Editoriale
Aspettative dei manager e luci ed ombre dell’intelligenza artificiale
di Ivano Maccani e Denise Boriero
Facciamo ricorso ai risultati di alcune recenti ricerche per individuare e comprendere talune tendenze evolutive nonché connessi ostacoli e difficoltà, secondo un campione significativo di manager italiani. Iniziamo da una ricerca di Deloitte, incentrata sulla fondamentale sfida legata all’intelligenza artificiale, per osservare che una percentuale pari al 59% delle imprese italiane risulta averne sperimentato l’utilizzo. Viene peraltro rilevato un crescente interesse, da parte delle stesse, nell’investire in tale strategico settore perseguendo alcuni benefici tra i quali spiccano l’ottenimento di una maggiore efficienza e produttività, le riduzioni dei costi aziendali, l’attivazione di nuovi modelli di business, una maggior capacità di reazione ai cambiamenti esterni ed un maggior controllo ed efficacia nel gestire i rischi. Tali aspirazioni risultano però essere frenate da alcuni fattori quali, a titolo esemplificativo, la scarsità di specifiche competenze tecniche, l’incompatibilità tecnologica con gli attuali sistemi e la carenza di risorse finanziarie, soprattutto da parte delle piccole aziende.
Il 40% delle aziende intervistate prevede comunque un incremento degli investimenti nei prossimi tre anni con l’aspirazione di ottenere un maggior valore aggiunto soprattutto in taluni ambiti quali le operations, l’amministrazione e il controllo di gestione, le infrastrutture, i sistemi I.T. e il comparto innovazione. Sempre per rimanere in tema di intelligenza artificiale, secondo il Fondo monetario internazionale la stessa avrà, a livello mondiale, un impatto sul 40% dei posti lavoro, percentuale che sale al 60% se delimitiamo l’ambito ai Paesi caratterizzati dalle economie più avanzate.
Proseguendo nella carrellata di recenti report, secondo quello di Porsche consulting assumono rilevanza strategica programmi di change management, in particolare in termini di leadership, comunicazione, policy, nuovi modi di lavorare e competenze del futuro, tutti fattori peraltro strettamente interconnessi tra loro. Le imprese devono soprattutto rimodulare la loro internazionalizzazione per affrontare al meglio un cambiamento di mercato o impostare cambiamenti di strategia con conseguenti impatti sull’innovazione di prodotto.
Sempre secondo il report di Porsche consulting, il 79% degli amministratori delegati di società italiane manifesta l’esigenza di trasformare, nei prossimi due anni, le società di rispettiva competenza. Soprattutto per le società di più rilevanti dimensioni appaiono strategici i temi della digitalizzazione e della sostenibilità mentre per quelle medio-piccole assume rilevanza la necessità di una crescita profittevole.
Altro dato che merita una riflessione riguarda l’importanza attribuita alla flessibilità organizzativa, indubbio pilastro della gestione delle risorse umane, che assume rilevanza per il 69% dei manager intervistati.
Va inoltre osservato che quasi otto manager su dieci ritengono che il lavoro da remoto rappresenti un ostacolo per la trasformazione; il 62% degli stessi lo percepisce, peraltro, come fattore di indebolimento del legame tra lavoratori e impresa.
Da un ulteriore report, quello di EY outlook, sette imprese italiane su dieci risultano attribuire rilevanza alle potenzialità dell’intelligenza artificiale. La stessa viene vista quale fattore di miglioramento della produttività e dell’efficienza aziendale tanto da indurre una percentuale di manager pari al 64% a sviluppare investimenti nello specifico settore. Allo stesso tempo, preoccupazioni vengono manifestate per i possibili connessi rischi in termini di attacchi informatici e disinformazione nonché relativamente alle possibili conseguenze negative etiche e sociali, non solo sulle imprese ma anche sulla società civile.
Da una recente ricerca dell’Università di Pavia, emerge che le visioni aziendali più innovative risultano essere quelle che abbinano sfide ambientali e digitali. A tal proposito, viene peraltro evidenziato che la nostra epoca è caratterizzata da tre principali percorsi di trasformazione quali la reinvenzione dei modelli di business, la trasformazione digitale e la transizione economica e sociale.
Per concludere, concentrandoci sulla tematica più dibattuta, quella dell’intelligence artificiale, pur riconoscendo nei confronti della stessa un grande entusiasmo per un suo impatto potenzialmente positivo in termini di opportunità offerte, non si possono sottacere i possibili rischi atteso che al momento nessuno è in grado di prevedere cosa possa comportare. Una delle principali preoccupazioni riguarda i c.d. deepfake, contenuti creati ad hoc tramite un uso improprio dell’intelligenza artificiale. In effetti, informazioni manipolate e veicolate efficacemente possono comportare effetti perversi come disordini sociali e condizionare le votazioni in uno o più Paesi. Per concludere, tuttavia, dall’AI derivano non solo timori più o meno concreti, ma anche speranze e grandi aspettative in settori di rilevanza strategica, a cominciare da quello sanitario. Di certo non sappiamo bene cosa l’intelligenza artificiale possa comportare ma sappiamo che può e deve essere opportunamente governata fissando al contempo i necessari standard di sicurezza.


