Sistema di governance e monitoraggio della gestione finanziaria del PNRR – Parte prima

di Ivano Maccani e Luca Ceva Bovio
Premessa

Tra i Paesi europei, l’Italia è stata colpita prima e più duramente dalla crisi sanitaria. Basti pensare che le iniziali chiusure locali sono state disposte a febbraio 2020 e a marzo dello stesso anno il nostro Paese è stato il primo a dover imporre un lockdown generalizzato.
Nel 2020, il prodotto interno lordo si è ridotto dell’8,9%1, a fronte di un calo nell’Unione Europea del 6,1%2. La crisi conseguente alla pandemia si è abbattuta su un Paese già fragile dal punto di vista economico, sociale e ambientale.
In tale contesto, l’iniziativa NGEU ha inteso canalizzare maggiori risorse verso quei Paesi, come l’Italia, che pur caratterizzati da un livello di reddito pro-capite in linea con la media UE, hanno recentemente sofferto di bassa crescita economica ed elevata disoccupazione. Il meccanismo di allocazione tra Stati membri riflette, infatti, non solo variabili strutturali come la popolazione, ma anche variabili contingenti come la perdita di prodotto interno lordo legato alla pandemia3. Per questi motivi, sono state riconosciute all’Italia risorse per:

  • 191,5 miliardi di euro con il Dispositivo europeo per la Ripresa e la Resilienza, da impiegare nel periodo 2021-2026, di cui 68,9 miliardi di euro per sovvenzioni a fondo perduto (36%) e 122,6 miliardi di euro in prestiti (64%)4;
  • 14,4 miliardi con il programma React EU, da impiegare negli anni 2021-20225, alla cui dotazione si aggiungono 30,64 miliardi di risorse nazionali derivanti dalla programmazione nazionale aggiuntiva6, portando il totale delle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza italiano a complessivi 236,5 miliardi di euro.

Il citato Piano delinea un articolato pacchetto di riforme e investimenti al fine di accedere alle risorse finanziarie messe a disposizione dall’Unione Europea con il Dispositivo per la ripresa e la resilienza, organizzate, come anticipato, intorno a tre assi strategici condivisi a livello europeo:

  1. digitalizzazione e innovazione: il Piano mira a favorire la digitalizzazione e l’innovazione di processi, prodotti e servizi, quale volano per l’aumento della produttività, dell’occupazione, della competitività e, in generale, quale fattore determinante per la trasformazione del Paese. Ciò in considerazione del gap accumulato dall’Italia in questi campi rispetto agli altri Stati membri, sia a livello di competenze dei cittadini, sia nell’adozione delle tecnologie digitali nel sistema produttivo e, ancor più, nei servizi pubblici7;
  2. transizione ecologica: l’obiettivo della transizione ecologica, in linea con le direttrici stabilite a livello europeo, è quello di accelerare il percorso verso la neutralità climatica entro il 2050 e, in generale, perseguire una maggiore sostenibilità ambientale, principalmente attraverso la riduzione delle emissioni dei gas serra8, l’incentivazione dell’economia circolare, investimenti nelle infrastrutture idriche, politiche a favore dello sviluppo di fonti d’energia rinnovabili e dell’efficienza energetica. Gli investimenti e le riforme capaci di creare le condizioni per lo sviluppo di un sistema produttivo che minimizzi l’impatto sull’ambiente costituiscono un fattore importante per accrescere la competitività e consegnare alle generazioni future un Paese più verde e un’economia più rispettosa dell’habitat che ci circonda. Il tutto anche nell’ottica di ridurre il divario Nord-Sud e di stimolare la formazione, la divulgazione e, più in generale, lo sviluppo di una cultura dell’ambiente che permei tutti i comportamenti della popolazione;
  3. inclusione sociale: nel concetto di inclusione sociale vi rientrano la parità di genere e il contrasto alle relative discriminazioni, la protezione e la valorizzazione dei giovani, anche dal punto di vista delle prospettive occupazionali, il superamento dei divari territoriali mediante soprattutto lo sviluppo del Mezzogiorno9, l’empowerment femminile. Si tratta non solo di un asse strategico del Piano, ma altresì di una priorità trasversale in tutte le componenti del PNRR: l’inclusione sociale è, infatti, fondamentale per migliorare la coesione territoriale, aiutare la crescita dell’economia e superare diseguaglianze profonde spesso accentuate dalla pandemia10.

Assi strategici e priorità trasversali permeano tutte e sei le Missioni in cui si articola il PNRR, elaborate in linea con i sei Pilastri contemplati dal Regolamento RFF, sebbene la formulazione segua una sequenza e un’aggregazione lievemente differente. Ciascuna Missione raggruppa più Componenti, per un totale di sedici, pensate quali ambiti in cui associare progetti di investimento e di riforma inerenti ad un determinato settore o una specifica area di intervento.
Di seguito la descrizione di ciascuna Missione:

