Editoriale
Alessandro Manzoni – Chi era costui?
di Mario Bertolissi
Per una sorta di contrappasso, avendo ben presente quale è la vastità dell’incultura dei digitali, si può ironicamente sostituire il “Carneade! Chi era costui?”1 con “Alessandro Manzoni! Chi era costui?”. Qualche ben informato rileverà che è un poeta e romanziere; che le sue opere sono fuori moda; che vale la pena di leggere ben altro. Ma costui ignora che Johann Wolfgang Goethe gli fu amico, estimatore e suo traduttore; che fu uno dei più eleganti e profondi sostenitori dell’unità d’Italia; soprattutto, che ebbe, della vita e delle istituzioni, una concezione quantomai rigorosa, nobile e solidale. Che – proprio per questo – non fu e, verosimilmente, non è amato dagli italiani2, i quali preferiscono, purtroppo, intestarsi cose fatte all’italiana3. Che è l’esatto contrario di ciò che si intende, rettamente, per buon governo e buona amministrazione; per efficacia, efficienza ed economicità4. Ciò spiega come mai non ci sia giorno, in cui non si denuncino la cattiva fattura delle leggi e la pessima azione ed organizzazione delle pubbliche amministrazioni. Persone, famiglie e imprese chiedono riforme; i politici promettono, ma tutto rimane come è: singolarmente complicato ed incomprensibile5.
Invece – riprendo le conclusioni del volume, cui ho fatto poc’anzi riferimento6 – semplificare non equivale, necessariamente, a ridurre, tagliare, sintetizzare. Semplificare significa “rendere semplice o meno complicato”. Semplice è ciò che “non presenta difficoltà”. Dunque, è ciò che è chiaro, comprensibile e, quindi, eseguibile ed attuabile rapidamente. Favorisce, ad un tempo, chi ordina (il Legislatore) e chi si adegua (il cittadino), secondo una relazione improntata al rispetto reciproco. D’altra parte, come si fa a pretendere qualcosa, se non si è chiari? Eppure, accade proprio il contrario, per alcune essenziali carenze di base. Si ignorano, infatti, parole ed espressioni-chiave, perché si guarda alla superficie degli eventi.
- Il requisito preliminare consiste nel senso delle istituzioni. Nasce dall’idea che ognuno di noi, mentre sceglie ed agisce per sé, apporta un vantaggio o provoca un danno alla collettività. Perché non si è mai soli, ma sempre in compagnia.
- Il potere, allora, è funzione. È un insieme di facoltà, che debbono essere esercitate a beneficio dei cittadini: più precisamente, delle persone in quanto tali, perché vi sono forme essenziali di tutela che riguardano tutti, indistintamente.
- Si opera in questo modo se si ritiene che l’onestà intellettuale rappresenti un valore. È intellettualmente onesto chi è disposto a sopportare quel che ordina ed infligge agli altri. Altri, che meglio si identificano, se si qualificano come il prossimo. È la reciprocità che impedisce di mentire.
- Corollario evidente è l’etica della responsabilità. Chi ne condivide l’essenza, rende il conto di quel che fa, a prescindere da qualunque richiesta. Sta nella sua mente, nel suo animo, nelle sue azioni, nella considerazione che ha di coloro che lo circondano. Risponde chi rende il conto, sempre.
- Sono decisioni responsabili quelle che selezionano, preventivamente, valori da proteggere e interessi da perseguire: secondo una scala gerarchica di importanza, in ragione dei mezzi disponibili, che non sono, appunto, inesauribili, ma sempre di consistenza inferiore al necessario. Ed è proprio per questo che si tratta di selezionare.
- Le disposizioni normative che prescrivono debbono distinguere i principi dai dettagli; ciò che è premessa da ciò che è naturale e non contraddittoria conseguenza; le parti di cui si compone un testo che va depurato di ogni disciplina superflua o esorbitante. Ciò corrisponde ad un rigore metodologico compositivo e all’esigenza di chiarezza nel comandare.
