di Antonio Sambo
I fondi del PNRR offrono diverse opportunità per le piccole e medie imprese italiane. Le risorse sono rese disponibili tramite bandi e avvisi pubblici disponibili sui siti del governo italiano, dei ministeri e delle agenzie governative. Il web e i social pullulano di offerte (da prendere con le pinze) di consulenti e intermediari che possono aiutare a presentare la domanda di finanziamento o contributo a fondo perduto, ma prima serve farsi alcune domande e considerazioni.
A chi opera concretamente e quotidianamente nella direzione o gestione dell’impresa, micro o medio grande che sia, e di chi lo supporta o vi collabora, il PNRR oggi suscita sentimenti bipolari e altalenanti tra l’illusione e lo sconforto. La retorica che lo accompagna nella comunicazione pubblica crea sempre più disorientamento nel balletto dei ruoli tra Europa e governi locali, tra requisiti spesso incerti e scadenze fluide che fanno saltare ogni programma aziendale.
Consideriamo prima di tutto un fatto certo indipendente e reale: la velocità di cambiamento del contesto in cui operare, per realizzare gli obiettivi aziendali, oggi è quasi difficile anche da misurare, tali sono le variabili interne ed esogene che si influenzano reciprocamente.
Come i più saggi suggerivano a chi andava per mare o per monti “è quando c’è tempesta, che servono i bravi capitani per raggiungere la meta”. Se trasponiamo la sintesi di questo motto, possiamo individuare la tempesta in un contesto di turbolenze iniziate ben prima del Covid (vedi, tra i tanti, il rapporto Banca d’Italia novembre 2019 e OCSE vision 2019) e culminata con la “grandine” Covid-Sars, che oggi prosegue in contrapposizioni di modelli commerciali oriente-occidente di cui si sentono solo i tuoni e intravedono lampi. I Bravi Capitani di allora, oggi sono la sintesi di lavori in equipe, di letture di dati e analisi, di persone e organizzazioni con relazioni virtuose e capaci di attrarre fiducia e competenze, di pianificazione e programmazione misurabili e applicabili.
Ma le Mete oggi quali sono? Possono essere ancora modelli Keynesiani di domanda offerta, di mercato aperto, modelli di vantaggio competitivo individuale?
Ognuno può metterci la sua risposta, e decidere se contemplare anche dubbi e certezze sull’AI, sulla digitalizzazione efficace, sulla sostenibilità, sul raggiungimento di indici ESGR, di risorse umane adeguate e tante altre cose che allungano questa lista.
In tutto questo allora il PNRR è una opportunità? Per chi o come?
Il fondo perduto e/o il fondo di rotazione che nelle “Misure” sono previsti e fanno gola, sono indubbiamente utili a risparmiare finanza, ma sono veramente il punto da cui partire?
Per molti queste considerazioni sono la fiera dell’ovvio, ma siamo sicuri che stiamo realmente puntando alla nostra Meta? Non rischiamo una professionale caccia alle farfalle?
Superfluo ricordare che i finanziamenti sono solo strumenti, e che è meglio un atteggiamento di autocritica sincera piuttosto che glissare verso una mera sopravvivenza senza meta.
Il “progettificio” a cui siamo spronati da molte parti e nella comunicazione pubblica trasforma in illusorio il PNRR che invece per molti potrebbe dar spunti operativi che costringono ad alcune domande e cambiamenti di modello e rotta, a cui non sempre però potremmo esse disposti: come coinvolgerci in azioni in rete (territoriale o di filiera, di prodotto o complementare, di co-marketing o d’acquisto), quando accettare la trasparenza finanziaria e organizzativa, come essere disponibili alla condivisione di risorse e competenze, con chi sviscerare percorsi di innovazione di processo e/o di prodotto e/o di mercato, solo per citarne alcune.
Il PNRR prevede una serie di investimenti e riforme divise in sei Missioni: 1 Digitalizzazione, 2 Rivoluzione verde, 3 Inclusione e coesione, 4 Istruzione e ricerca, 5 Salute pubblica, 6 Infrastrutture.