  • Missione 1 Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo: la Missione si prefigge l’obiettivo di sostenere la c.d. transizione digitale del Paese, ammodernando le infrastrutture di comunicazione nel sistema produttivo e nella Pubblica Amministrazione, garantendo la copertura di tutto il territorio con reti a banda ultra larga, migliorando la competitività delle filiere industriali e agevolando l’internazionalizzazione delle imprese. Inoltre, la Missione investe anche in due settori di fondamentale importanza, che caratterizzano fortemente l’identità del Paese, ossia cultura e turismo. Le linee di intervento della Missione si sviluppano attorno a tre Componenti progettuali: digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA; digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo; turismo e cultura 4.0. Alla Missione 1 è destinato il 21,05% delle risorse del Piano11, corrispondenti a 40,29 miliardi di euro;
  • Missione 2 Rivoluzione verde e transizione ecologica: la Missione 2 riveste un ruolo centrale nel PNRR, mirando a realizzare il passaggio verso una società e un’economia più sostenibile, dunque maggiormente competitiva. Gli investimenti contemplati ruotano attorno ai temi dell’agricoltura sostenibile, del miglioramento della capacità di gestione dei rifiuti, dell’investimento e della ricerca nel settore delle fonti di energia rinnovabili, dell’efficientamento del patrimonio immobiliare pubblico e privato, del contrasto al dissesto idrogeologico, della salvaguardia e promozione della biodiversità del territorio, della sicurezza dell’approvvigionamento e della gestione efficiente e sostenibile delle risorse idriche. Le Componenti progettuali sono quattro: economia circolare e agricoltura sostenibile; energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile; efficienza energetica e riqualificazione degli edifici; tutela del territorio e della risorsa idrica. Alla Missione 2 è destinato il 31,05% delle risorse del Piano, corrispondenti a 59,46 miliardi di euro;
  • Missione 3 Infrastrutture per una mobilità sostenibile: Missione ideata al fine di rafforzare ed estendere l’alta velocità ferroviaria nazionale e potenziare la rete ferroviaria regionale, soprattutto per il Mezzogiorno. Gli investimenti previsti sono, altresì, funzionali a potenziare i servizi di trasporto delle merci secondo una logica intermodale in relazione al sistema degli aeroporti, di cui è ottimizzato e digitalizzato il traffico aereo. Infine, la Missione punta a garantire l’interoperabilità della piattaforma logistica nazionale (PNL) per la rete dei porti. Essa si articola su due Componenti: investimenti sulla rete ferroviaria; intermodalità e logistica integrata, i cui interventi, nel complesso, assorbono il 13,26% delle risorse del Piano, pari a 25,40 miliardi di euro;
  • Missione 4 Istruzione e Ricerca: la Missione 4 punta a colmare le carenze strutturali, quantitative e qualitative dell’offerta di servizi di istruzione in tutto il ciclo formativo, ad esempio prevedendo l’aumento dei posti disponibili negli asili nido, favorendo l’accesso all’università, consolidando gli strumenti di orientamento e riformando le procedure di reclutamento e di formazione degli insegnanti. Sono previsti, inoltre, investimenti tesi al rafforzamento dei sistemi di ricerca di base e applicata e nuovi strumenti per il trasferimento tecnologico. La Missione è strutturata su due Componenti, denominate l’una potenziamento dell’offerta di servizi di istruzione: dagli asili nido alle Università; l’altra, dalla ricerca all’impresa, cui sono complessivamente destinati 30,88 miliardi di euro, pari al 16,12% delle risorse del Piano;
  • Missione 5 Inclusione e Coesione: come accennato, inclusione e coesione rivestono carattere trasversale in tutte le Missioni del Piano, ma i principali investimenti a ciò finalizzati sono raggruppati nella specifica Missione 5, che si pone l’obiettivo di rafforzare le politiche attive del lavoro, migliorare il sistema di protezione dedicato alle famiglie caratterizzate da situazioni di fragilità economica e sociale, consolidare l’imprenditoria femminile. La Missione punta anche sullo sport quale fattore per promuovere l’inclusione sociale. Inoltre, un’attenzione specifica è rivolta alla coesione territoriale, con il rafforzamento delle Zone Economiche Speciali (ZES)12 e la Strategia nazionale delle c.d. Aree Interne13. Infine, è previsto anche il potenziamento del Servizio Civile Universale e la promozione del ruolo del terzo settore nelle politiche pubbliche. La Missione è articolata su tre Componenti progettuali: politiche per il lavoro; infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore; interventi speciali per la coesione territoriale, per un totale di risorse assorbite pari a 19,85 miliardi di euro, pari al 10,34% delle disponibilità del PNRR;
  • Missione 6 Salute: la Missione 6 si concentra su due macro-obiettivi: il rafforzamento della prevenzione e dell’assistenza sul territorio, mediante l’integrazione tra i servizi sanitari e sociali, e l’ammodernamento delle dotazioni tecnologiche del servizio sanitario nazionale. In tale ambito è previsto il potenziamento del Fascicolo Sanitario Elettronico e lo sviluppo della telemedicina, nonché la promozione della ricerca scientifica in ambito biomedico e sanitario. La Missione contempla due Componenti quali: reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale; innovazione, ricerca e digitalizzazione del servizio sanitario nazionale. Alle citate Componenti sono destinati 15,63 miliardi di euro, pari all’8,16% dell’importo totale delle risorse assegnate al Piano.

Ciascuna delle suddette Componenti riflette non solo priorità di investimento in un determinato settore o area di intervento, ma anche una serie di riforme coerenti, complementari e di supporto alla realizzazione di tali misure.
Le riforme previste dal Piano puntano, in particolare, a ridurre gli oneri burocratici e rimuovere i vincoli che potrebbero rallentare l’attuazione degli investimenti o ridurne la produttività, concorrendo, direttamente o indirettamente, al pieno successo del Piano.
A questo fine, il PNRR comprende tre diverse tipologie di riforme:

  • riforme orizzontali o di contesto, d’interesse traversale a tutte le Missioni del Piano, consistenti in innovazioni strutturali dell’ordinamento, idonee a migliorare l’equità, l’efficienza e la competitività e, con esse, il clima economico del Paese; in tale categoria rientrano le riforme inerenti alla Pubblica Amministrazione14 e alla Giustizia15;
  • riforme abilitanti, ovvero gli interventi funzionali a garantire l’attuazione del Piano e in generale a rimuovere gli ostacoli amministrativi, regolatori e procedurali che condizionano le attività economiche e la qualità dei servizi erogati; in particolare, esse riguardano la semplificazione16 e la concorrenza17, al fine di rendere possibile un migliore impatto degli investimenti;
  • riforme settoriali, contenute all’interno delle singole Missioni. Si tratta di innovazioni normative relative a specifici ambiti di intervento o attività economiche, destinate a introdurre regimi regolatori e procedurali più efficienti nei rispettivi ambiti settoriali18.

