Editoriale
La colpa non sarà solo dell’intelligenza artificiale
di Ivano Maccani e Denise Boriero
È ormai evidente che l’intelligenza artificiale sta diventando e sempre più sarà una realtà e una priorità, anche in ambito aziendale.
Focalizzandoci sul presente, infatti, emerge che la maggior parte delle imprese sta già utilizzando tecnologie legate all’intelligenza artificiale (A.I.), se non altro nella gestione di alcune delle procedure organizzative interne. Ciò a testimonianza dell’importanza assunta dalla stessa A.I. anche quale strumento di business.
La centralità dell’A.I. per il business passa anche dall’impatto sui talenti, sulle nuove opportunità di lavoro, comporterà inevitabilmente un cambio nel modo di lavorare e la nascita di nuove figure professionali.
Allo stesso tempo, non si può non tenere in considerazione quanto velocemente si sia evoluto il dibattito sulle prospettive, sugli effetti dell’impiego dell’intelligenza artificiale, anche in questo ambito.
Al di là di eventuali nuove forme di regolamentazione, la vera questione, la vera essenza, riguarda come si accetterà davvero questo strumento, l’evitarne abusi deleteri e valorizzarlo per creare valore. Dobbiamo infatti fare i conti con un’ampia gamma di rischi. Il primo riguarda chi la gestisce e a che scopo. A tal riguardo, ci si può chiedere innanzitutto se sarà utilizzata nell’interesse di una minoranza o a favore dell’umanità. La tecnologia, come tutti gli strumenti, può infatti essere impiegata per distruggere o per costruire, per centralizzare il potere nelle mani di pochi o facilitarne la diffusione, per controllare la società oppure, all’opposto, per mantenere in equilibrio gli ecosistemi o per sgravare le persone da compiti ripetitivi, noiosi e pericolosi.
Alla base di questa prima domanda vi è una questione in parte anche morale e a sua volta strettamente ancorata ad un’esigenza: non si può rimanere passivi, non si possono solo subire i cambiamenti, bisogna reagire, impegnarsi affinché questa nuova tecnologia possa essere utilizzata in modo efficace ma anche etico, per coglierne tutti i possibili vantaggi e minimizzarne gli svantaggi, per far sì che possa essere uno strumento che migliori e non minacci le capacità e l’intuito umano.
I singoli cittadini possono e devono essere in grado di svolgere un ruolo attivo. Questa nuova rivoluzione tecnologica che modificherà società e stili di vita, che trasformerà il mondo del lavoro, che potrà dare grandi risultati a tutta la collettività, non deve e non dovrà essere pilotata da un piccolo gruppo di persone.
Inoltre, per evitare che la rapidità dei cambiamenti possa farne perdere il controllo, è necessario monitorarne costantemente ed attentamente l’evoluzione. Solo così ci si potrà accorgere in tempo se i costi ambientali e sociali saranno più alti dei profitti, dei benefici.
Partendo da tale considerazione, proiettandoci in un futuro, che è davvero prossimo, appare di fondamentale importanza che le persone imparino a coalizzarsi, ad unirsi attorno a delle idee comuni, lottando insieme con generosità per perseguire un mondo migliore in cui anche l’intelligenza artificiale possa essere impiegata per costruire e non per disfare, un mondo in cui la società, e non singoli animati da interessi personali, possa incidere e sia determinante nelle scelte da prendere anche per questi aspetti strategici fondamentali per tutti, per il futuro di tutti, nell’interesse di tutti.