Per quanto riguarda gli incentivi alle imprese, il PNRR prevede diverse agevolazioni per favorire lo sviluppo sostenibile dell’economia. Ad esempio: Transizione 4.0, Export e mercati esteri, Innovazione di processo o di prodotto (consiglio di consultare il sito italiadomani.it per informazioni sui bandi aperti e i contributi disponibili, ricordando che è importante valutare attentamente i requisiti specifici dei bandi e seguire le procedure indicate per fare richiesta dei finanziamenti).
Ma la questione è: quale vantaggio posso trarne come impresa o organizzazione e come?
Prima di entrare nel dettaglio è quindi necessario trarne il primo vantaggio che è gratis: farsi alcune domande!
Cosa voglio ottenere da quello che sto facendo o vorrei fare, la mia meta è raggiungibile e interessante in questo contesto tempestoso?
Il mio Capitano (equipe interna o mista) ha i dati utili per scegliere i percorsi?
Le competenze disponibili sono adeguate nel contesto locale e di mercato?
Le risposte che otterrete da queste domande (anche con l’aiuto di qualche compagno di strada specifico) già vi dirà a quali Componenti nelle Misure potete guardare per acquisire quegli elementi utili, di cui siete carenti, quali competenze portare a bordo (finanziate dal PNRR), con quali partner organizzare il viaggio e se il carburante o il vento potrà bastarvi.
Perché tutto parte dalla vostra strategia per raggiungere la meta, dalla tattica con cui approcciare l’itinerario e i diversi incroci o scogli, dal “manipolo di uomini con cui sfidare la tempesta”.
Senza inseguire opportunismi, è nella nostra pianificazione e programmazione che devono trovare ruolo i fondi del PNRR, così come gli altri numerosi fondi strutturali e non, che continuano ad essere a disposizione e da anni usati a meno del 60% di quanto siano disponibili.
Se la nostra programmazione oggi si rivelasse obsoleta, prima la si mette a punto e poi si va a caccia di strumenti finanziari come i fondi e il PNRR.
Il tempo, come sappiamo, è una variabile determinante ed è da valutare se è sincronizzabile il nostro cronoprogramma verso la meta, con la disponibilità di procedure, acquisizione di requisiti, di disponibilità di specialisti al nostro fianco, con la data di pubblicazione del bando, con i tempi di realizzazione dell’intervento, del suo costo e con una rendicontazione (non solo contabile) del risultato ottenuto.
Detto ciò, il PNRR resta, insieme ad altri fondi straordinari meno celebri, un’ottima occasione per farsi domande, ipotizzare risposte e agire con metodo (sebbene un poco anglosassone) a raggiungere obiettivi intermedi funzionali alla nostra meta.
Per quanto riguarda le prossime pubblicazioni dei bandi e delle programmazioni, tutti attendono l’esito della Cabina di Regia PNRR di fine settembre svolta a Palazzo Chigi. La Cabina di Regia che riunisce i rappresentanti di Regioni, Province e Comuni per discutere periodicamente dello stato di avanzamento delle riforme e degli investimenti previsti dal Piano. Tra il 2023 e il 2024, dopo “rimodulazione” del governo italiano si attendono Misure con Componenti che erano previste nei mesi scorsi che dovranno accelerare ed alcune novità sui requisiti di accesso a quelli in programma.
Il consiglio è quindi di non attendere “quel bando che…” ma partire da domande e risposte aziendali e interaziendali, con i territori e con i vicini o i simili. È così che si troveranno i percorsi efficaci verso le diverse mete.
Le considerazioni fin qui servono solo ad approcciarsi correttamente al Portale PNRR (https://www.italiadomani.gov.it/it/home.html) che è il link da consultare e che permette poi di “rimbalzare” su altre piattaforme di agenzie governative (es. SIMEST.it di cdp) che specificatamente informano e raccolgono candidature.