Infine, a queste tipologie di riforma si aggiungono le misure che, sebbene non ricomprese nel perimetro del Piano, devono considerarsi concorrenti alla realizzazione degli obiettivi generali del PNRR: sono le riforme di accompagnamento, tra le quali devono includersi gli interventi programmati dal Governo per la razionalizzazione e l’equità del sistema fiscale e per l’estensione e il potenziamento del sistema di ammortizzatori sociali.
Tutto ciò premesso e tornando all’assegnazione delle rilevanti risorse in gioco, si è detto come le Istituzioni europee, nell’approvare il testo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza italiano19, abbiano definito, in relazione a ciascun investimento e riforma ivi stabilita, precisi obiettivi e traguardi, cadenzati temporalmente, al cui conseguimento si lega l’assegnazione delle risorse su base semestrale. In tal senso, il PNRR, al pari degli omologhi piani adottati dagli altri Stati membri, rappresenta una sorta di “contratto di performance” incentrato sui c.d. milestone e target che dettano, in maniera graduale, l’avanzamento e i risultati delle riforme e degli investimenti che si propongono di attuare20. In particolare, le milestone sono traguardi qualitativi da raggiungere tramite una determinata misura del PNRR e individuano spesso fasi chiave dell’attuazione di riforme o investimenti; i target sono traguardi quantitativi da raggiungere, rappresentando i risultati attesi dagli interventi, quantificati con indicatori misurabili e ben specificati21.
Ad eccezione dell’anticipo di risorse ricevuto dall’Italia per l’avvio del Piano il 13 agosto 2021, con cui la Commissione europea ha erogato, a titolo di prefinanziamento, 24,9 miliardi di euro (di cui 8,957 miliardi a fondo perduto e 15,937 miliardi di prestiti), pari al 13% dell’importo totale stanziato a favore del Paese (191,5 miliardi di euro)22, i successivi esborsi del Dispositivo europeo per la Ripresa e la Resilienza sono effettuati esclusivamente previa verifica dell’effettivo conseguimento dei suddetti milestone e target concordati ex-ante, non essendo pertanto direttamente correlati all’effettivo impiego delle risorse stesse23.
Ai fini della verifica, si tiene conto anche di quanto previsto dagli accordi operativi (operational arrangements) siglati il 21 dicembre 202124, con cui le strutture PNRR dei singoli Ministeri interessati e la Commissione europea hanno negoziato a livello tecnico gli atti formali con i quali sono stabiliti i meccanismi di verifica periodica relativi al conseguimento di tutte le milestone e i target necessari per il riconoscimento delle rate di rimborso semestrali delle risorse PNRR in favore dell’Italia.
Sulla scorta di quanto sopra, il 13 aprile 2022, la Commissione europea ha versato all’Italia la prima rata da 21 miliardi (10 miliardi di sovvenzioni e 11 miliardi di prestiti), a seguito della valutazione positiva sugli obiettivi del PNRR che l’Italia doveva conseguire entro il 31 dicembre 2021.
Il 27 settembre 2022 la Commissione europea ha espresso una valutazione preliminare positiva sul raggiungimento degli obiettivi e dei traguardi previsti per il primo semestre del 2022, ai fini dell’erogazione della seconda rata di 21 miliardi, che è stata versata all’Italia l’8 novembre 2022.

Le opportunità per le imprese

Molti degli interventi previsti dal Piano sono rivolti al tessuto imprenditoriale del Paese, allo scopo di rilanciarlo e renderlo più funzionale e coerente rispetto agli obiettivi di digitalizzazione, transizione verde e inclusione sociale condivisi con l’Unione Europea.
Affinché ciò si realizzi, è necessario che le imprese non solo accedano alle diverse opportunità offerte, ma le interpretino quale preziosa occasione per avviare una vera e propria riorganizzazione della realtà produttiva, elaborando strategie più strutturate, investendo in modalità di gestione automatizzate e innovative, con un’attenzione non solo alla sostenibilità ma anche all’ambiente di lavoro e alle persone, a partire dalla loro sicurezza, dal loro benessere, fino alla formazione e al giusto equilibrio tra vita e lavoro.
Tra le misure di precipuo interesse per le aziende, è da annoverarsi certamente l’intervento denominato “Transizione 4.0”, rientrante nella Missione 1 Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo, Componente 2 Digitalizzazione, innovazione, competitività nel sistema produttivo, cui il Piano destina 13,38 miliardi di euro25, su un totale di 23,89 miliardi assegnati alla citata Componente (dunque oltre il 50%).
L’investimento si pone l’obiettivo di potenziare la ricerca di base e applicata, favorire il trasferimento tecnologico, promuovere la trasformazione digitale dei processi produttivi e l’investimento in beni immateriali, al fine di aumentare la produttività, la competitività e la sostenibilità delle filiere produttive, con positive ricadute sull’occupazione.
La misura rappresenta un’evoluzione del precedente programma “Industria 4.0”26, rispetto al quale prevede: l’ampliamento dell’ambito di imprese potenzialmente beneficiarie, grazie alla sostituzione dell’iper-ammortamento27 con appositi crediti fiscali di entità variabile a seconda dell’ammontare dell’investimento, ma comunque compensabili con altri debiti fiscali e contributivi; il riconoscimento del credito sulla base degli investimenti non più su un orizzonte annuale, ma del biennio 2021-2022; l’estensione degli investimenti immateriali agevolabili e l’aumento delle percentuali di credito e dell’ammontare massimo degli investimenti incentivati.
In particolare, è previsto il riconoscimento di tre tipologie di crediti d’imposta per investimenti in:

