti, un sistema disciplinare incisivo e un Organismo di Vigilanza (OdV) dotato di reale autonomia e indipendenza finanziaria. In caso di illecito commesso da apicali o sottoposti, l’ente può beneficiare dell’esimente solo se dimostra una cultura della legalità a 360°. Le sanzioni pecuniarie e interdittive, d’altronde, rischiano di compromettere la continuità aziendale e la reputazione sul mercato. Per il prossimo futuro, le sfide principali riguarderanno l’integrazione della compliance 231 con le metriche E.S.G. (Environmental, Social, Governance) e la digitalizzazione dei processi di auditing interno.
Le imprese lungimiranti devono quindi avviare tempestivamente specifici processi di risk assessment per mappare i nuovi rischi e proteggere il proprio business.

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