Editoriale
di Ivano Maccani e Denise Boriero
Tra le tante sfide che si presentano ai manager, sempre più rilevanza assumono la gestione delle risorse umane ed il benessere organizzativo, atteso che le aziende, oltre ad essere il motore dell’economia, sono il luogo dove le persone trascorrono gran parte del loro tempo.
In effetti, lavoriamo 8 – 10 ore al giorno, poi mangiamo, dormiamo e ci resta un po’ di tempo per gli affetti e gli interessi personali. Se non viviamo bene in quelle ore lavorative, viviamo male anche il resto della nostra giornata, della nostra vita. Possiamo affermare che la prospettiva con cui il dipendente pubblico e privato guarda il lavoro, anche il più umile, può cambiare tutto.
Superata l’emergenza Covid-19, che ha modificato prassi e meccanismi consolidatisi nel tempo, incidendo anche sugli habitat in cui operano imprese e professionisti, ci si ritrova a dover ridisegnare molte procedure e ad affrontare nuove tendenze come quella di precoce abbandono di società e studi professionali da parte dei dipendenti, soprattutto quelli più giovani.
Il costante e progressivo sviluppo delle tecnologie digitali ha peraltro stimolato la diffusione del lavoro agile e di quello ibrido. Per perseguire il benessere dei dipendenti, i responsabili degli spazi lavorativi devono anche prevedere una migliore dislocazione delle persone in funzione delle condizioni ambientali.
Misurare e garantire il benessere del personale rappresenta pertanto un aspetto particolarmente significativo per ottimizzare il capitale più importante di un’impresa, quello umano. In effetti, un maggior benessere significa maggiore produttività, minor assenteismo e costi sociali inferiori.
Nel concetto di benessere vanno inclusi parametri come il comfort acustico, termico e visivo, la sedentarietà, l’illuminazione, l’alimentazione, la qualità dell’aria, solo per fare alcuni esempi.
Altri profili di rilievo riguardano la piena funzionalità delle apparecchiature e delle infrastrutture, incluse quelle, a titolo esemplificativo, che possono garantire allo smart worker la piena efficienza operativa.
Secondo uno studio realizzato da Mylia in collaborazione con Astra Zeneca, Cariplo Factory e Alta Scuola Politecnica, la maggioranza dei dipendenti preferisce un mix tra lavoro tradizionale e da remoto, maggiore flessibilità e un giusto equilibrio vita-lavoro.
Secondo una ricerca di “What Workers Want”, sul gradino più alto del podio, tra i desiderata dei lavoratori, troviamo proprio la flessibilità.
In particolare appare significativo che il 51% dei dipendenti gradirebbe una più accentuata autonomia nello scegliere gli orari e che due lavoratori su dieci rinuncerebbero ad una parte della retribuzione per poter lavorare quattro giorni a settimana.
Altri aspetti rilevanti che sono emersi riguardano la fiducia nei leader e nei colleghi, i valori condivisi, la tendenza a lasciare il posto di lavoro se non ci si sente adeguatamente supportati, l’equità della retribuzione e la sicurezza sui luoghi di lavoro.
Ne consegue che il futuro di aziende e professionisti si giocherà sulla capacità di innovare e soprattutto includere e perseguire la qualità di gestione delle risorse umane.
La crescita organizzativa viene perseguita nell’ambito di un processo di innovazione e cambiamento continuo, Innovare, nei contenuti e nelle procedure di lavoro, è necessario, così come lo è l’attenzione da parte di tutti, ai diversi livelli di responsabilità, di mettere in atto nuove modalità di azione.
Nonostante alcuni fattori individuali ed organizzativi, come la scarsità di risorse, i conflitti, l’inadeguatezza di competenze, possano ostacolare l’innovazione e il cambiamento, tramite il pensiero positivo e le azioni positive è possibile raggiungere un cambiamento duraturo.
È inoltre necessario che il management sia adeguato a poter rappresentare una guida di valori, come la condivisione degli obiettivi, l’identificazione con l’organizzazione, il benessere organizzativo e la comunicazione interna.


