Benessere Organizzativo 5.0: dalla centralità della tecnologia alla centralità dell’essere umano

di Ilaria De Vito

Introduzione

Il concetto di benessere organizzativo è stato analizzato per decenni, evolvendo da una visione incentrata sulla sicurezza fisica e sulla prevenzione dei rischi a una prospettiva più ampia, che include fattori psicologici, sociali ed etici. Oggi siamo nell’era del “Benessere Organizzativo 5.0”, un paradigma sistemico e rigenerativo che abbraccia una prospettiva più ampia, in quanto non si ferma più alla sola dimensione di cura della persona, ma integra la centralità dell’essere umano con la sostenibilità e la resilienza delle organizzazioni. In questo modello, le tecnologie digitali non sostituiscono ma supportano il lavoro, facilitando la collaborazione e la condivisione di obiettivi strategici. L’Organizzazione 5.0 non si limita a generare reddito, ma diventa strumento di cambiamento culturale e sociale, creando un equilibrio tra vita lavorativa e quella personale. In questa nuova prospettiva, la dimensione umana/personale e quella lavorativa si fondono per garantire benessere, crescita sostenibile e coesione sociale, evitando che una possa prevalere sull’altra.

Dal Benessere Organizzativo 4.0 al Benessere Organizzativo 5.0

Il benessere organizzativo è un costrutto complesso che, come descritto da Avallone & Bonaretti (2003), si riferisce alla percezione positiva che i lavoratori hanno del proprio ambiente lavorativo e della propria capacità di soddisfare bisogni personali e collettivi. Esso comprende la salute, la sicurezza e la qualità della vita professionale, andando oltre il semplice rispetto delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Negli ultimi anni, con l’avvento dell’Industria 4.0 si è assistito a una progressiva digitalizzazione e automatizzazione dei processi produttivi. In tale contesto, il benessere è stato spesso associato all’efficienza organizzativa, legata a indicatori perlopiù inerenti alla produttività e all’ottimizzazione delle risorse, trascurando però il coinvolgimento autentico delle persone. Oggi, con l’affermarsi dell’Industria 5.0, l’attenzione si è spostata sulla persona, sui valori sociali ed ecologici. Questo nuovo approccio, promosso anche dalla Commissione Europea nel 2021, valorizza la dimensione umana del lavoro e integra principi di sostenibilità ambientale, responsabilità sociale e resilienza. L’obiettivo è, in sostanza, quello di creare ambienti di lavoro maggiormente inclusivi, resilienti e orientati al benessere reale delle persone, senza tuttavia trascurare l’impatto ecologico e sociale delle imprese. Il passaggio all’Industria 5.0, ufficialmente presentato dalla Commissione Europea nel documento “Industry 5.0 – Towards a sustainable, human-centric and resilient European industry”, rappresenta un cambiamento significativo rispetto al modello precedente dell’Industria 4.0, spostando l’attenzione dalla sola efficienza e produttività a un approccio più sostenibile e centrato sulla persona. Il concetto era già stato anticipato da Michael Rada nel 2015, che aveva criticato come l’Industria 4.0 avesse ridotto il ruolo umano nei processi produttivi. L’Industria 5.0, al contrario, si fonda sulla collaborazione uomo-macchina e punta a integrare persone, organizzazioni e tecnologie secondo alcuni pilastri fondamentali, tra cui lo sviluppo sostenibile, l’attenzione all’impatto sociale ed economico e l’uso etico della tecnologia. Nello specifico, i tre pilastri fondamentali possono essere così schematizzati:

  • Approccio umano-centrico: è il pilastro distintivo dell’Industria 5.0 che attribuisce centralità all’essere umano, riconoscendone il valore all’interno dei processi produttivi. Per la prima volta, la tecnologia non tende unicamente a sostituire l’uomo, ma a supportarlo: robot e strumenti digitali devono assistere nei compiti ripetitivi, pericolosi o faticosi, liberando risorse per attività creative, complesse e a maggior valore aggiunto. Inoltre, la transizione verso l’Industria 5.0 pone attenzione al benessere delle persone, alla qualità del lavoro e al miglioramento complessivo della vita, promuovendo inclusione, sicurezza e rispetto della privacy dei dipendenti.
  • Sostenibilità: l’Industria 5.0 mira a sviluppare processi produttivi di tipo circolare, capaci di utilizzare in modo responsabile le risorse naturali e di ridurre al minimo l’impatto ambientale. Questo approccio comprende l’uso efficiente delle materie prime, la riduzione dei consumi energetici, la diminuzione delle emissioni e la prevenzione dell’esaurimento delle risorse. L’obiettivo principale è quello di soddisfare i bisogni attuali senza compromettere le possibilità delle generazioni future. In tale ottica, è fondamentale creare modelli di business che combinino la capacità di generare profitti con i vantaggi concreti per la società e per l’ambiente.
  • Resilienza: questo pilastro riguarda la capacità dell’industria di prevedere, gestire e adattarsi in modo flessibile ai cambiamenti e agli imprevisti, che possono riguardare crisi globali, interruzioni nelle catene del valore o instabilità geopolitiche. La resilienza non si limita alle infrastrutture, ma coinvolge anche il fattore umano, riconoscendo il ruolo fondamentale di persone qualificate in grado di individuare anomalie e reagire con prontezza. Ciò significa anche investire nella formazione continua e nello sviluppo di competenze trasversali per tutti gli operatori, così da garantire un’industria capace di affrontare sfide complesse e mantenere la continuità operativa.

