Ottobre 2025

Editoriale

Gli Stati Uniti d’America: quando erano un esempio

di Mario Bertolissi

C’erano una volta gli Stati Uniti d’America. L’insieme di ex colonie, visitate da Alexis de Tocqueville nel corso di circa nove mesi di permanenza in quelle terre, verso il 1830. “L’America dei liberi coltivatori del Nord e dei pionieri che avanzavano nell’Ovest è quella su cui si sofferma maggiormente lo studioso francese, quando descrive le istituzioni e il funzionamento della democrazia”1. Ciò che lo colpisce, tra l’altro, sono il pluralismo, l’autonomia, l’eguaglianza, l’assenza di gerarchie ricollegabili a titoli nobiliari, la qualità della vita nelle singole comunità. Anche – se non, soprattutto – l’affermazione del valore dell’iniziativa personale del singolo, non contaminata dall’egualitarismo. Perché – come si è notato – “la sua ‘eguaglianza delle condizioni’ significava soprattutto mobilità sociale, possibilità di ricambio tra le classi, non abolizione delle classi”2.
Ciò che maggiormente interessa chi si occupa di istituzioni e considera le stesse non tanto come aggregato di poteri che si ricollegano alla sovranità3, ma quale insieme di condizioni positive, ordinate alla migliore tutela di persone, famiglie e imprese; costui è costretto ad ammettere che quell’insegnamento vale, soprattutto, perché sottopone ad analisi – corredandola di fatti – “i problemi del meccanismo costituzionale”, dedicando, al tempo stesso, grande attenzione all’“importanza del problema dell’amministrazione”4. Problema, la cui soluzione positiva si innesta – dando ad esso vita e vigore – sullo Stato sociale: “cioè in sostanza alla società civile come insieme dei rapporti sociali, morali e culturali tra gli uomini”5.
Ebbene, di Stato sociale e della sua regressione si parla in questi giorni con toni preoccupati6. Ed anche delle Regioni e del loro riordino, preceduto da un generale ripensamento7. Ma il ripensamento pone al centro dell’attenzione le questioni attinenti all’accentramento politico e all’accentramento amministrativo, tenuto conto del fatto che l’Italia è multiforme; composita; storicamente e geograficamente determinata, sicché non è il caso di confondere i territori di provenienza angioino-aragonese, papalina e veneto-asburgica. Non si deve dimenticare, poi, che un problema sovrasta tutti gli altri: “Senza la riforma dello Stato – è Massimo Cacciari che parla – l’amministrazione italiana non potrà mai essere europea, mai competitiva. L’Italia può anche mettere a posto i suoi conti, mai la sua anima”8. Appunto, il problema è lo Stato: un pachiderma, che ammassa regole su regole, cui fa concorrenza l’Unione europea, causando onerose e defatiganti inefficienze9.
L’ordinamento nordamericano osservato e indagato da Tocqueville era saldamente fondato sul principio no taxation without representation, descritto, tra l’altro, così: “Supponiamo che si tratti di creare una nuova scuola: i select men convocano in un certo giorno, in luogo prestabilito, tutti gli elettori, espongono il bisogno che si fa sentire, fanno conoscere i mezzi per soddisfarlo, il denaro occorrente, il luogo conveniente. L’assemblea, consultata su tutti questi punti, adotta il principio, fissa il luogo, vota l’imposta e rimette l’esecuzione delle sue volontà ai select men”10.
Qualcuno obietterà che le società e gli stati contemporanei sono ben altro, rispetto a uno Stato federale nascente e gracile, in via di formazione. Il fatto è che ci si dimentica troppo spesso che i fattori sui quali si radica, vive e sopravvive una qualunque società politicamente organizzata, sono, essenzialmente sempre gli stessi. In poche parole, l’architrave è quello fissato dall’articolo 53, 1° comma, della Costituzione, secondo cui “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”.
L’America di allora, con tutti i suoi limiti e le sue inattualità, si è dimostrata una società aperta, inclusiva, dinamica, fondata sulla mobilità sociale. Sicché, ciò che oggi pare rappresenti: il suo esatto contrario, deve suggerirci l’idea di recuperare il passato, in funzione del presente e in vista dell’avvenire, dopo aver rinnegato le tare che ci provengono da risalenti dannose eredità che fanno del nostro Paese un’entità asfissiata dalla burocrazia.

  1. G. Candeloro, Prefazione di A. de Tocqueville, La democrazia in America, a cura di G. Candeloro, Bur, Milano, 1999, 8. ↩︎
  2. Ivi, 15. È appena il caso di osservare che, quello della mobilità sociale, è un vero e proprio tallone d’Achille dell’Italia contemporanea, dal momento che si è venuta via via attenuando, fino al punto di arrestarsi. V. Censis, Rapporto sulla situazione sociale del Paese 2024, FrancoAngeli, Roma, 2024. ↩︎
  3. Non spiego. Mi limito a ricordare che la sovranità è un grande, solenne imbroglio, perché consente a chi governa di angariare i governati. Così, i primi, da strumento, diventano fine. La conseguenza è scontata: l’elettore diserta le urne e svuota la democrazia dei suoi tratti caratterizzanti e costitutivi. ↩︎
  4. G. Candeloro, Prefazione, cit., 16-17. ↩︎
  5. Ivi, 17. ↩︎
  6. M. Ferrera, Lo Stato sociale è finito?, in Corriere della Sera, 1° settembre 2025, 1 e 30. ↩︎
  7. S. Cassese, Una istituzione da ripensare, in Corriere della Sera, 11 settembre 2025, 30. ↩︎
  8. G. Lago, Un Nordest alla catalana, 11 gennaio 1998, ora in L’inguaribile riformista, a cura di P. Possamai, con una introduzione di I. Diamanti, Marsilio, Venezia, 2007, 53. ↩︎
  9. V., in generale, S. Cassese, L’Italia: una società senza Stato?, il Mulino, Bologna, 2011. In particolare, ora, S. Tomè, Pnrr, pagamenti al 36%. Preoccupati i costruttori: “Si conceda la proroga”, in Il mattino di Padova, 15 settembre 2025, 3, nonché F. Tosatto, “Dilazione ora inutile, si deve decidere cosa fare dei 25 miliardi non usati”, ivi, 3 (“L’economista Marco Leonardi, ex capo dipartimento programmazione del Governo Draghi, Università di Milano, afferma che ‘Il rischio è lo sperpero dei fondi non utilizzati, serve un piano dell’Europa’”). Qualche tempo fa, imprese impegnate nella realizzazione delle opere per le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, su una pagina a pagamento di quotidiani, si sono chieste perché, pur avendo ultimato i lavori, non sono state pagate. Inefficienza ed ingiustizia endemiche. ↩︎
  10. A. de Tocqueville, La democrazia in America, cit., 72. ↩︎

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