  • beni strumentali, con riferimento ai beni materiali e immateriali direttamente connessi alla trasformazione digitale dei processi produttivi28, nonché i beni immateriali di natura diversa, ma strumentali all’attività dell’impresa29;
  • ricerca, sviluppo e innovazione30;
  • attività di formazione alla digitalizzazione e di sviluppo delle relative competenze, per le quali, oltre agli interventi di credito di imposta menzionati, saranno disposte ulteriori misure: da un lato, per incentivare la crescita di competenze gestionali (per il digitale), sarà elaborato e sperimentato un modello di riqualificazione manageriale, focalizzato sulle PMI (con programmi di formazione ad hoc, il coinvolgimento delle associazioni di categoria e l’utilizzo di modelli di diffusione incentrati su piattaforme digitali), dall’altro, nell’ottica dell’upskilling digitale come strumento di formazione continua per i lavoratori in cassa integrazione, verranno sperimentati programmi di training ad hoc, incentivati tramite il taglio (temporaneo) del cuneo fiscale sia per l’impresa che per il lavoratore31.

Altro investimento certamente finalizzato al rilancio delle imprese è il rifinanziamento e la ridefinizione del Fondo 394/8132 gestito da SIMEST33, sempre ricompreso nella Missione 1 – Componente 2, cui sono assegnati 1,95 miliardi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Il fondo così incrementato è destinato all’impiego nell’ambito di tre linee di finanziamento per supportare le PMI34 e le MidCap35 italiane: “Transizione Digitale ed Ecologica delle PMI e Mid Cap con vocazione internazionale”36, “Sviluppo del commercio elettronico delle PMI in Paesi esteri (E-commerce)”37, “Partecipazione delle PMI a fiere e mostre internazionali, anche in Italia, e missioni di sistema”38.
La misura consiste in un finanziamento a tasso agevolato in regime de minimis39, con una quota di cofinanziamento a fondo perduto fino al 25% (40% per le imprese del Sud Italia40), nel limite di agevolazioni pubbliche complessive concesse in regime di Temporary Framework41 e senza necessità di presentare garanzie.
Come accennato, il PNRR non contempla soltanto la previsione di investimenti, ma annovera anche svariate riforme e, tra queste, non può non menzionarsi una di specifico interesse per le imprese italiane, la riforma del sistema della proprietà industriale, collocata sempre nell’ambito della Missione 1 – Componente 2.
La riforma intende definire una strategia pluriennale per la proprietà industriale, al fine di adeguarla alle sfide del mercato, tutelando così le innovazioni, incoraggiandone la diffusione in particolare nelle piccole e medie imprese, rafforzando inoltre il ruolo dell’Italia nelle sedi europee e internazionali, consolidando i tratti caratteristici del “Made in Italy” che tanto contraddistinguono la nostra economia42.
Ulteriore tratto caratteristico che il PNRR intende tutelare è il turismo, in relazione al quale, nell’ambito della Missione 1 – Componente 3 è dedicato uno specifico Piano, denominato “Turismo 4.0”, destinato ad iniettare risorse e stimolare investimenti tra le aziende del settore, così duramente colpite a causa delle chiusure e delle restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria.
Con una dotazione di 2,4 miliardi di euro, l’area d’intervento si prefigge lo scopo di favorire le strutture turistico-ricettive e i servizi turistici, riqualificando e migliorando gli standard di offerta, con il duplice obiettivo di innalzare la capacità competitiva delle imprese e promuovere un’offerta turistica basata su sostenibilità ambientale, innovazione e digitalizzazione dei servizi.
Sotto il profilo dell’inclusione sociale, il PNRR dedica una particolare attenzione all’imprenditoria femminile, cui è destinato uno specifico investimento, denominato “Creazione di imprese femminili”, nell’ambito della Missione 5 Inclusione e Coesione – Componente 1, Politiche per il lavoro.
La misura è finalizzata a sostenere la nascita, lo sviluppo e il consolidamento delle imprese guidate da donne attraverso contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati e rientra nel pacchetto di interventi promossi dal Ministero dello Sviluppo Economico a sostegno dell’impresa femminile, indicati come prioritari nella Missione 5, che ha messo a disposizione una dotazione finanziaria complessiva di 400 milioni di euro.
Gli investimenti fin qui esaminati rappresentano solo una parte del più ampio e variegato ventaglio di misure destinate al tessuto imprenditoriale italiano, accanto alle quali – non si dimentichi – si collocano le diverse riforme rivolte alla semplificazione, alla concorrenza, alla razionalizzazione in materia fiscale, di Giustizia Tributaria, processuale civile, penale e del sistema sanzionatorio penale, del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali.
Un oceano, dunque, di opportunità e di occasioni per le imprese che vorranno e dovranno cogliere, per contribuire a rendere il Paese più digitale, sostenibile, inclusivo, pronto alle sfide del domani.

