Editoriale
L’inverno demografico
di Ivano Maccani
Il problema esiste è oggettivo e serio, produce rilevanti effetti economici e sociali ed impatta su molteplici settori, dal lavoro alla casa, dai flussi migratori alla sanità.
Stando alle stime, le aziende faranno sempre più fatica a trovare manodopera, in particolare quella qualificata. Per rendere l’idea, a titolo esemplificativo, da qui al 2030, a causa della progressiva riduzione della platea degli occupabili, ogni anno mancheranno all’appello mediamente 150 mila risorse lavorative e nei prossimi 10 anni l’INPS avrà un buco di 20 miliardi di euro. Dall’ultimo rapporto annuale del Ministero del lavoro possiamo peraltro rilevare che nel 2023 un lavoratore su 10 parla straniero più precisamente 2.373.549 lavoratori (di cui il 30% comunitari), su complessivi 23.579.947, sono stranieri.
Va inoltre rilevato che nel nostro Paese esiste anche il problema dei c.d. neet, vale a dire giovani che non studiano, non lavorano e non si formano. In effetti, con una percentuale pari al 21,25% di giovani neet, vantiamo un triste primato che ci colloca al secondo posto, dopo la Romania, sul podio dei Paesi con questo triste primato.
Il risultato di queste ed altre dinamiche si sostanzia, pertanto nella crescente difficoltà delle nostre imprese a reclutare manodopera, soprattutto quella più qualificata.
A proposito di imprese, i dati Leanus ci dicono impietosamente che se il trend degli ultimi anni fosse confermato, si prevede per il 2030 un crollo di quasi il 75% in termini di nascita di nuove aziende in un Paese la cui forza si basa sul numero di imprese, soprattutto piccole e medie.
Dovremo pertanto non solo confrontarci con le prospettive di calo demografico ma anche di drastico calo del numero di aziende, situazione che ci autorizza a parlare di inverno demografico anche per le imprese.
Detto ciò, servono necessariamente un gioco di squadra, un cambio di mentalità, una strategia di lungo periodo incentrata su diversi fattori a cominciare dall’istruzione, la formazione, le politiche attive del lavoro, la gestione delle politiche migratorie.
Solo così si potrà cercare di interrompere una crisi che rischia di diventare pericolosamente irreversibile. In tal senso una riflessione conclusiva va incentrata sul fatto che il calo del numero di aziende abbinato a quello demografico comporterà inequivocabilmente anche un calo del Pil del nostro Paese.