L’Industria 5.0 si configura, pertanto, come un modello produttivo orientato a favorire una collaborazione tra persone e tecnologie, mettendo l’individuo al centro di reti e sistemi interconnessi. Le organizzazioni contemporaneamente puntano così a sviluppare un paradigma industriale inclusivo, resiliente e attento ai bisogni delle persone e dell’ambiente. Possiamo definire questo approccio e il concetto di Benessere Organizzativo 5.0 come una visione multidimensionale fondata su valori sociali ed ecologici e orientata alla dignità, all’integrità e alla felicità dell’individuo, all’interno di contesti lavorativi e di vita sempre più interconnessi.

Digital Wellbeing e Organizzazioni ibride

Il Digital Wellbeing (benessere digitale) rappresenta un elemento centrale all’interno del Modello di Benessere Organizzativo 5.0, in quanto integra la centralità della persona con l’utilizzo consapevole delle tecnologie digitali. Tale concetto fa riferimento alla capacità di mantenere un equilibrio tra strumenti digitali, salute psicofisica e qualità della vita lavorativa, promuovendo ambienti organizzativi progettati per favorire benessere e produttività. L’adozione di tecnologie sempre più avanzate sta profondamente ridefinendo ruoli e competenze nel mondo del lavoro, imponendo la necessità di sviluppare nuove capacità, sia tecniche, sia trasversali. In questo contesto, il Digital Wellbeing diventa una leva strategica per creare ambienti di lavoro sostenibili, dove l’innovazione digitale non sopprime, ma supporta i dipendenti. Se il concetto di benessere digitale fa riferimento alla capacità di utilizzare la tecnologia in modo consapevole, sviluppando strategie che permettano alle persone di gestire l’equilibrio tra vita reale e vita virtuale, quello di benessere nel digitale si concentra, invece, sull’azione diretta delle persone nel mondo del digitale, richiamando in causa le loro capacità critiche e riflessive per muoversi efficacemente in qualsiasi tipo di ambiente lavorativo. Il benessere nel digitale rappresenta, pertanto, una sfida continua che può essere affrontata attraverso un uso attento e integrato delle tecnologie, capace di sostenere lo sviluppo personale, sia sul piano affettivo, sia su quello cognitivo, partendo proprio dalla creazione di ambienti digitali incentrati sulla persona, al fine di garantire il benessere complessivo di chi abita, in parte o del tutto, il mondo virtuale. Tuttavia, per affrontare efficacemente la gestione del tempo online/offline, la riduzione dell’iper-connessione e la prevenzione del burnout digitale, lo sviluppo di un uso consapevole dei dispositivi digitali non è sufficiente. È indispensabile sviluppare competenze personali necessarie per orientarsi, in modo sicuro e responsabile, in questi contesti. Occorre incentivare la crescita personale attraverso la capacità di fare scelte informate e critiche, riconoscendo i propri bisogni e mantenendo l’equilibrio tra mondo reale e mondo digitale. Non si tratta solo di capire come funzionano le tecnologie, ma di sviluppare nel tempo un rapporto equilibrato con le stesse, attraverso la costruzione di ambienti digitali centrati sulla persona. Non può esserci un vero “Benessere Digitale” (inteso come ambiente confortevole e sicuro) se le persone non imparano a gestire il proprio “Benessere nel digitale” (inteso come capacità di agire in maniera critica e riflessiva). È opportuno, quindi, imparare a considerare l’ambiente digitale come uno spazio complesso che richiede consapevolezza, responsabilità e competenze da parte degli utenti, così da poter costruire il proprio benessere nel digitale, un benessere che nasce da una costante interazione tra mente e corpo, tra dimensione cognitiva e affettiva, tra la relazione con sé stessi e quella con gli altri e soprattutto da uno sviluppo armonico della propria identità nel digitale, attraverso strumenti che favoriscono la dematerializzazione dei confini tra vita personale e lavorativa, tutelando la salute psicofisica delle persone. Nell’Industria 5.0, il benessere nel digitale assume un ruolo cruciale. Spesso, infatti, il lavoro digitale è associato a stress lavoro-correlato, isolamento, sovraccarico cognitivo e affaticamento. Si pensi, ad esempio, alla mancata disconnessione e a quanto, nel tempo, essa possa provocare vere e proprie fratture nella personalità morale e nell’integrità psico-fisica del lavoratore. Per tale motivo, il diritto alla disconnessione è riconosciuto come uno strumento fondamentale per la tutela di questi aspetti, passando dalla semplice regolamentazione dell’orario di lavoro a un vero e proprio diritto della personalità, vale a dire la possibilità concreta per ciascun lavoratore di gestire consapevolmente il proprio benessere, organizzando tempi e spazi in funzione delle proprie esigenze personali. In questo contesto, le competenze personali (capacità di autogestione, uso critico e consapevole delle tecnologie, problem solving e competenze di analisi comunicative e relazionali, resilienza e adattabilità, autoefficacia e agency umana, locus of control interno, etc.) diventano fondamentali per affrontare le nuove sfide del lavoro digitale. Il benessere nel digitale diventa, pertanto, un elemento imprescindibile del lavoro stesso e imparare a gestire emozioni, stress e relazioni nel digitale non rappresenta solo un dovere da parte del datore di lavoro, ma un diritto e una responsabilità individuale, affinché ciascun lavoratore possa contribuire in modo proattivo al proprio benessere e ad una digitalizzazione più sostenibile.