La nuova “governance” del PNRR

Come già ampiamente rappresentato nei precedenti paragrafi, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, da cui dipende il tasso di crescita dell’economia nazionale43, e in ultima analisi, la tenuta dei rendimenti dei titoli italiani sui mercati, di qui al 2026 vale oltre quaranta miliardi l’anno.
La nuova “governance” del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) adottata con il D.L. 24 febbraio 2023, n. 13 convertito con modificazioni dalla Legge 21 aprile 2023, n. 41 (in G.U. 21/04/2023, n. 94) è la seguente:

(fonte: Presidenza del Consiglio dei Ministri)

L’attuale struttura di missione PNRR, presso la Presidenza del Consiglio, è sotto l’indirizzo del Ministro delegato, che funge da punto di contatto per la C.E. e assorbe le funzioni già esercitate dalla segreteria tecnica per il supporto alle attività della cabina di regia e quelle del tavolo permanente per il partenariato economico, sociale e territoriale.
Dopo la particolareggiata descrizione nel presente contributo del pacchetto delle riforme e degli investimenti messi a disposizione dall’Unione Europea con il Dispositivo per la ripresa e la resilienza, opportunità eccezionale per tutte le imprese nei settori chiave del Paese, nel prossimo numero di questa rivista sarà analizzato il nuovo sistema di “governance”, l’attuazione della gestione finanziaria e il conseguente monitoraggio delle relative procedure che dovranno essere adottate da tutti i soggetti coinvolti nel PNRR.