Nei prossimi mesi in particolare la Misura 1 con la Componente 2: Digitalizzazione, Innovazione e Competitività del Sistema Produttivo ha l’obiettivo di promuovere l’innovazione e la digitalizzazione del sistema produttivo. Prevede significativi interventi trasversali ai settori economici come l’incentivo degli investimenti in tecnologia (Transizione 4.0), ricerca e sviluppo e l’avvio della riforma del sistema di proprietà industriale. La Componente supporta, con interventi mirati, i settori ad alto contenuto tecnologico e sinergici con iniziative strategiche europee (ad es. tecnologie satellitari) che possono contribuire allo sviluppo di competenze distintive. Introduce misure dedicate alla trasformazione delle piccole e medie imprese, tramite misure a supporto dei processi di internazionalizzazione (posizionamento del Made in Italy) e della competitività delle filiere industriali, con focus specifico su quelle più innovative e strategiche. Infine, include importanti investimenti per garantire la copertura di tutto il territorio con reti a banda ultra-larga (fibra FTTH, FWA e 5G), condizione necessaria per consentire alle imprese di catturare i benefici della digitalizzazione e più in generale per realizzare pienamente l’obiettivo di gigabit society.
Nella Componente 3: Turismo e Cultura 4.0 c’è l’obiettivo di rilanciare i settori economici della cultura e del turismo, che all’interno del sistema produttivo giocano un ruolo particolare, sia in quanto espressione dell’immagine e “brand” del Paese, sia per il peso che hanno nell’economia nazionale (il solo turismo rappresenta circa il 12% del Pil). Una prima linea di azione riguarda interventi di valorizzazione di siti storici e culturali, volti a migliorare capacità attrattiva, sicurezza e accessibilità dei luoghi. Gli interventi sono dedicati non solo ai “grandi attrattori”, ma anche alla tutela e alla valorizzazione dei siti minori (ad esempio i “borghi”), nonché alla rigenerazione delle periferie urbane, valorizzando luoghi identitari e rafforzando al tempo stesso il tessuto sociale del territorio. Gli interventi sono abbinati a sforzi di miglioramento delle strutture turistico-ricettive e dei servizi turistici, al fine di migliorare gli standard di offerta e aumentare l’attrattività complessiva. Questi interventi di riqualificazione/rinnovamento dell’offerta sono improntati a una filosofia di sostenibilità ambientale e pieno sfruttamento delle potenzialità del digitale, facendo leva sulle nuove tecnologie per offrire nuovi servizi e migliorare l’accesso alle risorse turistiche/culturali.
Le opportunità che questa Missione riserva alle PMI non si limitano soltanto alle forme di sostegno diretto riservate al sistema produttivo, ma interessano trasversalmente, ad esempio, anche le PMI che forniscono servizi digitali e quelle ad alto contenuto tecnologico.
Da un lato, quindi, le PMI potranno beneficiare ad esempio di misure come l’investimento Transizione 4.0, che mira a favorire il trasferimento tecnologico, potenziare la ricerca applicata, promuovere la trasformazione digitale dei processi produttivi e l’investimento in beni immateriali tramite la concessione di un credito di imposta; gli investimenti per promuovere l’internazionalizzazione, sia sotto forma di contributi e prestiti agevolati a imprese operanti sui mercati esteri, sia attraverso lo strumento del Contratto di Sviluppo volto ad accrescere la competitività e la resilienza delle filiere; l’investimento per la valorizzazione dei titoli di proprietà intellettuale. Questo solo per restare nell’ambito della prima Missione: lo sforzo di digitalizzazione e innovazione, infatti, è centrale, ma interessa trasversalmente anche tutte le altre in quanto riguarda il continuo e necessario aggiornamento tecnologico nei processi produttivi; le infrastrutture nel loro complesso, da quelle energetiche a quelle dei trasporti (Missioni 2 e 3); la scuola, nei programmi didattici, nelle competenze di docenti e studenti, nelle funzioni amministrative, della qualità degli edifici (Missione 4); la sanità, nelle infrastrutture ospedaliere, nei dispositivi medici, nelle competenze e nell’aggiornamento del personale, al fine di garantire il miglior livello di assistenza sanitaria a tutti i cittadini (Missioni 5 e 6).
