Aprile 2024

Editoriale

Benessere organizzativo e rischio stress lavoro-correlato

di Ivano Maccani e Denise Boriero

Di rilievo centrale per la produttività dell’impresa, pubblica e privata, è il benessere organizzativo, che costituisce una faccia di una medaglia che ha come altra faccia la prevenzione dello stress lavoro-correlato. Questi temi sono da sempre cari alla Rivista Compliance e sono da porre in primo piano dalle realtà produttive, anche alla luce di nuovi orientamenti giurisprudenziali legati all’indennizzo di questa patologia.
Sul benessere organizzativo e sullo stress da lavoro-correlato influiscono in modo determinante cultura e clima aziendali, sicurezza del lavoro e nel lavoro, adeguata gestione dei conflitti con colleghi e superiori, idonei carichi lavorativi, percezione di supporto da parte dell’organizzazione, efficacia collettiva.
Occorre una costante e adeguata gestione dei fattori di stress da parte sia dell’organizzazione che dei singoli, tale da permettere alla persona di rispondere in modo appropriato e con soddisfazione alle sfide dell’ambiente lavorativo.
Anche la “mediazione” individuale è di grande rilievo, ad opera di variabili quali il senso della propria efficacia, la resilienza, l’ottimismo o il pessimismo, nonché di strategie di coping fra cui la gestione del tempo, l’uso delle capacità cognitive e della logica, l’abilità nel rigenerare le proprie energie fisiche ed affettive. Particolare importanza hanno anche le variabili sociali e demografiche, le diversità di genere e di età, la provenienza da diverse culture.
Dalla combinazione tra fattori organizzativi e personali e dalla gestione appropriata, o meglio dalla valorizzazione dell’individualità e delle differenze, dalla sussidiarietà, possono derivare:

  • in positivo: benessere e soddisfazione nel lavoro, commitment, altruismo verso i colleghi e l’organizzazione, speranze e aspettative di miglioramento, incremento delle performance e della qualità del lavoro;
  • in negativo: malessere e insoddisfazione nel lavoro, disagio e malattie psico-fisiche (fra cui spossatezza, insonnia, ansia, depressione, disturbi cardiaci o gastrici), assenteismo, presenteismo, turnover, burnout, mobbing/straining, decremento delle performance e della qualità del lavoro.

Lo stress da lavoro-correlato è purtroppo sempre più diffuso: il 62% dei lavoratori italiani prova sensazioni legate all’ansia, mentre il 53% soffre di insonnia per motivi legati al lavoro. Il 45% sperimenta sia stati di ansia che insonnia per motivi riconducibili alla sfera lavorativa.
Nel 2023, il 76% dei lavoratori ha provato almeno uno dei principali sintomi del burnout (esaurimento), ossia sensazione di sfinimento, calo dell’efficienza lavorativa, aumento del distacco mentale, cinismo rispetto al lavoro.
Questo è lo scenario delineato nella quarta edizione del report “Il benessere psicologico nelle aziende italiane”, progetto di ricerca condotto da Mindwork in collaborazione con Doxa, che indaga vissuti, bisogni e desiderata delle lavoratrici e lavoratori in Italia.
Dalla ricerca emerge, inoltre, la conferma del forte disequilibrio tra vita privata e lavoro per tutti i target, con la sensazione più diffusa che siano le responsabilità e gli impegni del lavoro ad interferire nella vita privata e famigliare.
Vale la pena di evidenziare che lo stress da lavoro-correlato è considerato una malattia professionale e l’orientamento ora è quello di considerarla indennizzabile ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. n. 38/2000 anche quando non contratta in seguito a specifiche lavorazioni, purché derivi dall’organizzazione del lavoro e dalle sue modalità di esplicazione.
Così, ad esempio, è stato riconosciuto l’indennizzo al lavoratore che aveva contratto malattia professionale dovuta allo stress subito per le eccessive ore di lavoro straordinario chieste dal datore di lavoro (Cass. n. 5066/2018).
È stato, inoltre, riconosciuto l’indennizzo dell’art. 13 del D.Lgs. n. 38/2000 al lavoratore affetto da patologie psichica dovuta alle vessazioni subite dal proprio datore di lavoro.
Ciò che importa è che la malattia derivi dal fatto oggettivo dell’esecuzione della prestazione in un determinato ambiente di lavoro, seppur non sia specifica conseguenza della prestazione lavorativa.

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