  1. Fonte ISTAT, comunicato stampa datato 22 settembre 2021 (https://www.istat.it/it/archivio/261362). ↩︎
  2. Fonte EUROSTAT, comunicato pubblicato su https://www.ansa.it/europa/notizie in data 13 settembre 2021, “Eurostat, economia UE più debole, -6,1% di PIL nel 2020”. ↩︎
  3. Fonte documento ufficiale del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Cfr. anche cit. nota 18. ↩︎
  4. Importi espressi a prezzi correnti. Fonte documento ufficiale del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. ↩︎
  5. L’importo è espresso a prezzi correnti, di cui 11,3 miliardi di euro assegnati per l’anno 2021 (decisione di esecuzione UE n. 182/2021) e 3,1 miliardi di euro per l’anno 2022 (decisione di esecuzione UE n. 2055/2021), fonte https://politichecoesione.governo.it/it/strategie-tematiche-e-territoriali/strategie-tematiche/strategia-per-il-contrasto-all-emergenza-covid-19-con-le-politiche-di-coesione/react-eu/. La dotazione italiana del React EU, inizialmente pari a circa 13 miliardi di euro, è stata recentemente incrementata di 1,5 miliardi di euro per incentivare le assunzioni di giovani e di donne, migliorare le competenze dei lavoratori e delle persone in cerca di lavoro e sostenere la ripresa economica del paese (fonte https://italy.representation.ec.europa.eu/notizie-ed-eventi/notizie/react-eu-altri-15-miliardi-di-eu-lavoratori-datori-di-lavoro-e-competenze-italia-2022-11-18_it). ↩︎
  6. Fondo complementare finanziato attraverso lo scostamento pluriennale di bilancio approvato nel Consiglio dei ministri del 15 aprile 2021. Esso finanzia il Piano nazionale per gli investimenti complementari (PNC) al PNRR, istituito attraverso il Decreto Legge n. 59 del 6 maggio 2021, convertito, con modificazioni, dalla Legge n. 101 del 1° luglio 2021, con cui sono state individuate le risorse e i programmi in cui è articolato. In particolare, il Decreto Legge individua 30 interventi, suddivisi in 24 programmi del Piano, finanziati esclusivamente dal PNC, e dunque a carico del bilancio dello Stato, e 6 programmi cofinanziati con il PNRR, ossia già previsti nel PNRR e per i quali il PNC prevede risorse aggiuntive. La complementarietà del PNC rispetto al PNRR si manifesta a livello: progettuale, con una integrazione delle risorse per gli interventi già previsti nel PNRR (i c.d. programmi e interventi cofinanziati); di missione o di componente della missione, con la previsione di ulteriori investimenti (i c.d. programmi e interventi del Piano) che contribuiscono al raggiungimento delle finalità del PNRR (fonte https://www.italiadomani.gov.it/content/sogei-ng/it/it/il-piano/Risorse/piano-complementare/piano-nazionale-complementare.html). ↩︎
  7. Per l’edizione 2021 dell’Indice di digitalizzazione dell’economia e della società (DESI), l’Italia si collocava, nel complesso degli indicatori, al 20º posto fra i 27 Stati membri dell’UE, rispetto al 25° occupato nel 2020 (https://www.dati.gov.it/notizie/desi-2021-e-open-data). Per l’edizione 2022 del DESI, l’Italia si colloca al 18º posto tra i 27 Stati dell’Unione con un punteggio di 49,3 rispetto alla media di 52,3. Le prime posizioni sono sempre appannaggio dei paesi nordici: Finlandia, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia; in coda rimangono Grecia, Bulgaria e Romania (https://group.intesasanpaolo.com/it/research/consumi-indagini-di-mercato/scenario/2022/digitalizzazione-italia-in-crescita-secondo-indice-desi-2022#:~:text=Per%20l’edizione%202022%20del,rimangono%20Grecia%2C%20Bulgaria%20e%20Romania). ↩︎
  8. Ad esempio, mediante l’incentivazione dell’uso della ferrovia, sia a fini privati che commerciali, e una maggiore integrazione delle diverse modalità di trasporto. ↩︎
  9. Il 40% circa delle risorse territorializzabili del Piano sono destinate al Mezzogiorno, a testimonianza dell’attenzione al tema del riequilibrio territoriale. ↩︎
  10. Per questo motivo, le Riforme e le Missioni del Piano sono valutate sulla base dell’impatto che avranno nel recupero del potenziale dei giovani, delle donne e dei territori, e nelle opportunità fornite a tutti, senza alcuna discriminazione. Questa attenzione trasversale, articolata puntualmente in tutte le missioni del PNRR, corrisponde anche alle raccomandazioni specifiche della Commissione Europea sull’Italia del 2019 e del 2020. ↩︎
  11. Da intendersi quali risorse assegnate con il Dispositivo europeo per la Ripresa e la Resilienza pari a 191,5 miliardi di euro. ↩︎
  12. Il Decreto Legge 20 giugno 2017 n. 91, convertito con modificazioni dalla Legge 3 agosto 2017 n. 123 e successive modificazioni, nell’ambito degli interventi urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno, ha previsto e disciplinato la possibilità di istituzione delle Zone Economiche Speciali (ZES) all’interno delle quali le imprese già operative o di nuovo insediamento possono beneficiare di agevolazioni fiscali e di semplificazioni amministrative. ↩︎
  13. Le Aree Interne costituiscono circa tre quinti dell’intero territorio nazionale, distribuite da Nord a Sud, e presentano caratteristiche simili: grandi ricchezze naturali, paesaggistiche e culturali; distanza dai grandi agglomerati urbani e dai centri di servizi; potenzialità di sviluppo centrate sulla combinazione di innovazione e tradizione. L’investimento finanziato dal PNRR mira a rilanciare e valorizzare dette aree, innalzandone l’attrattività, invertendo i trend di declino che le colpiscono (infrastrutturali, demografici, economici) e facilitandone i meccanismi di sviluppo. ↩︎
  14. La riforma della Pubblica amministrazione è da tempo una delle principali richieste della Commissione europea. Risolvere le debolezze strutturali del Paese, semplificare le procedure, a livello normativo e amministrativo, significa alleggerire gli utenti dei servizi da oneri che frenano la crescita. La Riforma della Pubblica amministrazione prevista nel Piano insiste su quattro linee di intervento, A come Accesso: più efficaci meccanismi di selezione del personale; B come Buona amministrazione: semplificazione e buone pratiche; C come Capitale umano e competenze; D come Digitalizzazione. La strategia complessiva è incentrata su un grande investimento sul capitale umano pubblico attraverso il ricambio generazionale dei dipendenti, l’immissione di nuove competenze e la reingegnerizzazione dei processi organizzativi per favorire la transizione digitale. ↩︎
  15. Le misure che il Piano introduce per la Riforma della Giustizia sono rivolte ad accrescere l’efficienza del sistema giudiziario nel suo complesso e a ridurre i tempi dei processi. A questo scopo le principali linee di intervento della riforma mirano a: semplificare il rito processuale civile, in primo grado e in appello, implementando definitivamente il processo telematico; ridurre il contenzioso tributario; riformare, in materia penale, la fase delle indagini e dell’udienza preliminare, ampliare il ricorso ai riti alternativi e definire i termini di durata dei processi; rafforzare l’Ufficio del processo, attraverso una struttura a supporto del magistrato per evadere le pratiche pendenti e garantire la trasformazione tecnologica e digitale; digitalizzare i fascicoli giudiziari e adottare strumenti avanzati di analisi dei dati. ↩︎