La digitalizzazione per le PMI avviene con interventi del PNRR che sono strutturali: basti pensare alla connettività e alle reti 5G. È chiaro però che, in un Paese costituito per gran parte da piccole e micro imprese come l’Italia, le misure trasversali abbiano un peso specifico enorme sulle PMI. Ne sono un esempio gli strumenti per la competitività del Made in Italy sui mercati internazionali, contenuti nella Missione 1, quella direttamente legata alla digitalizzazione (fondo gestito da Simest). Il sostegno alle PMI passa anche dal piano per la Transizione 4.0, che consentirà di investire in tecnologie all’avanguardia e in ricerca, sviluppo e innovazione. È una delle voci più corpose dell’intero Piano nazionale: vale 13,38 miliardi. All’interno di questo pacchetto di risorse, almeno il 10% sarà destinato a incentivare l’acquisto di beni intangibili innovativi come i servizi di cloud computing e big data analytics, mentre 750 milioni sosterranno progetti industriali ad alto contenuto tecnologico.
Il PNRR promuove la tecnologia come uno strumento, che deve essere utilizzato in modo corretto per esprimere tutte le sue potenzialità. La Missione 1 prevede quindi misure per la formazione alla digitalizzazione, anche attraverso programmi di riqualificazione di manager e lavoratori nelle PMI.
Turismo e cultura, settori ricchi di piccole realtà, si trasformano in una versione 4.0. Il Piano Nazionale Borghi stanzia 1,02 miliardi per sostenere lo sviluppo economico e sociale delle zone svantaggiate, facendo leva proprio sulla rigenerazione culturale e sul rilancio turistico dei piccoli centri: prevede interventi volti al recupero del patrimonio storico, alla riqualificazione degli spazi pubblici aperti e alla creazione di servizi innovativi. Favorisce la creazione e la promozione di nuovi itinerari e introduce sostegni finanziari per le attività culturali, creative, turistiche, commerciali, agroalimentari e artigianali.
Le PMI sono molto coinvolte negli obiettivi della Missione 2, dedicata alla rivoluzione verde e alla transizione ecologica. Con 2,8 miliardi di euro, si punta allo sviluppo della logistica per “i settori agroalimentare, pesca e acquacoltura, silvicultura, floricoltura e vivaismo” e alla diffusione del fotovoltaico anche nelle piccole realtà agricole.
Il PNRR mette in campo la strategia “dal produttore al consumatore”, che mira a sostenere l’ammodernamento dei macchinari, incentivando agricoltura di precisione e 4.0. Le imprese del settore sono alle prese con un momento di grande trasformazione. I margini risicati e le esigenze ambientali obbligano a rendere la produzione più efficiente, con meno sprechi ed emissioni. Per farlo servono investimenti.
A supporto di startup e venture capital attivi nella transizione ecologica, poi, si prevede l’introduzione di un fondo dedicato, denominato Green Transition Fund.
L’intera Missione 4 è esplicitamente rivolta al mondo delle aziende. Non a caso, s’intitola “Dalla ricerca all’impresa”: rafforza la ricerca e promuove sinergie tra università e imprese (6,91 miliardi), sostiene i processi di innovazione e trasferimento tecnologico (2,05 miliardi), rimpolpa con 300 milioni i fondi per le startup innovative.
La Missione 5, dedicata all’inclusione, è solo in apparenza lontana dal mondo delle PMI. Diverse misure, infatti, sono destinate a favorire la partecipazione al mondo del lavoro. La voce più corposa è costituita dai 4,4 miliardi destinati alle politiche attive del lavoro e alla formazione. Il Fondo nuove competenze consente alle aziende di investire nella riqualificazione dei propri dipendenti; ci sono 400 milioni per la creazione di imprese femminili e 1,98 miliardi agli interventi speciali per la coesione territoriale, con il rafforzamento delle Zone Economiche Speciali (Zes) e il rafforzamento delle aree interne (aree selezionate dal ministero per interventi particolari o sperimentali).
Che la nostra sia quindi una piccola attività, impresa con poche persone o una organizzazione articolata e complessa il metodo non cambia. Saranno diverse le mete, le competenze di partenza. Qualcuno le potrà avere quasi tutte già disponibili nelle proprie relazioni attuali e qualcuno dovrà cercarle e verificarle, ma i metodi per porsi le giuste domande e i metodi per le risposte da trovare e verificare sono sostanzialmente gli stessi.