Conclusioni

Il benessere organizzativo è un concetto complesso, strettamente collegato al Decreto Legislativo n. 81/2008, che identifica, come elementi centrali, la valutazione complessiva del rischio a livello collettivo e la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. Questi due pilastri, pur essendo fondamentali a livello normativo, trasformano il benessere organizzativo in un mero obbligo burocratico, centrato più su una logica di tipo sanzionatorio che sulla promozione della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Inoltre, con le trasformazioni del mercato del lavoro, il concetto di benessere sta evolvendo, includendo anche il benessere legato all’uso consapevole degli strumenti digitali, al diritto alla disconnessione e alla tutela della persona negli ambienti digitali, riconosciuti con forza con la digitalizzazione e l’esperienza della pandemia. La proposta della Direttiva europea nel 2021 ha, difatti, confermato questa esigenza, riconoscendo esplicitamente a tutti i lavoratori, indipendentemente dalla loro condizione contrattuale o dalle modalità di lavoro, il diritto di scollegarsi al termine dell’orario di lavoro, prevedendo anche sanzioni in caso di violazioni. Questo diritto trova tra l’altro fondamento nei principi costituzionali e internazionali (artt. 2, 3 e 36 della Costituzione italiana, la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e la CEDU), rappresentando un passo fondamentale verso la tutela della persona, anche nell’ambito digitale. Il mondo del lavoro sta vivendo una profonda trasformazione, dovuta sia all’aumento della tecnologia, sia all’emergere di nuovi modelli organizzativi (come lo smart working, il lavoro ibrido, l’Industria 5.0). Questi cambiamenti offrono innegabili vantaggi, come maggiore flessibilità e riduzione dei costi, ma al contempo comportano anche nuove sfide e rischi, in particolare nel conciliare produttività, benessere e sicurezza. È fondamentale, quindi, ripensare al benessere organizzativo, oltrepassando quella visione centrata unicamente sull’assenza di malattia o disagio e abbracciando una prospettiva bio-psico-sociale, dove la persona è al centro delle nuove unità organizzative reali e in costante collaborazione con macchine e tecnologie. È fondamentale, quindi, promuovere lo sviluppo e la realizzazione personale e professionale, attraverso l’investimento sulla valutazione della qualità della vita lavorativa, sulla promozione di azioni di supporto e di ambienti di lavoro sani. Il Benessere Organizzativo 5.0 impone, in definitiva, una crescente attenzione alla dimensione psicologica e relazionale, all’impatto delle tecnologie digitali e alla necessità di un approccio proattivo e partecipativo nella promozione della salute e della sicurezza, anche attraverso percorsi formativi innovativi e mirati.

Bibliografia
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