  16. Il 31 luglio 2021 è entrata in vigore la Legge 29 luglio 2021, n. 108, di conversione in legge, con modificazioni, del Decreto Legge 31 maggio 2021, n. 77 (c.d. Semplificazioni bis), recante “Governance del Piano nazionale di ripresa e resilienza e prime misure di rafforzamento delle strutture amministrative e di accelerazione e snellimento delle procedure”. Il Provvedimento reca, in primo luogo, disposizioni in ordine all’organizzazione della gestione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, definendo i ruoli ricoperti dalle diverse amministrazioni coinvolte nonché le modalità di monitoraggio del Piano e del dialogo con le autorità europee (c.d. governance del PNRR). Nella seconda parte del Decreto sono previste misure di semplificazione che incidono in alcuni dei settori oggetto del Piano (tra cui la transizione ecologica, le opere pubbliche, la digitalizzazione) al fine di favorirne la completa realizzazione. ↩︎
  17. L’obiettivo della Riforma è accrescere il grado di concorrenza nei mercati al fine di favorire l’aumento della qualità dei beni e dei servizi e l’abbassamento dei prezzi, ma anche di contribuire a una maggiore giustizia sociale. Secondo l’indice di Regolamentazione del Mercato dei Prodotti (PMR), sviluppato dall’OCSE, l’Italia risulta meno competitiva di molti suoi partner UE (https://www.oecd.org/economy/reform/indicators-of-product-market-regulation/). Il PNRR prevede che l’Italia assicuri ogni anno l’approvazione della Legge sulla concorrenza (prevista nell’ordinamento nazionale dal 2009 con Legge n. 99/2009), finora in concreto adottata soltanto nel 2017 (con Legge n. 124/2017). In tale contesto, il 2 agosto 2022, il Senato ha approvato il disegno di Legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021 (c.d. DDL concorrenza), che contiene tre importanti deleghe in materia di semplificazioni delle procedure amministrative: delega per la semplificazione dei procedimenti amministrativi; delega per le semplificazioni in materia di rinnovabili; delega per la semplificazione dei controlli sulle imprese (fonte: https://www.funzionepubblica.gov.it/articolo/ministro/03-08-2022/ddl-concorrenza-taglia-burocrazia-pa). ↩︎
  18. Qualche esempio: le procedure per l’approvazione di progetti sulle fonti rinnovabili, la normativa di sicurezza per l’utilizzo dell’idrogeno, la Legge quadro sulla disabilità, la riforma della non autosufficienza, il piano strategico per la lotta al lavoro sommerso, i servizi sanitari di prossimità. ↩︎
  19. Si fa riferimento, in particolare, alla Decisione del Consiglio europeo del 13 luglio 2021. ↩︎
  20. Si tratta di milestone e target di rilevanza europea, ma sono stati definiti ulteriori milestone e target di rilevanza nazionale per assicurare un maggiore presidio e in modo da favorire l’individuazione in tempo utile di criticità e ritardi che potrebbero compromettere il raggiungimento dei traguardi di livello europeo. Le misure (investimenti e/o riforme) del PNRR sono declinate in circa 1.000 tra milestone e target, posizionati nel tempo di attuazione del programma (fino a giugno 2026), di cui 527 sono di rilevanza europea, il cui raggiungimento costituisce il presupposto essenziale per il versamento dei pagamenti dall’UE. La maggior parte delle milestone e target si riferisce all’avanzamento e ai risultati di una sola misura del PNRR. Vi sono, tuttavia, casi in cui più misure contribuiscono al raggiungimento degli stessi milestone e target; in genere si tratta di traguardi associati a investimenti e riforme tra loro correlati, oppure al concorso di più investimenti collegati a una medesima misura (submisure) (fonte https://www.italiadomani.gov.it/it/Interventi/milestone-e-target.html). ↩︎
  21. Ad esempio, km di ferrovie costruite, metri quadri di superficie oggetto di interventi di efficientamento energetico, numero di studenti che hanno completato la formazione, etc. ↩︎
  22. Fonte https://temi.camera.it/leg18/Provvedimento/piano-nazionale-di-ripresa-e-resilienza.html. ↩︎
  23. Vgs seconda Relazione sullo stato di attuazione del PNRR – Sezione I, datata 5 ottobre 2022, recante la Tabella 1.1 in cui sono riepilogate le scadenze delle singole rate del PNRR, il loro importo e il numero di obiettivi e traguardi corrispondenti. Nelle cifre indicate nella Tabella non si tiene conto dell’aggiornamento, effettuato il 30 giugno 2022, dell’importo del contributo a fondo perduto spettante al nostro Paese in considerazione dei risultati effettivi relativi alla variazione del PIL reale per il 2020 e alla variazione aggregata del PIL reale per il periodo 2020-2021, che ha determinato un incremento del contributo pari a circa 146 milioni di euro. ↩︎
  24. Ai sensi dell’articolo 20, paragrafo 6, del Regolamento (UE) 2021/241 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 12 febbraio 2021, istitutivo del Dispositivo per la ripresa e la resilienza. ↩︎
  25. Ulteriori 5,08 miliardi di euro sono finanziati dal Fondo Complementare. ↩︎
  26. Il termine “Industria 4.0” (o “Industry 4.0”) indica una tendenza dell’automazione industriale che integra alcune nuove tecnologie produttive per migliorare le condizioni di lavoro e aumentare la produttività e la qualità produttiva degli impianti. “Industria 4.0” prende il nome dal piano industriale del governo tedesco (presentato nel 2011) e concretizzato alla fine del 2013, che prevedeva investimenti su infrastrutture, scuole, sistemi energetici, enti di ricerca e aziende per ammodernare il sistema produttivo tedesco e riportare la manifattura tedesca ai vertici mondiali rendendola competitiva a livello globale. I risultati ottenuti dalla Germania a livello produttivo hanno portato molti altri Paesi a perseguire questa politica, sulla scorta di studi che hanno definito l’impatto che queste nuove politiche avranno sul contesto sociale ed economico, definendo questo passaggio storico “Quarta rivoluzione industriale” (fonte https://www.industria40.it/). Nel nostro Paese nel 2016 è stato varato un piano governativo ad hoc che ha poi subito evoluzioni e revisioni: da “Piano Industria 4.0” a “Piano Impresa 4.0” fino al piano nazionale della “Transizione 4.0”. ↩︎
  27. L’iper ammortamento rappresenta un’agevolazione volta ad incentivare gli investimenti in beni strumentali acquistati per trasformare l’impresa in chiave tecnologica e digitale 4.0: in particolare, consiste in una maggiorazione del costo di acquisizione e, dunque, in una maggiore disponibilità di quote di ammortamento deducibili, con abbattimento della base imponibile. Per sua natura, dunque, costituisce un beneficio per le sole imprese con base imponibile positiva. ↩︎