- Solo se si distingue si dà un senso limpido e compiuto al linguaggio che è tale se si padroneggia la propria lingua. Oltretutto, è lapalissiano che l’ordine grammaticale e sintattico condiziona l’ordine delle idee. Quanto alle idee: o sono chiare oppure, se confuse, non sono idee.
- È da un simile atteggiamento che scaturisce la concisione. Si tratta di un effetto che dipende strutturalmente dalle idee chiare e distinte: che sono dell’onesto e non del corrotto; di chi si sente obbligato alla resa del conto e non, invece, di chi è dedito all’imbroglio. Per molti, la legge chiara non è un vantaggio, ma un danno, perché ostacola l’inganno.
- In contesti di tal genere può nascere e svilupparsi la buona pianta della limpidezza e della linearità. Del resto, Giosuè Carducci, dettato il tema da svolgere al giovane Giovanni Pascoli su Alessandro Manzoni, raccomandò: “Ordine, chiarezza, semplicità”. Pascoli vi si attenne e si aggiudicò una borsa di studio.
- Non è banale osservare che questo insieme di condizioni, che si materializzano in comportamenti istituzionali, sono il motore della giustizia. Senza chiarezza, infatti, non c’è spazio per la giustizia, che è dell’uomo e per l’uomo.
- A queste condizioni, ciascuno si sente ed è azionista della Repubblica. Protagonista della vita in comune e non comprimario; non soggetto passivo, ma attivo della cittadinanza, immerso nel circuito virtuoso della solidarietà.
- Tuttavia, è bene ricordare che, per semplificare, ci vuole tempo. La prudenza non è inerzia, mentre la fretta è cattiva consigliera. Si tratta di dare a ciascuno il suo: non è facile, ma è un obiettivo umanamente esaltante.
- Dunque, semplificare è complicato. Lo provano i fatti, stando ai quali si declama e si complica. Ma si dovrebbe, davvero, semplificare, anche perché i costi del caos normativo e amministrativo sono enormi e li paga chi è già tartassato.
- La semplicità è l’habitat delle libertà.
È un decalogo – nel senso di “breve serie di regole di comportamento o di principi fondamentali” –, che fa buon uso della morale del romanzo manzoniano: “E per questo, soggiunge l’anonimo, si dovrebbe pensare più a far bene, che a star bene, e così si finirebbe anche a star meglio”7.
- A. Manzoni, I Promessi Sposi, con introduzione e note di G. Bezzola, RCS, Milano, 2006, VIII, 128. ↩︎
- V., tra gli altri, P. Citati, Manzoni era inglese, in la Repubblica, 10 marzo 1989, 33; L. Sciascia, Una visione pessimistica della storia, in Corriere del Ticino, 9 giugno 1973, ora in Troppo poco pazzi. Leonardo Sciascia nella libera e laica Svizzera, a cura di R. Martinoni, Leo S. Olschki, Firenze, 2011, 115, e G. Mucci, Un’esclusione mirata. Manzoni e la cultura italiana, in La Civiltà Cattolica, quaderno n. 3563, IV, 1998, 471 ss. ↩︎
- All’italiana è un’espressione non positiva, il cui significato è precisato, opportunamente, da G. Bezzola, Introduzione, cit., 12-13. ↩︎
- Di cui all’articolo 1 della Legge n. 241/1990. Di tutto questo e di molto altro ancora, mi sono occupato in un denso volume, dal titolo Il mito del buon governo, Jovene, Napoli, 2022, che mi ha consentito di decodificare le istituzioni della Repubblica attraverso il filtro dell’opera manzoniana. In quella circostanza, ho chiarito che don Lisander suggerisce, probabilmente, come fare per proteggere la propria libertà, con dignità. Ed ho aggiunto che la sua è una grande, impareggiabile e attualissima lezione di educazione civica. Perché insegna ad essere cives nel XXI secolo. ↩︎
- Quanto alla semplificazione, che complica, v., ad esempio, B. Carotti – E. Cavalieri, La nuova semplificazione, Wolters Kluwer, Milanofiori Assago, 2009. ↩︎
- M. Bertolissi, Il mito del buon governo, cit., 396-398. ↩︎
- A. Manzoni, I Promessi Sposi, cit., XXXVIII, 596. ↩︎