  28. Cosiddetti “beni 4.0” indicati negli Allegati A e B annessi alla Legge n. 232/2016. ↩︎
  29. Le modalità di applicazione dei crediti per il 2021 sono descritti all’art. 1, commi 1051 e successivi, della Legge di Bilancio per il 2021. I target principali che caratterizzano l’azione del Piano sono espressi in termini di numero delle imprese che utilizzeranno il credito ed effettueranno i correlati investimenti: più precisamente, si prevede che, nell’arco del triennio 2020-2022, il credito di imposta per beni materiali e immateriali 4.0 sia utilizzato mediamente da 15 mila imprese ogni anno (fonte documento ufficiale del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). ↩︎
  30. Per i quali si prevede che, nell’arco del triennio 2020-2022, il credito di imposta sarà utilizzato mediamente da circa 10 mila imprese ogni anno (fonte documento ufficiale del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). ↩︎
  31. Si pensi all’analisi dei big data e dei dati, l’interfaccia uomo-macchina, l’internet delle cose, l’integrazione digitale dei processi aziendali, la sicurezza informatica. ↩︎
  32. Con il Decreto Legge 28 maggio 1981, n. 251, convertito in legge, con modificazioni, dalla Legge 29 luglio 1981, n. 394, è stato istituito presso il Mediocredito centrale un fondo a carattere rotativo destinato alla concessione di finanziamenti a tasso agevolato alle imprese esportatrici, a fronte di programmi di penetrazione commerciale in Paesi diversi da quelli della Comunità Europea nonché di attività relative alla promozione commerciale all’estero del settore turistico al fine di attrarre flussi turistici verso l’Italia. L’organo competente ad amministrare il Fondo è il Comitato agevolazioni, composto da rappresentanti del Ministero dello sviluppo economico, Ministero dell’economia e delle finanze e Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale. ↩︎
  33. SIMEST Spa è una società del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti che dal 1991 sostiene la crescita delle imprese italiane attraverso l’internazionalizzazione della loro attività. Azionisti sono Cassa Depositi e Prestiti, che la controlla al 76%, e un nutrito gruppo di banche italiane e associazioni imprenditoriali. SIMEST affianca l’impresa per tutto il ciclo di espansione all’estero, dalla prima valutazione di apertura verso un nuovo mercato, all’espansione attraverso investimenti diretti. Opera attraverso finanziamenti per l’internazionalizzazione, il supporto del credito alle esportazioni e la partecipazione al capitale di imprese. SIMEST aderisce al network EDFI – European Development Financial Institutions, ed è partner delle principali istituzioni finanziarie mondiali. ↩︎
  34. Come individuate dal Decreto del Ministro delle attività produttive del 18 aprile 2005 nonché dall’Allegato 1 al Regolamento n. 651/2014 della Commissione Europea del 17 giugno 2014 e s.m.i., ovvero le imprese che, con i collegamenti a monte e/o a valle, hanno meno di 250 dipendenti e almeno un fatturato inferiore a € 50 milioni o un totale di bilancio inferiore a € 43 milioni. ↩︎
  35. Imprese a media capitalizzazione, che non rientrano nella categoria delle PMI, con un numero di dipendenti non superiore a 1.500 unità calcolate conformemente all’Allegato I del Regolamento (UE) 651/2014 della Commissione Europea del 17 giugno 2014. Tale categoria di imprese è stata inclusa tra i beneficiari della misura a seguito delle modifiche deliberate dal Comitato Agevolazioni per l’amministrazione del Fondo 295/73 e del Fondo 394/81 nella riunione del 31 marzo 2022. ↩︎
  36. La misura si prefigge l’obiettivo di sostenere la realizzazione di investimenti digitali per una quota minima pari al 50%; investimenti volti a promuovere la sostenibilità e la competitività sui mercati internazionali per il restante 50%. ↩︎
  37. La misura è finalizzata a favorire la commercializzazione in paesi esteri di beni o servizi prodotti in Italia o con marchio italiano, mediante: la creazione di una nuova piattaforma propria, realizzata da un soggetto/fornitore in possesso del requisito di professionalità, oppure, il miglioramento di una piattaforma propria già esistente, oppure, l’accesso ad un nuovo spazio o store di una piattaforma di terzi. ↩︎
  38. La misura è finalizzata a sostenere: la partecipazione delle imprese, anche in Italia, ad un singolo evento, anche virtuale, di carattere internazionale tra Fiera, Mostra, Missione imprenditoriale o Missione di sistema, per la promozione di beni e/o servizi prodotti in Italia o a marchio italiano; per almeno il 30% spese digitali connesse al progetto (tale vincolo non si applica nel caso in cui l’evento internazionale riguardi tematiche ecologiche o digitali). ↩︎
  39. Il Regolamento (UE) n. 1407/2013 relativo agli aiuti “de minimis” disciplina gli aiuti di Stato di modesto importo (gli aiuti “de minimis”) che sono dispensati dal controllo sugli aiuti di Stato in quanto si ritiene che essi non abbiano alcuna incidenza sulla concorrenza e sugli scambi nel mercato interno dell’Unione Europea. Gli aiuti “de minimis” si riferiscono, infatti, agli aiuti di Stato di modesto importo, concessi ad imprese, che gli Stati membri dell’Unione non sono tenuti a notificare alla Commissione europea. L’importo massimo è pari a 200.000 euro per ciascuna impresa, nell’arco di un periodo di tre anni. ↩︎
  40. In particolare se l’impresa richiedente ha una sede operativa attiva da almeno 6 mesi rispetto alla data di presentazione della domanda, in una delle seguenti regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. ↩︎
  41. Comunicazione della Commissione Europea C (2020) 1863 final “Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19” e successive modifiche e integrazioni. In particolare, per contrastare gli effetti economici e sociali provocati dall’epidemia da COVID-19, sono state adottate in sede europea diverse misure di sostegno. Con la Comunicazione della Commissione “Temporary framework for State aid measures to support the economy in the current COVID-19 outbreak – COM 2020/C91 I/01”, gli Stati membri sono stati autorizzati ad adottare aiuti al tessuto economico in deroga alla disciplina ordinaria sugli aiuti di Stato. Il Temporary Framework è stato esteso ed integrato sei volte. ↩︎
  42. In tal senso, un ruolo sempre più preponderate è riconosciuto al CNALCIS (Consiglio Nazionale per la Lotta alla Contraffazione e all’Italian Sounding) istituito nel 2010, proprio in materia di Made in Italy, anticontraffazione e proprietà industriale. ↩︎
  43. Nel 2026 il PIL si stima pari a 3,6 punti percentuali aggiuntivi rispetto al “baseline”. ↩︎
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